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"Io chi dico che sia Gesù?" Da questa domanda dipende l'adesione alla fede
“La confessione di Pietro”, riporta per bocca dell'Apostolo il primo riconoscimento di Gesù come «Cristo, Figlio del Dio vivente». Ma Cristo aveva qualcosa da nascondere?
Dal blog di Alessandro Anderle - 26 agosto 2017 - 20:31

La lettura di questa domenica rappresenta un punto di svolta fondamentale in tre dei quattro vangeli: Matteo, Marco e Luca (i cosiddetti sinottici). Esso, definito comunemente “la confessione di Pietro”, riporta per bocca dell'Apostolo il primo riconoscimento di Gesù come «Cristo, Figlio del Dio vivente». Prima di commentare, rileggiamo le parole dell'evangelista:

 

Mt 16,13-20 In quel tempo, 13Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». 14Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. 18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 20Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

 

Gesù se ne va da una situazione scomoda, quella che si era venuta a verificare in Galilea con i discepoli che avevano deciso di rimanere con lui. Ed entra nella regione di Cesarea di Filippo, città fondata pochi decenni prima dallo stesso tetrarca, sotto il monte Hermon. È una città in cui Cesare – come nel resto dell'impero romano – viene venerato come Dio. Proprio là Gesù decide di porre una domanda cruciale ai suoi discepoli: la domanda circa la sua identità, «Ma voi, chi dite che io sia».

 

Il brano si ri-trova nei primi tre vangeli, e dal punto di vista storico la fonte è il secondo vangelo, quello di Marco. In esso rappresenta il centro della narrazione, dopo questo episodio, infatti, comincerà il cammino verso la Croce. Matteo amplia il racconto di Marco, aggiungendovi tre versetti (17-19) che diverranno centrali per la storia della Chiesa. In essi, infatti, Gesù stabilisce Pietro primo fra gli Apostoli, il cosiddetto primato petrino. E da questi tre versetti del Nuovo Testamento verrà “desunto” il primato papale, o meglio quello del vescovo di Roma in quanto successore di Pietro, sugli altri vescovi del mondo. «Per quanto concerne l'origine e il significato del passo relativo al primato di Pietro (vv. 17-19), di capitale importanza per l'ecclesiologia, si tratta di uno dei testi più discussi e controversi del NT. Matteo probabilmente ha elaborato secondo il suo stile e la sua prospettiva dottrinale alcuni elementi essenziali, che ha desunto dalla tradizione orale, formatasi nella comunità cristiana postpasquale» (A. Poppi).

 

Resta il fatto che Gesù interroga i discepoli, e non lo fa partendo dalla loro prospettiva, ma da quella della gente: «Chi dicono gli uomini che io sia?» (Mc 8,27). E i discepoli rispondono alla domanda, mostrando la confusione che andava facendosi nei confronti della sua identità, a causa della sua parola, delle sue azioni. A questo punto, Gesù indirizza la domanda direttamente ai suoi interlocutori, ai suoi discepoli, a coloro che quotidianamente vivono con lui, a coloro che avevano già abbandonato tutto per seguirlo. Non è forse questa la domanda che dovrebbe porsi costantemente il cristiano, colui che crede in Cristo? «Io, chi dico che sia Gesù?». Da questa risposta, che spesso ha subito delle proiezioni sulla figura di Cristo ad “uso e consumo” dell'uomo, dipende l'adesione alla fede, dipende l'essere saldi in essa.

 

Pietro dà la risposta: «Tu sei il Cristo» (Mc); «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt); «Il Cristo di Dio» (Lc). Pietro riconosce definitivamente Gesù come il Messia, e Gesù, subito dopo, impone ai discepoli il cosiddetto segreto messianico: «Allora intimò ai discepoli che non dicessero a nessuno che egli era il Cristo». Perché questo “segreto”? Aveva Gesù qualcosa da nascondere, pur essendo il Messia? Forse, Gesù, aveva qualcosa da nascondere proprio in quanto Messia. Meglio, la sua stessa messianicità, il suo “essere Cristo” doveva rimanere celato. Perché? Per lo stesso motivo per cui la gente pensava di lui che fosse Elia, Giovanni il Battista o uno dei profeti; perché il suo essere Messia non fosse frainteso. Solo dopo il cammino della Croce, che avrebbe mostrato definitivamente come il Messia trascorse e finì i suoi giorni sulla Terra, non si sarebbe più potuto fraintendere.

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