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Mega truffa (da 2,5 milioni di euro) ordita dal "Maddoff del Portogallo" assieme a tre trentini insospettabili. Almeno 77 le vittime (62 trentine)

Grande operazione della Guardia di Finanza di Trento che ha smantellato un sodalizio criminoso che sfruttava il tipico meccanismo delle catene di sant'Antonio applicato alle scommesse sportive. In cambio di somme importanti promettevano grandi guadagni. Sequestrati beni per 2,4 milioni di euro (tra i quali anche una villa a Molveno) 

La villa di Molveno sequestrata dalla Guardia di Finanza appartenente ad uno dei trentini coinvolti nella truffa
Di Luca Pianesi - 14 settembre 2017 - 13:15

TRENTO. I truffati sono per lo più trentini (62 su 77 di quelli che sono stati rintracciati). I truffatori sono anche trentini (ecco chi sono) ben inseriti nella società, addirittura un ex direttore di banca, un immobiliarista e un promotore finanziario. A coordinarli il "Maddoff del Portogallo", un truffatore internazionale Jorge Queiroz, uno che di mestiere, sulla carta, fa il proprietario di auto da corsa ma che nella realtà è un imbroglione professionista capace di fuggire dal carcere di Montpellier fingendo un malore.

 

La truffa è di quelle mastodontiche: almeno 2,5 milioni di euro sfilati dalle tasche di tante persone. Come detto al momento sono 77 i truffati rintracciati, 62 dei quali sono trentini gli alti veneti, dell'Emilia Romagna e della Lombardia ma probabilmente i raggirati sono molti di più "solo che spesso si fa fatica a denunciare in questi casi - spiega il colonnello Roberto Ribaudo comandante provinciale della Guardia di Finanza di Trento - perché si ha paura di passare per sciocchi o, addirittura, si crede ancora che in qualche modo si riuscirà a rientrare di quanto perso. Non è così. Anzi, invitiamo tutti quelli che si riconosceranno in questo 'sistema' a fare pubblica denuncia. Abbiamo già recuperato, tra beni sequestrati mobili e immobili e conti correnti bloccati, 2,4 milioni di euro. Ma crediamo che ancora ci sia da scavare".

 

 

Le Fiamme Gialle Trentine hanno 'risalito' la più classica delle truffe a piramidi (o a catena di sant'Antonio) scoprendo una rete di truffatori e truffati molto estesa. Al vertice della piramide si trovava l'ideatore del raggiro, un distinto signore di nazionalità portoghese, Jorge Queiroz che, con la complicità di una trentaduenne portoghese (B.D.S. M.L.A.), di un quarantanovenne neozelandese (C. B.W.H.) e di un quarantacinquenne inglese (B.I.A.), seguendo il cosiddetto “schema Ponzi” (dal nome dell'italo-americano che negli anni '20 lo ha reso celebre truffando 40.000 persone) riusciva ad agganciare le persone sulla base della promessa di allettanti guadagni in tempi brevissimi. Poi, chiaramente, ottenuto il denaro e corrisposti i primi lauti interessi promessi, piccoli contentini per rendere più credibile la cosa, carpita la fiducia degli investitori, il truffatore spariva col bottino raccolto. 

 

L’indagine, innescata dall’analisi di quattro segnalazioni di operazioni sospette, sviluppata dal Nucleo di polizia tributaria di Trento e coordinata dalla Procura della Repubblica di Trento, ha consentito di individuare e smantellare un’organizzazione criminale transnazionale che proponeva investimenti in 6 società con sede in Usa, Nuova Zelanda, Gibilterra (Gb), Svizzera e Italia (in Trentino nello specifico e aveva il nome di Lampros con collegata in Nova Zelanda chiamata RimuTrentino), titolari di siti online di scommesse sportive, che garantivano, tramite l’utilizzo di fantomatici algoritmi (ovviamente inesistenti), vincite “sicure” ed interessi mensili pari all’8% - 10% del capitale investito.

 

La truffa è cominciata ben 7 anni fa. Le vittime, a decorrere dal 2010, hanno, infatti, versato, a titolo di investimento, sui conti correnti esteri intestati alle società, di volta in volta indicate dal sodalizio criminoso, somme variabili, da un minimo di 2.000 euro sino ad un massimo di 300.000 euro (è stato il caso di una facoltosa pensionata). Quasi tutti i truffati, come detto, erano trentini: albergatori, ristoratori, commercianti, ingegneri, dipendenti di imprese edili, di impianti di risalita, di enti locali, ma anche estetiste, parrucchieri, idraulici, dipendenti di supermercati, pensionati, promotori finanziari, tutti convinti, in buona fede, di fare un buon affare.

 

Per adescare gli ignari investitori e rendere più credibile la truffa il sodalizio criminoso ha reclutato tra le proprie fila tre complici trentini, rispettabili e molto credibili: un cinquantasettenne immobiliarista (F. G.), un quarantasettenne ex direttore di banca (A. M.) e un sessantunenne promotore finanziario (S. L.), incaricati di organizzare conferenze e riunioni in famosi Hotel del Trentino, al fine di convincere i malcapitati investitori della bontà delle proposte d’investimento. Le indagini di P.G, svolte anche in cooperazione con i colleghi della polizia portoghese e francese, sviluppate anche tramite accertamenti bancari e patrimoniali, hanno permesso di ricostruire i flussi di denaro movimentati dalla banda di truffatori, quantificati in complessivi 2,5 milioni di euro.

 

I 7 soggetti promotori dell’attività criminosa, sono indagati dalla Procura di Trento, per reati di truffa, abusivismo finanziario, il tutto aggravato dal fatto di aver compiuto tali illeciti in più paesi esteri; nei confronti dei tre indagati italiani è stato eseguito il sequestro preventivo per equivalente di una villa che si trova a Molveno in via Belvedere, una palazzina, un box auto, quattro terreni, quattro autovetture, una moto, le quote sociali di 5 società e circa 65.000,00 euro giacenti sui conti correnti a loro intestati, per un controvalore complessivo pari ad oltre 2.410.000,00 euro. L’ideatore e responsabile principale è stato arrestato dalla polizia francese, salvo poi darsi alla fuga ed essere ripreso due giorni dopo sempre a Montpellier.

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