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Via libera al Decreto dignità, Confindustria, Forza Italia e Fratelli d'Italia dicono ''No''

Un dispositivo che non privilegia il Trentino per Maurizio Perego e Andrea De Bertoldi: "Il turismo si basa sulla stagionalità e questo provvedimento mette in difficoltà le aziende famigliari". Applaude invece Conflavoro Pmi. Cauta la Cgil: "Aspettiamo per vedere le modifiche"

Di Luca Andreazza - 04 luglio 2018 - 19:54

TRENTO. E' arrivato il via libera del Consiglio dei ministri al Decreto dignità. Un provvedimento che dovrebbe rappresentare il primo passo nella direzione di sconfiggere la precarietà. A questo dovrebbe poi seguire un abbassamento del costo del lavoro, previo inserimento nella legge di bilancio, per tutelare aziende e lavoratori.

 

La fotografia dei dati Istat è chiara: mai così tanti contratti a termine in Italia come ora. Sono quasi 3 milioni gli italiani occupati con contratti a termine su oltre 17 milioni di lavoratori dipendenti e il trend sembra in ulteriore crescita.

 

Come dovrebbe cambiare il mondo del lavoro con il Decreto dignità? Il dispositivo limita l’utilizzo indiscriminato dei contratti a termine e sono reintrodotte le causali, cioè il datore di lavoro dovrà dimostrare i motivi che hanno portato all'utilizzo di questa tipologia contrattuale.

 

Non solo. La durata dei tempi determinati si abbassa, passa dall'attuale massimo di 36 mesi a 24 mesi. Anche il numero massimo di rinnovi scende a quattro. Questo solo per i primi 12 mesi, quindi l’azienda può assumere senza causale, cosa che invece dovrà avvenire per gli eventuali rinnovi.

 

Per disincentivare la precarietà aumenta anche di 0,5% il contributo aggiuntivo sui rinnovi, questo rende più onerose le proroghe per le imprese. Inoltre aumentano del 50% gli indennizzi (fino a un massimo di 3 anni) per i lavoratori che vengono licenziati senza giusta causa o per motivi economici.

 

Il provvedimento vale per tutti gli assunti dal 2015, cioè dal Jobs Act (che non prevede il reintegro), e le misure si applicano anche ai contratti di somministrazione (a termine), per i quali entra a regime il nuovo limite di due anni.

 

Resta in sospeso la Cgil del Trentino. "Ridurre la precarietà del lavoro è un'ambizione più che condivisibile - commenta il segretario Franco Ianeselli - resta però da vedere quanto le misure varate dall'esecutivo potranno incidere in questa direzione. La precarietà è un problema grave: ci sono nel decreto alcune risposte, ma mancano misure organiche come quelle della proposta di legge Cgil, la Carta dei diritti, che estende le tutele a tutti i lavoratori a prescindere dalla forma contrattuale. Un piano che ha avuto il sostegno di milioni di firme".

 

Il sindacato non si sbilancia e attende i prossimi sessanta giorni. "E' facile immaginare - dice Ianeselli - che il testo non avrà un iter legislativo dei più semplici, viste le diverse prese di posizione all'interno della maggioranza di governo. E' auspicabile che le parti sociali vengano coinvolte in un confronto serio e propositivo sul provvedimento".

 

Parere favorevole invece di Conflavoro Pmi. "Ci sono i primi segnali per una maggiore regolamentazione del mondo del lavoro - dice il presidente Roberto Capobianco - ma il vero obiettivo è quello già annunciato dal ministro Luigi Di Maio, cioè la riduzione del costo del lavoro e l’introduzione delle misure per favorire l’assunzione a tempo indeterminato".

 

"Tutti gli imprenditori – prosegue il presidente di Conflavoro Pmi – vorrebbero assumere a tempo indeterminato. Tutti vorrebbero investire nella formazione dei lavoratori per farli crescere e identificare nelle imprese. Questo testo, però, è certamente un primo impegno per mettere le aziende nelle condizioni di organizzare la propria forza lavoro, senza impedire il ricorso ai lavoratori a tempo determinato, interinali o stagionali".

