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Numero unico di emergenza, quali tempi di attesa?

La Uil chiede l'intervento di un'autorità terza per monitorare la qualità e i tempi del servizio: "Le autocertificazioni autoreferenziali sarebbero poco interessanti e obiettivamente di bassa credibilità"
Dal blog di Walter Alotti - 25 agosto 2017 - 16:13

La Uil del Trentino chiede di conoscere i tempi medi di attesa e risposta al Numero Unico Emergenza 112 della Centrale Unica Emergenza trentina, alla luce della statistica che il Viminale ha reso noto a livello nazionale e che tante polemiche ha sollevato rispetto ai tempi medi di risposta - da 5 a 8 secondi - delle Regioni virtuose e quelli estremamente lunghi - 60 secondi - di Roma Capitale.

 

Poiché il Trentino non risulta contemplato dall’elenco, probabilmente per la sua recente attivazione o per qualche altro arcano 'autonomistico'  mistero, crediamo sia interessante l’esito di un monitoraggio sulla qualità ed i tempi del servizio, possibilmente da parte di un’autorità terza, visto che le autocertificazioni autoreferenziali sarebbero poco interessanti ed obiettivamente di bassa credibilità.

 

Anche perché sia al Sindacato che alle nostre associazioni di cittadini, pensionati e consumatori collegate sono giunte segnalazioni di tempi piuttosto lunghi di intervento degli altri servizi collegati, più che di risposta del 112.

 

Come per esempio il 118 - ambulanze servizio medico pronto soccorso -, non si capisce se per lo scarso numero di ambulanze proprie dell’ASL e/o per la conseguente complessità di intervento di quelle convenzionate col servizio sanitario provinciale, gestite dalle svariate  Associazioni volontaristiche socio sanitarie trentine.

 

Evidentemente, se è comprensibile un certo ritardo in un momento di intasamento del centralino per eventi atmosferici straordinari che interessano aree diverse del territorio (bufere, nubifragi, allagamenti), non lo è per normali richieste di intervento legate appunto a necessità improvvise e gravi di carattere sanitario o di polizia.

 

Certamente valida e condivisibile la scelta adottata in Trentino, come in tante altre Regioni del modello del 'call center laico' - centrale unica di risposta -, ma sempre che sia di migliore e veloce smistamento al servizio specifico necessario, non di un ulteriore aggiuntivo “passaggio” fisico attraverso ulteriori operatori che rischiano di allungare i tempi di risposta, piuttosto che ridurli.

 

L’assessore ha recentemente relazionato sugli investimenti e sui costi rilevanti che questa complessa struttura comporta ed ha comportato. Ci auguriamo ovviamente che i trentini non ne abbiamo mai bisogno, ma nel caso fosse e certamente ne sarà necessario l’utilizzo e  l’intervento, si operi in efficienza e siano rispettati i giusti tempi di reazione e di intervento

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