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L'Europa garantisce il nostro futuro
Il Patt è una forza che ha nel suo Dna lo sguardo oltre confine, verso l’Europa. Soprattutto perché le questioni più importanti possono essere affrontate e risolte solo a livello comunitario. Pensiamo a quello che sta avvenendo in queste ore al Brennero.
Dal blog di Franco Panizza - 30 marzo 2017 - 20:15

Il congresso del Ppe che si è svolto a Malta cade in un momento particolare: i sessant’anni dai Trattati di Roma, la formalizzazione della Brexit, le tensioni con la Russia, la minaccia terroristica, il tema dei migranti. Più sono grandi i problemi, più è importante che ci sia una forza a dimensione europea come il PPE. Da autonomisti trentini siamo felici di esservi entrati. Per noi è un’occasione importante.

 

Al congresso hanno preso parte 80 partiti provenienti da 40 paesi diversi, 2500 delegati e la presenza di tutti i più importanti esponenti delle istituzioni europee quali Jean Claude Junker, Donald Tusk e Antonio Tajani.

 

Ci preoccupa la questione del Brennero e più in generale dei flussi migratori. È una questione che può trovare risposte solo in sede europea. Con il decreto sicurezza, l’Italia ha tracciato una strada che tutta l’Europa è chiamata a seguire. Occorre velocizzare i tempi dei rimpatri. E poi bisogna distinguere tra il salvataggio delle vite umane, che è doveroso, dall’ingresso nel nostro Continente. In questa cornice è necessario definire un sistema d’asilo a livello europeo, per superare anche le frizioni tra i vari paesi.

A Malta ho avuto modo di ascoltare interventi molto importanti, che pongono il tema del rilancio dell’Europa come una questione non più rinviabile. I cittadini si sono disamorati dell’Europa perché vedono in essa solo regole e burocrazia. Per questo occorre rilanciarla attraverso un piano per lo sviluppo e per il lavoro. Il Piano Juncker per facilitare gli investimenti da parte delle imprese è sicuramente un pezzo importante di questa strategia.

 

E poi c’è la questione del terrorismo internazionale, che fa opera di proselitismo nel disagio che si annida nelle periferie delle grandi città del Continente. E quella legata alla crescita delle forze populiste che, facendo leva sul malcontento, provano a destabilizzare l’unità europea. Le conseguenze sarebbero molti gravi. Ciascuno dei nostri paesi sarebbe condannato alla marginalità nel quadro internazionale.

 

Il Patt è una forza che ha nel suo Dna lo sguardo oltre confine, verso l’Europa. Soprattutto perché le questioni più importanti possono essere affrontate e risolte solo a livello comunitario. Pensiamo a quello che sta avvenendo in queste ore al Brennero. La risposta austriaca ricade sui nostri territori, ma la soluzione la si trova solo in Europa. Così come lo sono i temi che riguardano la nostra agricoltura e la montagna, gli interventi di carattere transfrontaliero, il rafforzamento del progetto dell’Euregio e, più in generale tutto ciò che serve a migliorare il benessere sociale ed essere competitivi verso le economie globali. Di questi temi ho già avuto modo più volte di parlarne con il Presidente Joseph Daul e torneremo a farlo presto, nella speranza che possa essere un reciproco arricchimento.

 

L’Europa è davanti a un bivio. Bisogna fare tutto il possibile per frenare un processo di disgregazione che vorrebbe dire riportare indietro le lancette della storia. Soprattutto per una terra come la nostra le conseguenze sarebbero molto gravi. E allora che l’Europa riparta, ritrovando lo spirito dei padri costituenti che hanno dato al nostro Continente anni di crescita comune e, soprattutto, di pace.

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