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Passa la legge contro gli sprechi alimentari: "In Italia 9 milioni di tonnellate di cibo buttate, sfamerebbero 44 milioni di persone"

Mattia Civico, uno dei proponenti: "Non ci siamo inventati nulla di nuovo ci sono già alcune realtà che in modo auto-organizzato operano da anni in questo campo. Questa volta la politica ha saputo osservare e sostenere quello che le nostre comunità hanno già saputo esprimere”

Di db - 14 settembre 2017 - 06:43

TRENTO. La notizia la dà lo stesso Mattia Civico, subito dopo il voto in Consiglio provinciale scrive un post sulla sua pagina Facebook: “Approvato all'unanimità il testo unificato che ho promosso con Chiara Avanzo e Walter Viola sul tema dello spreco alimentare e della redistribuzione delle eccedenze. Grazie a chi ha accompagnato e sostenuto. E grazie soprattutto a chi già oggi si spende per rimettere in circolo ciò che rischia di essere buttato”.

 

Il disegno di legge “Riduzione degli sprechi, recupero e distribuzione delle eccedenze alimentari” è diventato legge della Provincia. “Non ci siamo inventati nulla di nuovo – ammette Civico – ci sono già alcune realtà che in modo auto-organizzato, in collaborazione con i Servizi sociali, operano da anni in questo campo. Questa volta – spiega il consigliere – la politica ha saputo osservare e sostenere quello che le nostre comunità hanno già saputo esprimere”.

 

Anche Luca Zeni, assessore alla Salute, è soddisfatto. “Bravi i proponenti, un tema importante su cui possiamo adottare azioni concrete che miglioreranno il sistema”. Perché l'intento è proprio questo, promuovere le iniziative che si pongono questo obiettivo, la riduzione dello spreco. Una serie di agevolazioni, contributi e vantaggi sono da oggi riconosciuti alle realtà del Terzo settore che lavorano sulla riduzione degli sprechi alimentari e sulla distribuzione delle eccedenze.

 

La stesura del testo approvato è stato condiviso con coloro che operano sul campo, la Caritas, il Banco alimentare, Trentino solidale. La legge riconosce l'importante ruolo del volontariato e per quanto riguarda i contributi le direttrici sono quattro: i costi di gestione relativi alla raccolta di beni (alimenti e farmaci), i costi per l'affitto di immobili, i costi per utilizzo e manutenzione di

mezzi di trasporto (attività capillare del servizio), l'informatizzazione.

 

Lo spreco alimentare ha proporzioni incredibili. Secondo la FAO sono 1,3 miliardi le tonnellate di cibo che vengono buttate ogni anno. In Italia le tonnellate sono 9, cibo che potrebbe sfamare 44 milioni di persone. Una quantità che ha un valore anche economico: 37 miliardi di euro, 450 euro ogni famiglia.

 

Ridurre gli sprechi significa solidarietà: le mense per i poveri vivono anche di questi 'avanzi', i pacchi di viveri per le famiglie povere, italiane e straniere, sono fatti di prodotti che spesso, altrimenti, sarebbero buttati. Ridurre gli sprechi significa giustizia sociale: “Nel mondo ci sono persone che gettano il cibo e dall'altra persone che muoiono di fame”.

 

Ma la lotta allo spreco significa anche difesa dell'ambiente perché il prodotto finito subisce trasformazioni che richiedono l'utilizzo di energia che di conseguenza producono Co2, e la stessa coltivazione è impattante ecologicamente: basti pensare all'utilizzo di una delle risorse più preziose, l'acqua.

 

Lo scorso anno il Parlamento italiano ha approvato, su questi temi, la legge Gadda. Ora questa legge declina i principi della riduzione degli sprechi e della distribuzione delle eccedenze in chiave locale, sostenendo fattivamente chi già opera in questo settore.

 

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