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Dieci cose da non fare per curare una tendinopatia
La tendinopatia è una delle problematiche più frequenti e si caratterizza per un dolore al tendine che peggiora col carico e l'attività fisica. La professoressa Jill Cook ha riassunto dieci cose da non fare per curare una tendinopatia agli arti inferiori
Dal blog di Livio Zerbini - 13 dicembre 2016 - 14:46

La tendinopatia è una delle problematiche più frequenti che noi fisioterapisti ci troviamo ad affrontare. E' caratterizzata da dolore ad un tendine che peggiora col carico e l’attività fisica. Una volta veniva definita tendinite (infiammazione del tendine) ma da studi recenti è ormai chiaro che essa non è associata ad un processo infiammatorio classico ma all'incapacità del tendine di sopportare un carico.

 

La ricerca scientifica sulle cure delle tendinopatie, sia degli arti superiori (sovraspinoso e cuffia dei rotatori nella spalla) che degli arti inferiori (tendine d’Achille, tendine rotuleo per gli arti inferiori), sta facendo passi da gigante. Ancora non si conosce il metodo migliore per trattarle, ma intanto sappiamo cosa non fare, il che ci permette di focalizzare il processo di cura sui metodi che sembrano funzionare di più e soprattutto abbandonare quelli che fanno perdere solo tempo e sprecare soldi.

 

La professoressa Jill Cook (massima esperta di tendinopatie al mondo, ndr) ha riassunto dieci cose da non fare se si ha una tendininopatia agli arti inferiori:

 

1) RIPOSO ASSOLUTO 

 

Il riposo comporta solo una riduzione della capacità del tendine di sopportare i carichi, peggiorando quindi la patologia esistente. Ma se il carico su un tendine crea dolore, cosa si può fare? Ovviamente non bisogna ignorare il dolore (vedi punto 4), ma conviene affidarsi ad un esperto fisioterapista o medico che sappia gestire al meglio la patologia.

 

2) FARE TRATTAMENTI PASSIVI

 

I trattamenti passivi come ghiaccio o elettroterapia possono ridurre il dolore nel breve periodo, ma sono totalmente inefficaci sul lungo periodo.

 

3) FARE INFILTRAZIONI

 

Le infiltrazioni per le tendiniti non sono efficaci. Riducono il dolore per pochi giorni, ma sul medio e lungo periodo, oltre a non guarire il problema, peggiorano la patologia. Non fare mai un'infiltrazione senza prima aver provato un programma serio di fisioterapia basata su esercizi scientificamente validati.

 

4) IGNORARE IL DOLORE

 

Il dolore non deve fare paura, ma deve essere usato come segnale per capire quanto il tendine può essere caricato (vedi punto 10).

                                                                                                                                     

5) FARE STRETCHING

 

Lo stretching aumenta le forze compressive sul tendine peggiorando la sintomatologia. Se la muscolatura è rigida è preferibile un massaggio.

                                                                                                                                                                  

6) MASSAGGIARE IL TENDINE

 

Non conviene massaggiare direttamente il tendine perché si potrebbe solo peggiorare la situazione. Talvolta può derivarne un sollievo momentaneo salvo poi peggiorare di nuovo in poco tempo. Il massaggio può invece essere utile sulla muscolatura che si attacca al tendine sofferente.

 

7) ESSERE PREOCCUPATO DALLA DIAGNOSTICA PER IMMAGINI

 

Non bisogna aver paura dei risultati degli esami strumentali. Un tendine patologico può, anzi deve essere caricato (sempre seguendo i consigli di un esperto). Nei referti, parole come "degenerazione" o "lesione" possono spaventare il paziente che tenderà a non fare più nulla che comporti l’utilizzo del tendine, causando l'instaurarsi del circolo vizioso descritto al punto 1.

 

8) AVER PAURA DELLA ROTTURA

 

La maggior parte delle persone che hanno subito la rottura di un tendine non avvertivano nessun tipo di dolore in precedenza. Quindi non bisogna aver paura di una possibile rottura perché si sente male. Il dolore ci aiuta a capire come ricalibrare i carichi che il tendine può sopportare.

 

9) PRENDERE DELLE SCORCIATOIE 

 

Dedicare poco tempo alla riabilitazione non funziona. Terapie passive (ultrasuoni, tecar, tens) possono portare nel migliore dei casi solo un beneficio a breve termine. Quando il tendine verrà sottoposto nuovamente ad un carico importante il dolore si ripresenterà. Una buona riabilitazione di un tendine, della durata di 3 mesi, porta a ottimi risultati nel lungo periodo.

                                 

10) NON CAPIRE QUALI ESERCIZI SONO BENEFICI E QUALI NO PER IL TENDINE

 

Salti, cambi di direzione, sprint sono attività da evitare nel primo periodo e da gestire con un aumento progressivo in seguito. Esercizi di forza possono invece aiutare molto la guarigione di un tendine.

 

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