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Diritto allo studio, reintroduciamo le borse di studio per studenti meritevoli
La difficile sfida dei "piani di accumulo". Occorre rafforzare gli strumenti per il diritto allo studio, al fine di incentivare l'alta formazione e la qualità del territorio
Dal blog di Walter Alotti - 14 luglio 2017 - 19:16

Si susseguono gli interventi di sociologi, economisti, politici e professori universitari in toni giustamente preoccupati circa l'andamento negativo dei giovani studenti trentini delle scuole superiori, che sempre in maggior numero, purtroppo, interrompono il corso dei loro studi. E' un fenomeno che ha registrato un forte incremento negli ultimi anni. Come da tempo la Uil del Trentino ha evidenziato, in coincidenza con l'acuirsi della crisi economica anche in Trentino, sono venute meno misure  provinciali, quali il Fondo Giovani e il Prestito d'onore, che garantendo sostegno finanziario di buon livello, permettevano agli studenti meritevoli, figli della classe operaia e media, di frequentare con profitto l'Università.

 

Si tratta di validi strumenti che servivano a incentivare gli studenti a proseguire gli studi ed evitare una disaffezione che interessa soprattutto i figli delle cosiddette "classi meno abbienti". E' quindi necessario ripensare, ricostituire meccanismi virtuosi, per non interrompere l'ascensore sociale che tanto bene ha funzionato, anche in Trentino, in funzione di una sempre più a rischio mobilità sociale dal livello basso verso l'alto. Ricordiamo che a questa finalità era intitolato anche il Festival dell'Economia di due edizioni scorse. Come Uil del Trentino chiedemmo a suo tempo alla Giunta Provinciale il ripristino delle borse di studio per merito agli studenti dell'ultimo anno delle superiori, magari estendendole (tenendo ovviamente conto del reddito) a chi forse non ha voti eccelsi, ma è interessato a proseguire gli studi con impegno.

 

Rimaniamo inoltre convinti della necessità dell'orientamento, già  fin dalla metà del ciclo delle superiori, volto a motivare e a informare esaustivamente gli studenti sull'offerta universitaria e sull'andamento dei fabbisogni professionali del territorio nei prossimi anni. E' su di essi, sul futuro, che bisogna puntare. La Giunta ha scelto un'altra strada, quella del "Contributo provinciale per Piano di Accumulo". E' una soluzione interessante e ci auguriamo che al suo decollo, quest'autunno, non si riveli un flop. Avremmo perso un altro anno e saltato un altro giro rispetto a quelle misure, certo un po' più costose, in vigore qualche anno fa di cui chiediamo da tempo il ripristino.

 

Continuiamo a pensare che le famiglie, specie quelle di fascia economica medio – bassa,  purtroppo non hanno spesso nemmeno i mezzi culturali per programmare adeguatamente un percorso lungo con un approdo lontano e incerto come quello universitario. E recenti ricerche statistiche informano come vasti strati della popolazione debbono risparmiare sulla salute: dalle visite specialistiche agli interventi ed alle cure. Figuriamoci sull'istruzione. Bene perciò l'idea della Giunta di utilizzare risorse aggiuntive per incentivare il tasso di iscrizione all'università, indice della qualità del territorio. Ma se alla prova dei fatti questi Piani di Accumulo, e ci auguriamo di sbagliare, non dovessero funzionare si utilizzino quelle risorse e se ne trovino delle altre per ripercorrere la strada già a sul tempo intrapresa. 

 

 

E' proprio nelle scuole superiori, dove è partito anche il  modello "scuola-lavoro", che vanno rafforzati percorsi di orientamento professionale e, più in generale, volti al proseguimento degli studi superiori. In tal senso abbiamo proposto qualche tempo fa, ritenendolo utile e positivo, anche la misura dell'allungamento della concessione in comodato d'uso dei libri di testo, oggi previsto solo fino all'età di 16 anni (scadenza obbligo scolastico), alla fine del ciclo delle scuole superiori. Ci pareva fosse stata valutata dalla Giunta, ma non abbiamo più avuto ritorni dell'effettiva previsione d'attuazione col prossimo anno di questa misura.

 

Infine un altro auspicio. L'istituzione di un Osservatorio che studi l'andamento dei fabbisogni professionali del sistema economico e culturale provinciale, che coinvolga ovviamente fra gli attori principali l'Ente pubblico (assessorati all'istruzione, alla ricerca ed al lavoro), Università ed Opera universitaria ed il mondo delle imprese e del lavoro (agenzia del lavoro e camera del commercio).

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