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Una contadina d’altri tempi, verace e autentica, determinata e ferma nei valori, ci mancherai Mariota
Per tanti anni abbiamo approfittato dell'ospitalità del suo agritur, della sua cucina e dei racconti del figlio Marcello. Maria ci credeva ed il suo agritur, che conservava - quasi come un museo etnografico - la cucina e la stanza da letto della casa di un tempo, diventò la cartolina della civiltà rurale della Valle di Cembra.
Dal blog di Franco Panizza - 29 agosto 2017 - 15:59

Ci sono donne che riescono a lasciare un segno nella vita della loro comunità. Maria Dalvit Pellegrini di Palù di Giovo, per tutti la “Mariota”, che ha concluso in questi giorni il suo cammino, era una di queste. Una contadina d’altri tempi, verace e autentica, determinata e ferma nei valori ma pragmatica quando occorreva esserlo. Abituata alle fatiche e alle difficoltà di una vita interamente dedicata alla sua numerosa famiglia e all’assistenza dei suoi anziani, Maria sapeva sempre reagire e non perdeva mai la fiducia e la speranza anche nei momenti di maggiore difficoltà.

 

Per tanti anni abbiamo approfittato dell'ospitalità del suo agritur, della sua cucina e dei racconti del figlio Marcello. E parlava sempre delle vicende della sua vita, di come aveva saputo sfruttare, da pioniera, l’intuizione, che sembrava fatta apposta per lei, di collegare l’agricoltura al turismo. Maria ci credeva ed il suo agritur, che conservava - quasi come un museo etnografico - la cucina e la stanza da letto della casa di un tempo, diventò la cartolina, fotografata e ripresa in tante riviste e manifesti, della civiltà rurale della Valle di Cembra.

 

La rivedo ancora nella mia memoria, quando, dopo aver cucinato, si soffermava con noi a raccontare aneddoti di vita vissuta, a parlarci dei suoi incontri e del suo impegno nell’associazionismo rurale, o si metteva a sgranare proverbi di antica saggezza contadina, ma anche a raccomandarci di come nella vita, più delle ricchezze materiali, contino soprattutto i rapporti di amicizia che hai saputo costruire, l’onestà dei comportamenti e la stima che ognuno di noi riesce a conquistarsi nella società. E a volte ci raggiungeva anche il suo Quinto, magari con il mandolino e assieme ai mitici “fin che duran, duran”, per un piacevole fine serata all’insegna della semplicità della gente di una volta, di quel filò che vedeva raccolte famiglie e amici a raccontarsi le loro vicende.

 

Maria non ha avuto una vita facile, ma certamente è stata per tutti, ed in particolare per i giovani, un esempio di vita e di lavoro, di chi sa cogliere le opportunità, crede in quello che può fare e quindi si rimbocca le maniche per realizzare i suoi obiettivi.

Nell’esprimere al marito Quinto, ai figli e ai suoi cari nipoti la nostra vicinanza, il mio augurio è che l’Agritur “Al volt” possa continuare a raccontarci gli aneddoti della Mariota e a farci provare l’emozione della vita di un tempo, ma che riesca anche a farci apprezzare il valore della vita contadina di oggi ed il calore di quell’ospitalità genuina e autentica che i nostri agritur sanno offrire con riconosciuta professionalità.

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