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Rossi si impone nel centrosinistra, Valduga mette in campo il quarto polo. E il centrodestra ride a crepapelle

Cocciuti, fermi sulle loro posizioni, il governatore e il sindaco di Rovereto rischiano di far vincere la Lega e il centrodestra. Il primo vuole a tutti i costi rimanere a capo della Giunta, il secondo spera che un quarto polo possa imporsi come 'novità'. Ma il rischio è di far vincere quelli che entrambi giudicano avversari: "I populisti"

Di Donatello Baldo - 23 giugno 2018 - 18:50

TRENTO. Il sindaco Valduga, nel gioco di strategia messo in atto ormai da mesi, è rimasto fermo al centro. Cocciuto, senza cedere alle lusinghe e alle promesse di qualche posticino, ha puntato i piedi e non si è mosso nemmeno di un millimetro, nemmeno se da più parti è stato strattonato per spostare il baricentro un po' verso sinistra un po' verso la destra. 

 

Tutti dicevano, 'Vedrai che rimarrà da solo al centro, che poi i sindaci si spaccheranno, chi andrà di qua e chi andrà di là'. E invece ha vinto lui, nessuno se n'è andato, sono rimasti tutti e attorno a lui si è catalizzata tutta un'area che fino a ieri sembrava sparpagliata: Roberto Oss Emer, Geremia Gios, Mauro Ottobre, Massimo Fasanelli.

 

Forse si aggiungerà anche Civica Trentina, che con il centrodestra sembra non voglia proprio andare. Forse anche Roberto De Laurentis, che da poco ha creato la sua lista. Addirittura Kaswalder, purché non ci sia Rossi andrebbe ovunque.

 

Non solo: il magnetismo che emana da questo nuovo polo potrebbe attrarre anche parti del centrosinistra. Alla cena che ha sancito la nascita dell'aggregazione di Valduga c'era Giampiero Passamani, dell'Upt uno dei maggiorenti. Lui se potesse salterebbe subito sul carro, che scommette sia vincente, abbandonando la barca del centrosinistra. 

 

Il dibattito interno al partito che fin dai tempi della Margherita è azionista della coalizione di centrosinistra autonomista sarà serrato: "Dove andiamo?", si chiederanno nel parlamentino, "Andiamo con l'amico Valduga che ci propone una nuovo centro a cui siamo affezionati o rimaniamo a sfidar la sorte con il Patt e l'Upt?".

 

Chissà quale sarà poi la risposta: decideranno una parte o l'altra, o si divideranno, rompendo così quella coalizione che ha voluto a tutti i costi imporre Rossi come candidato presidente, con il Patt che non ha mai fatto un passo indietro e con il Partito democratico che non ha saputo proporre nessun nome nuovo, accettando di fatto l'egemonia delle Stelle Alpine. 

 

Di fermi, cocciuti, sulle loro posizioni, non c'è stato infatti solo il sindaco Valduga. Anche Rossi ha puntato i piedi, difendendo se stesso e la sua leadership. Ogni altra opzione era sbeffeggiata, anche quelle timidamente sussurrate ma mai ufficializzate da un debolissimo Pd. 

 

Monica Baggia? no. Franco Ianeselli? Nemmeno. "E l'ex direttore dell'Adige Paolo Ghezzi che potrebbe unire un fronte largo e di certo essere vincente contro il centrodestra?", ha provato a ribadire Lucia Coppola dei Verdi: "Ma dai - ha risposto con una risata Franco Panizza - vuoi dare in mano tutti i miliardi del bilancio provinciale a un intellettuale?". 

 

Sia mai! E corre subito alla mente la frase del gerarca nazista che disse: "Quando sento la parola cultura metto mano alla pistola". Perché a capo della Giunta ci dev'essere uno che di conti se ne intende, che amministra: come a dire che le idee non c'entrano

 

Niente idee, conta il posizionamento: io sto qui e non mi muovo. Valduga è rimasto fermo al centro senza voler interloquire con nessuno, ed è riuscito a fare il quarto polo, che sfiderà il centrosinistra, i 5Stelle e il centrodestra.

 

E Rossi, anche lui fermo senza mai nemmeno il dubbio di fare un passo indietro, verrà riconfermato alla guida della coalizione che raggruppa il Pd, le Stelle Alpine e (forse) l'Upt. Anche lui fermo, senza recedere di un passo, senza mai considerare che la sua presenza era divisiva. 

 

Hanno vinto entrambi, anche se il rischio è di far perdere tutti. L'effetto dell'imposizione dell'attuale presidente ha prodotto infatti un generale scoramento nel centrosinistra: i Verdi, i Socialisti, potrebbero decidere di uscire e formare con Leu un altro polo, più a sinistra. 

 

L'Upt potrebbe rompersi in due parti, da una Fravezzi e Dellai fedeli alla coalizione e dall'altra Passamani che spinge per entrare con mani e piedi nel nuovo quarto polo del sindaco Valduga. Il quale, con questa nuova aggregazione rischia di drenare voti al centrosinistra, indebolendo il suo obiettivo: sfidare il populismo della Lega. 

 

Una Lega che grazie a tutto questo si trova davanti la strada sgombra: non può che essere felice di questo risultato. "La differenza tra noi e loro - ha detto infatti Fugatti molte volte - sono le idee ma anche il fatto che stanno sempre a litigare".

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