 

L'attesa ora è per l'abbassamento del costo del lavoro. "Incentivi forti per le assunzioni a tempo indeterminato e abbassamento del costo del lavoro - conclude Capobianco - sicuramente tra i più alti in Europa. Sarebbe un passo decisivo per le politiche di occupazione del nostro Paese".

 

Un segnale molto negativo per il mondo delle imprese. Questo in sintesi il pensiero di Confindustria. "L’occupazione - dice il presidente Enrico Zobele - cresce se, quando e dove cresce l’impresa. E l’impresa cresce meglio in un habitat favorevole. Non, al contrario, in un contesto ostile. Il tetto alle proroghe dei contratti a termine, ma soprattutto la reintroduzione delle motivazioni del ricorso al contratto a termine, sono misure che rischiano di ottenere effetti contrari alle intenzioni, soprattutto con riguardo alla riesplosione del contenzioso".

 
In Trentino l’industria è il settore che offre maggiore stabilità occupazionale ai propri dipendenti: 9 contratti su 10, ben oltre la media provinciale, sono a tempo indeterminato. 

"Sono i datori di lavoro - prosegue il numero uno di Confindustria - a avere ogni buon interesse a consolidare un collaboratore capace: l’approdo al tempo indeterminato conviene anche all’impresa, che perdere altrimenti tempo e know-how. In questo momento le aziende vorrebbero trovare e fidelizzare nuove risorse: ci segnalano ancora oggi estreme difficoltà nel reperimento dei profili maggiormente qualificati". 

Quanto alla stretta sulle delocalizzazioni: "Una norma astrattamente positiva - spiega Zobele - rischia nei fatti di costituire un disincentivo per gli investitori a scegliere l’Italia per il loro business. Infine, stiamo attenti a non ostacolare chi virtuosamente si internazionalizza aprendosi a nuovi mercati. Rimane l’auspicio che l’impresa torni al centro dell’agenda governativa e si mettano presto in campo azioni concrete soprattutto in riferimento alla semplificazione e alla riduzione del costo del lavoro".

 

Contraria anche Forza Italia. "Il Trentino - dice il commissario provinciale Maurizio Perego - è da sempre territorio a vocazione turistica e il turismo è una delle fonti primarie della nostra economia. Un settore qui strettamente legato alle stagioni. Siamo fortemente preoccupati: le norme contenute in questo decreto rischiano di penalizzare tutte quelle aziende famigliari, medie e piccole imprese, che operano nel turismo stagionale".

 

Un punto debole sarebbe l'introduzione della "causalità", che potrebbero portare a contenziosi e ricorsi. "L'applicazione di queste norme - conclude Pergeo - favorirebbe i rapporti di lavoro in nero con un sostanziale azzeramento delle garanzie per i lavoratori, nella stragrande maggioranza giovani. Chiediamo ai parlamentari di Lega e Fratelli d'Italia, eletti in Provincia anche con i voti di Forza Italia, di privilegiare gli interessi del Trentino rispetto a quelli di coalizione".

 

Sulla stessa lunghezza d'onda Andrea De Bertoldi, senatore targato Fratelli d'Italia. "Il decreto dignità - spiega - punisce le imprese. Con l'irrigidimento del mercato del lavoro, il nuovo esecutivo vuole imporre alle aziende logiche da inizio '900 che accrescono le difficoltà di occupazione nel nostro Paese. La precarietà e la disoccupazione vanno affrontate con il taglio delle tasse, lo snellimento della burocrazia e l'adeguamento della giustizia agli standard di un paese civile, mentre la ricetta del nuovo Governo va in senso totalmente opposto. Bisogna abbassare il costo del contratto a tempo indeterminato anziché aumentare il costo del contratto a tempo determinato e diminuire il cuneo fiscale per consentire alle imprese di essere competitive sul mercato".

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