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Il Belpaese a velocità ridotta nella sfida all'innovazione, il presidente di Italia startup: "I giovani imprenditori di oggi non vanno valutati rispetto ai criteri del passato"

Marco Bicocchi Pichi affronta le criticità che trovano le startup nazionali e prova tracciare una strada per cambiare volto all'Italia: "Francesi e inglesi finanziano notevolmente le startup, qui manca il coraggio di chiedere a coloro che hanno patrimoni di assumere un atteggiamento positivo. Investire sulla cultura per tornare leader nel mondo"

 

Di Luca Andreazza - 10 agosto 2017 - 12:06

TRENTO. "L'Italia deve ritornare a essere leader. Ora il Paese è passivo, troppo. Abbiamo difetti da correggere, ma abbiamo il potenziale per ritornare a diventare un faro nel mondo. Non attraverso l'arroganza, ma credendo semplicemente in sé stessi e nel patrimonio culturale. La chiave è scommettere sul nostro patrimonio, in questo campo siamo dei giganti. Non è nazionalismo, ma fare sintesi, comunità e civiltà. Invece abbiamo la sindrome dell'esterofilia e ci piangiamo addosso", queste le parole di Marco Bicocchi Pichi, presidente di Italia Startup in Trentino per esplorare l'innovazione provinciale.

 

Il rapporto PMI Centro-Nord, una dettagliata analisi sulla situazione economico-finanziaria delle PMI del Centro-Nord, con dati per le singole regioni e province, analizza le performance delle piccole e medie imprese dal punto di vista della demografia di impresa, dei bilanci, delle abitudini di pagamento, del rischio di insolvenza. Da qui emerge che il Trentino si conferma al primo posto per la presenza di startup innovative e al secondo posto per la concentrazione di piccole e medie imprese innovative.

 

Italia Startup in questo settore è una visione e rappresenta quella volontà di far tornare a crescere l’Italia. Creare una rete per rendere lo Stivale un 'Paese per imprenditori', attrattivo, creativo, innovativo. Oggi, dopo circa quattro anni dalla sua costituzione, avvenuta nel 2012, Italia Startup rappresenta una realtà che è cresciuta significativamente. Una piattaforma di incontro tra giovani imprese innovative e medie e grandi imprese, oltre che un ponte tra le istituzioni.

 

E come è messa l'Italia? "Siamo indietro sul livello di investimenti - aggiunge il presidente - non si vede una tendenza al cambiamento. Il tasso di innovazione, creatività e l'attenzione nel crearsi un lavoro è consolidato. I giovani e gli studenti universitari si avvicinano in maniera sempre maggiore all'idea di imprenditoria. Ma il tessuto economico conferisce poca ambizione e altrettanto scarso investimento. Le idee e le start up non possono ottenere risultati da sole, ma serve un aiuto nella fase iniziale. Un sostegno che può essere certamente altamente selettivo: non viene  garantito quel minimo di investimento necessario per andare a verificare se sui mercati internazionali una determinata idea, prodotto, o servizio possa avere una domanda e un successo significativo".

 

L'ecosistema nazionale delle startup è tanto recente quanto in evoluzione. Negli ultimi dieci anni in Italia si sono moltiplicate iniziative e interesse tra policy, infrastruttura e capitale umano. "Le idee giuste e gli imprenditori bravi ci sono - prosegue Bicocchi Pichi - così come i soldi ci sarebbero, ma mancano proprio i finanziamenti, come dimostrano anche i dati della Camera di Commercio di Trento. Questo è un grosso problema, è necessario innescare quel processo che porta al successo le start up all'estero e favorire quel ciclo re-investimento per muovere il tessuto. In Francia si spende, anche in Germania e Francia le risorse si trovano, qui invece siamo fermi a cifre irrisorie: i fondi si trovano all'estero o spostandosi e il sistema non decolla. Formiamo i giovani, ma poi mancano i posti di lavoro capaci di valorizzare le nuove competenze".

Sistema che fatica per due principali criticità. "I nostri startupper - evidenzia Italia startup - sono considerati scarsi e questo non è vero. Chiaro, non tutte le imprese sono delle eccellenze, ma è necessario sostenere queste iniziative e poi sarà il mercato a selezionare le migliori. Il secondo aspetto è quello di superare il concetto che la legislazione non funziona".

 

Il riferimento corre al 2012, quando l'allora ministro dello sviluppo economico Corrado Passera (governo Monti) vara il piano per analizzare e individuare quelle misure necessarie per rendere l'Italia un Paese a misura di start up. "Ovvio - spiega il presidente - le difficoltà non mancano, ma è ancora presto per trarre conclusioni. I risultati non arrivano subito". E il confronto va ai mercati simili al nostro: "Francesi e inglesi - sottolinea - finanziano notevolmente le startup, qui manca il coraggio di chiedere a coloro che hanno patrimoni di assumere un atteggiamento positivo".

 

Insomma, valutare gli imprenditori di oggi sulle opportunità e le differenze rispetto a ieri. "Banale dirlo - dice il presidente - tutto è cambiato, ma il retaggio è rimasto quello di valutare gli imprenditori di oggi rispetto a ieri, quando la Lira cresceva, c'erano le dogane e gli embarghi, la Cina era molto povera, il mondo era diviso in due e l'Italia era giovane, aveva bisogno di tutto e si trovava nel Dopoguerra. Oggi ci sono più opportunità, ma la realtà è molto più complessa. Non dimentichiamoci che il 40% della popolazione mondiale è under-24 e che il Pil mondiale fra il 1990 e il 2015 è raddoppiato".

 

E quale la ricetta per l'Italia? "La risposta risiede in cultura, studio, comprensione dei fenomeni economico e sociali. L'Italia è un Paese piccolo - conclude Bicocchi Pichi - ma dalla storia profonda, una cultura ricca e potenzialità enormi per sviluppare una leadership forte. Se guardiamo la quantità di territorio e popolazione contiamo molto poco. Al contrario l'italianità, la cultura in generale, la cultura giuridica, come il diritto romano che è alla base della democrazia, sono una potenza enorme. Dobbiamo riappropriarci dell'idea che possiamo influire nel mondo se ragioniamo non in termini di chiusura, ma di influenza culturale".

 

Riprendere a correre, aggiornando al giorno d'oggi la celebre frase di Orazio Graecia capta ferum victorem cepit (La Grecia, conquistata [dai Romani], conquistò il selvaggio vincitore). 

 

 

 

 

 

 

 

 

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