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30,8 milioni di euro per Folgarida e 21 sono soldi pubblici. Cosa c'è da festeggiare?
La "pigrizia finanziaria", abbinata all’indolenza degli imprenditori locali, è costata 2,8 milioni di euro in più (rispetto all'iniziale prezzo d'asta). Quali saranno le condizioni poste dai privati alla PAT per mettere mano al portafoglio?
Dal blog di Walter Alotti - 03 agosto 2017 - 19:06

Certo le Funivie di Folgarida restano in mani trentine, ma la UIL stigmatizza il forte costo “pubblico” dell’operazione. Ricordiamoci che se gli investitori privati locali e la stessa PAT si fossero mossi prima il prezzo sarebbe stato di 28 milioni, quindi di ben 2,8 milioni in meno dei 30,8 milioni che la cordata trentina ha dovuto sborsare in seconda battuta, per rimediare al ritardo. La "pigrizia finanziaria", abbinata all’indolenza degli imprenditori locali, è costata quindi anche qualche milione in più. E se i privati non si sono mossi spontaneamente prima, ma lo hanno fatto in modo "spontaneo" dopo, la domanda che ora tutti si dovrebbero porre è: in cambio di cosa?

 

Quali saranno le condizioni poste dai privati alla PAT per mettere mano al portafoglio? Come farà la PAT a "restituire" il favore? Si accollerà anche le ingenti spese di ripristino ambientale dei villaggi-vacanza in disfacimento o che destino avranno i 70.000 metri cubi che tanto solleticano l’appettito degli immobiliaristi? Ed il gruppo di investitori solandri sono gli stessi che hanno venduto, come soci di minoranza, le loro quote alla società finanziaria milanese?

 

Il Presidente parla di riappropriazione dell’ente pubblico del ruolo di “acceleratore” di processi a vantaggio della competitività territoriale, ma avendolo fatto con ritardo ciò è costato appunto più denaro, (quando hai perso il treno devi recuperare con il taxi, che costa di più...), ma si son spesi oltretutto 21 milioni di denaro pubblico sui quali bisogna fare altre osservazioni:

 

1) il denaro che Trentino Sviluppo mette a disposizione per acquistare i prestiti obbligazionari non piove dal cielo. A Trentino Sviluppo lo dà direttamente la PAT oppure Trentino Sviluppo si indebita a sua volta per averlo. In questo caso si tratterebbe di fare debito per comperare altro debito. E sarebbe conveniente solo se il tasso del primo fosse inferiore al tasso del secondo, altrimenti ci si perde anche in termini di interessi.

 

2) gli 11 milioni di prestito obbligazionario convertibile in azioni: una volta che la PAT avrà in mano le azioni dovrà effettuare una procedura di evidenza pubblica per venderle al miglior offerente, non a chi vuole ed al prezzo che vuole l'offerente (altrimenti si rischia un secondo caso Mediocredito dove è il credito cooperativo a dettare tempi e condizioni di acquisto).

Infine, la UIL non è d’accordo rispetto all’affermazione che “grazie a questo fondamentale lavoro di squadra si è data dimostrazione di come un piccolo territorio come il nostro possa davvero essere competitivo in scenari finanziari e di sviluppo così importanti”. Sarebbe stata condivisibile se un gruppo di privati del territorio di Folgarida avesse vinto la prima asta, magari anche con la "regia pubblica", ma senza il bisogno del denaro pubblico. Per come invece si sono svolte le cose ci sembra di poter dire che finora il "metodo trentino" non ha saputo ancora evolversi da quello dei decenni passati.

 

Speriamo fortemente che in una prossima simile situazione la PAT o le sue società controllate sappiano muoversi per tempo, con conseguente risparmio di denaro pubblico, ricordiamolo sempre.

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