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Borgonovo Re: "Il Pd non mi ha valorizzata". Gilmozzi dispiaciuto: "E' la presidente del partito, parole inopportune"

L'ex assessora alla Salute minaccia di abbandonare la politica: "Lasciata sola quando fui esclusa dalla Giunta". Il segretario: "Basta guardare al passato e vivere di rimpianti, si deve andare avanti"

Di Donatello Baldo - 06 settembre 2017 - 07:08

TRENTO. “Sono dispiaciuto, rammaricato”. Il segretario del Partito Democratico Italo Gilmozzi è sincero, le affermazioni rilasciate ieri dalla consigliera Donata Borgonovo Re, presidente dei democratici trentini, lo hanno ferito profondamente. “Se corrispondono al vero hanno ferito anche molti altri iscritti”.

 

Borgonovo Re, a margine della conferenza stampa convocata ieri per presentare il progetto Città Valli (CiVà), si è lasciata andare su considerazioni che solo ingenuamente si poteva immaginare non esplodessero fragorosamente: “Dal Pd sono stata lasciata sola – ha detto – non mi ha difesa, non mi ha valorizzata. Non mi ricandiderò, tornerò a fare la prof”.

 

Torna sulla vicenda della sua defenestrazione dalla Giunta Rossi, quando il governatore la 'licenziò', quando al suo posto, a ricoprire la carica di assessore alla Salute andò Luca Zeni. Ai presenti ha ricordato il numero altissimo di preferenze ricevute, più di 10 mila, elettori che secondo la consigliera sono stati in qualche modo traditi.

 

Parole forti: “Se corrispondono al vero sono parole molto pesanti”, afferma Gilmozzi. Il segretario spiega che ieri era convocata una riunione del partito, “un'assemblea in cui le commissioni hanno illustrato il loro lavoro, una bella assemblea in cui si è parlato di temi anziché di cose che francamente lasciano il tempo che trovano”.

 

Doveva partecipare anche Donata Borgonovo Re. “Certo, è la presidente del partito. Ma mi ha chiamato per dire che era malata – spiega Gilmozzi – e poi questa mattina leggo queste cose sui giornali”. Ha ancora qualche dubbio: “Magari non sono corrispondenti alla realtà, sulla stampa leggo sfumature diverse”.

 

Gilmozzi ha provato a chiamarla al telefono, per capire meglio, fosse mai che i giornalisti si fossero inventati tutto. “Mi ha risposto affaticata, ha detto di essere malata. Abbiamo concordato di sentirci appena sta meglio. Ma se ne parlerà nelle sedi opportune”. Come nelle sedi opportune sarebbe stato meglio che la presidente esprimesse tutte le sue perplessità.

 

“Sui giornali ci si confronta sulle cose da fare, sui temi di altro tipo se ne parla all'interno del partito. E' stato inopportuno, e inopportune sono le sue dichiarazioni. Sempre che siano corrispondenti alla realtà”.

 

Fino a che non sentirà direttamente dalla sua bocca le stesse argomentazioni Gilmozzi non ci crede. “Sì, voglio confrontarmi con lei, perché non può dire che non sia stata valorizzata, perché il partito che guido da due anni l'ha eletta presidente, una carica importante, di garanzia, di sintesi dell'intero Partito Democratico”.

 

“Certo – ammette Gilmozzi – ci sono stati passaggi poco felici in passato”. E il riferimento è alla cacciata di Borgonovo Re dalla Giunta Rossi, “ma non si vive solo di rimpianti, è ora di lasciare il passato e guardare al futuro”.

 

Un futuro che se rimanesse nel partito un'altra legislatura sarebbe assicurata. “Come prevede lo statuto del partito – afferma il segretario – ma sia chiaro che a decidere una commissione elettorale, è lo stesso partito che si esprime”.

 

“Spero che ci si possa confrontare presto”, conclude il segretario Italo Gilmozzi, che sottolinea un'altra volta: “Nelle sedi opportune, però”. Perché è stufo di leggere sui giornali delle 'beghe' nel Pd, perché in fondo, fa capire, quello lasciato solo è lui.

 

In un momento in cui Rossi minaccia di fare un po' quel che gli pare, a pochi mesi da una campagna elettorale, quando si dovrebbe sembrare uniti, fare squadra per pesare di più nella coalizione, proprio ora, a mezzo stampa, partono le accuse e i riferimenti tutti personali: "Non sono stata valorizzata". 

 

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