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Gardolo, via 4 novembre. Strada dissestata, traffico intenso e gli imbecilli che fanno le corse su e giù. Dopo le firme raccolte dai residenti un esposto alla Procura
La questione è tornata alla ribalta nel consiglio circoscrizionale. Un consiglio che doveva confrontarsi con il vicesindaco sul tema “mobilità” ma che dal tema sicurezza non sembrava minimante sfiorato
Dal blog di Carmine Ragozzino - 21 marzo 2017 - 19:49

Gli articoli, ripetuti, di giornale? Fatti. Risultato? Inutili. Il coinvolgimento diretto dell’assessore di merito, il flemmatico titolare dei lavori pubblici? Fatto, ripetutamente. Risultato? Nulla di fatto, con aggravio irritante di menefreghismo. E ora le firme: quasi duecento. Raccolte  - cognomi e indirizzi – e presentate al vicesindaco Paolo Biasioli che era in missione serale al consiglio circoscrizionale di Gardolo.

 

Missione d’ascolto in qualità di neo responsabile della mobilità. Le firme denunciano – ed è l’ennesima volta – l’insicurezza di Via 4 Novembre a Gardolo. Insicurezza che nel corso degli anni è andata aggravandosi per via di un progressivo aumento delle abitazioni, per lo più complessi di edilizia popolare. E le nuove case – che sono tante ma forse non abbastanza per innalzare lo scarso livello di sensibilità comunale, hanno portato più traffico su un’arteria, un chilometro lineare o poco più, che era già decisamente “carica”.

 

In Via 4 Novembre ci sono, ad uno sputo di distanza l’una struttura dall’altra, un centro sportivo, (con piscina), una scuola media ed una elementare, (Pedrolli e Pigarelli), un asilo privato. Sulla strada incide poi l’attività di un’azienda di trasporti e di una concessionaria. La prima provoca un andirivieni di autoarticolati. A rifornire di veicoli di lusso la seconda arrivano spesso enormi bisarche.

 

Gli uni e gli altri, camion e bisarche, a volte imboccano una stradina che da Via Bolzano, passando per un complesso di nuove case Itea, finisce su via 4 Novembre. E’ la scorciatoia del disagio e degli ulteriori rischi: la manovra di immissione diventa una manovra d’incastro che sarebbe pure divertente se non si portasse dietro i rischi. E in quanto a rischi Via 4 Novembre è una paradigma. L’asfalto grida vendetta al cielo dell’antiscivolamento. Cunette, scie di lacerazioni, eccetera.

 

E perfino paradossi, inni all’assurdo e all’incomprensibile: non troppo tempo fa è stato asfaltato un tratto di via 4 novembre. Meno di metà, dalla rotonda di Gardolo fino alle strisce pedonali della scuola. A metà anche quelle. Poi niente. Di lì in giù, verso il nuovo parco di Melta e quindi altri sei/settecento metri, nulla.  Chissà, forse per il Comune quell’intervento a metà è un esempio di amministrazione naif, la partecipazione ad un qualche concorso dal titolo “Il tuo Comune scherza”.

 

E a proposito del nuovo, splendido, parco di Melta, è indubitabile che ha aumentato il traffico su Via 4 Novembre. Un traffico che durante il giorno – con alcuni momenti di punta legati alle scuole – è intenso ma se non altro lento. Insomma, inquina e basta. Un traffico che nelle ore serali e fino a notte cambia nome, sostanza, caratteristiche. Magari non bisogna più chiamarlo traffico ma semplicemente pericolo. Sì perché i grossi autoarticolati che tornano alla base – (ma vale il discorso anche per l’alba delle pertenze) “tirano”. Viaggiano a ben più dei 50 da codice con conseguenze rischiose immaginabili e con altrettanto immaginabile rumore da asfalto a brandelli che i ruotoni “sbrindellano” ogni giorno di più.

