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Rossi vara la 'politica dei due forni' in salsa trentina: A Trento con il centrosinistra, a Roma si vedrà

Il governatore: "L'alleanza con il Pd a livello nazionale questa volta non sarà automatica come quattro anni fa, la legge elettorale non permette di eleggere una coalizione prestabilita". Per le provinciali porte aperte ai civici

Di Donatello Baldo - 31 agosto 2017 - 19:42

TRENTO. Non sarà la politica dei due forni, come quella democristiana che nella Prima Repubblica andava un po' a destra e un po' a sinistra a seconda dell'opportunità politica, ma la strategia proposta da Ugo Rossi in vista delle prossime scadenze elettorali ci assomiglia molto.

 

E' lo stesso Rossi che cita questa politica d'antan per dire che non è la stessa cosa. Ma, questa è un'interpretazione, in fondo la politica è la stessa. La scelta della coalizione con cui stare, l'appoggio ideale e programmatico, varia a seconda della cornice, delle coordinate geografiche e di necessità. Anche legittime, ci mancherebbe.

 

Alla malga Brigolina, durante la conferenza stampa convocata dalle Stelle Alpine per l'illustrazione “di tutto quello che è stato fatto fino ad ora sia a Roma che a Trento”, il governatore ha descritto il futuro politico della coalizione, spiegando che “se a Trento non c'è dubbio che la collocazione è quella del centrosinistra autonomista”, in vista delle elezioni politiche non ci sarà invece nessuna collocazione prestabilita.

 

“Quattro anni fa con il Partito democratico è stato sottoscritto un patto – afferma Rossi – ma oggi non possiamo nemmeno ipotizzare chi vincerà le prossime elezioni, la legge elettorale non lo permette. Dopo le elezioni si avvieranno delle interlocuzioni”.

 

Eccoli i due forni, anche se Rossi dice che non è così. Uno a Trento e uno a Roma, ché se dovesse vincere di nuovo Silvio Berlusconi, con al fianco Matteo Salvini e Giorgia Meloni, meglio tenersi le mani libere (Nostra libera interpretazione, Rossi non l'ha detto esplicitamente). Il tanto temuto e vituperato populismo sembra faccia paura solo a Trento, a quanto pare. Se va al governo dell'Italia intera, se conviene all'Autonomia, è possibile anche fare un'alleanza.

 

Rossi ha detto in lungo e in largo che il populismo non gli piace. Ha esordito dicendo quanto sia difficile fare politica in un clima come questo: “Ci sono esagerazioni rispetto ad alcuni temi”, e il riferimento è al fenomeno migratorio, ai profughi presenti sul nostro territorio. “Venendo qui ho letto dei due ragazzini che hanno aggredito un rifugiato per poi postare su Facebook la loro folle azione”.

 

E il riferimento è al fatto di cronaca avvenuto nell'alessandrino. “Ecco – spiega Rossi – questi sono i tempi che corrono e io vedo un grande pericolo dentro la nostra società. I problemi ci sono e vanno affrontati ma non vanno di sicuro ingigantiti come fa qualcuno”.

 

“Che non passi l'idea – ha detto Rossi, serio – che la soluzione è la persecuzione di alcune persone, per poi ostentare queste azioni come ribellione all'invasione. Io – conclude il governatore – sono preoccupato, noi dobbiamo opporci a tutto questo”.

 

Ma tornando alla questione delle alleanze in vista delle elezioni politiche, nell'elezione dei collegi uninominali il centrosinistra autonomista non correrà separato. “Ma poi – dice Rossi – a meno che non ci siano miracoli degli ultimi mesi non mi sembra che ci sia una chiarezza di coalizione a livello nazionale”. E quindi, in base a chi vince, si inizia a discutere. Farlo prima, come la volta scorsa, questa volta no.

 

"Prima delle idee e degli ideali - ha spiegato Panizza - per il Patt ci sono i territori. Noi siamo territoriali". E prima di ogni cosa c'è la difesa dell'Autonomia, che si difende stando nell'area di governo in Parlamento, facendo l'ago della bilancia, sperando che le maggioranze siano risicate così la pattuglia degli autonomisti può contare di più.

 

Cosa diversa per le elezioni provinciali. Il questo caso “il software è quello del centrosinistra”, una squadra in cui ci si sta “perché il Patt ha fatto una scelta di chiarezza”, osserva Franco Panizza. Ma la coalizione che le Stelle Alpine condividono con Pd e Upt potrebbe anche allargarsi. Ai civici, a cui Rossi nei giorni scorsi ha addirittura ipotizzato un gran bel regalo, un collegio alle prossime elezioni.

 

Non possiamo consegnare la nostra autonomia al populismo – spiega il governatore – e mi fa piacere che l'iniziale rifiuto del civismo stia rientrando. Su questo si sono espressi tutti i segretari dei partiti che compongono la coalizione, ma sarà la stessa coalizione ad affrontare il tema”.

 

La stessa coalizione che dovrà discutere anche della sua leadership. “Il leader naturale è il nostro Ugo Rossi – dicono le Stelle Alpine – dovranno semmai essere gli alleati a metterla in discussione”. Ma attenti a farlo, perché il Patt ha sposato la politica dei due forni, il pane cuoce bene anche in quello a destra.  

La conferenza stampa di oggi è stata un po' troppo sibillina. Tra il dire e il non dire, rimanendo vaghi su cosa si fara da qui a pochi mesi, le interpretazioni possono essere molte. Questa velata 'minaccia' di non aderire a priori all'ipotetica coalizione nazionale potrebbe anche sevire per alzare il prezzo della futura alleanza.

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