 

E le auto private? La retta, con un solo semaforo ad altezza scuole/piscina, invita i deficienti ad essere ancora più deficienti. E gli altri, non tutti ma quasi, a schiacciare sull’acceleratore. Se non è un quadro allarmante questo, spieghino in Comune il metro di valutazione di un allarme. Le firme presentate al vicesindaco sintetizzano la situazione repetita iuvant anche se con aumento di bile. Le firme chiedono un intervento di rallentamento del traffico e di razionalizzazione della movimentazione dei camion.

 

Tra chi le ha raccolte – mobilitazione spontanea senza formazione di comitati o comitatini – c’è pure il sottoscritto. Che in via 4 novembre abita. Lo stesso sottoscritto che ha illustrato l’iniziativa in Consiglio circoscrizionale dopo aver vanamente tentato percorsi diplomatici, illudendosi come gli altri abitanti che in Comune governi anche un po’ di buonsenso. Ora le firme sono in Comune. In attesa. Ma il problema, probabilmente, non sarà di sola competenza comunale.

 

L’idea è quella di segnalare i rischi di via 4 novembre alla Procura, con un esposto. Insomma, se prima o poi, (speriamo mai), ci scappasse un lutto l’avviso sulle responsabilità sarà stato dato.

 

Si diceva che tutta la questione è tornata alla ribalta nel consiglio circoscrizionale. Un consiglio che doveva confrontarsi con il vicesindaco sul tema “mobilità” e che dal tema sicurezza non sembrava minimante sfiorato. Le minoranze, infatti, hanno sì chiesto ed ottenuto una serata-confronto su Via 4 Novembre ma la loro lungimirante attenzione si è concentrata solo e soltanto sull’assenza di un autobus che scenda da nord a sud.

 

Oggi la linea 3 sale da sud a nord lungo quella strada. La richiesta cozza con l’antica  realtà di disagi sopra descritta ma anche con i cambiamenti più recenti. Chi abita in via 4 Novembre oggi ha la possibilità di due passaggi pedonali che attraversano via Bolzano oltre alla passerella di Canova. Su via Bolzano scendono verso Trento diverse linee, con passaggi ravvicinati. Far passare un'altra linea su Via 4 Novembre – a detta della Trentino Trasporti ma ancor più a detta dell’intelligenza – appesantirebbe ulteriormente la situazione della strada, (anche togliendo parcheggi per le fermate) senza garantire una tempistica favorevole all’uso del mezzo pubblico.

 

Dallo scarso pubblico della serata qualcuno ha rimarcato la contraddizione, senza per altro infierire, chiedendo di concentrarsi sui problemi “veri”. Non  l’avesse mai fatto. Un orgogliosamente anziano consigliere leghista – il paladino dell’autobus – deve avere una concezione dittatoriale del suo ruolo. Ha provato a zittire l’intervento al motto “tasi ti che non te sei de Gardol”. Peccato che parlasse ad un una persona che a Gardolo vive da 42 anni, (ma anche fossero stati 4 mesi e due giorni che cambiava?).

 

Peccato che quella persona fosse Walter Lenzi, che nella passata legislatura è stato un infaticabile punto di riferimento per chi crede alla socialità di un territorio. Ma il peccato più grande non è quello della scarsa attitudine alla democrazia verbale del leghista Avi. Il peccato più irritante è l’inconsistenza – sull’episodio - dell’intero consiglio circoscrizionale: il presidente, Pd, redarguisce il consigliere con la decisione del più indeciso degli indecisi. Sussurri, laddove servivano grida.

 

Tra i consiglieri di minoranza risatine. Tra quelli di maggioranza – peggio ancora – silenzio e facce girate altrove. Alla faccia di quella partecipazione e di quel coinvolgimento del cittadino. Gli permettono – votando – di parlare. E quando parla lo si lascia insultare senza batter ciglio. Prima morale. Se qualcuno avesse ancora dubbi sulle dinamiche kafkiane di quella sconfitta democratica che sono alcuni consigli circoscrizionali, se li tolga.

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