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Pedalando negli States, l'avventura di de Bertolini tra metropoli, parchi naturali e sconfinati deserti: "Gli americani? Molto generosi con chi va in bici"

Il trentino è scollinato in Utah dopo aver visitato la Death valley, il parco di Yosemite e quello naturale delle Sequoie. L'obiettivo è raggiungere le Montagne Rocciose e il Canada

Di Luca Andreazza - 02 luglio 2017 - 18:45

UTAH (Stati Uniti). 'Welcome to Utah'. Questo il cartello che accoglie il trentino Alessandro de Bertolini nel suo pedalare a stelle e strisce. A fine maggio il trentino è partito da Ruffrè alla volta di San Francisco, qui un paio di giorni di ambientamento e via in sella alla sua bici zaino (di circa cinquanta chili) al seguito per iniziare davvero la traversata degli States.

Un viaggio lungo oltre 6.000 chilometri e indicativamente oltre 50 mila metri di dislivello in solitaria attraverso il Nord America. Destinazione i grandi parchi naturali, le Montagne Rocciose e traguardo finale in Canada, pedalando tra California, Nevada, Arizona, New Mexico, Colorado, Wyoming e Montana (Qui articolo).

 

Dalla 'Bay area' il trentino si è spinto fino in Utah scoprendo Manteca, Jamestown, il Parco nazionale di Yosemite, ma anche la Death valley e il Fish Camp. "Questo mio nomadismo - spiega - procede per il meglio, la stanchezza ancora non si fa sentire e tutto procede secondo i piani: un'esperienza finora fantastica".

Un'America scoperta a passo lento, lentissimo: "Un territorio - afferma de Bertolini - dai grandissimi contrasti di colori, culture e paesaggi. Si passa dalle città al nulla letterale del termine: sconfinate strade sempre dritte che si perdono nel deserto e possono passare ore prima che transiti un'auto oppure si trovi un bar. In questi momenti è difficile restare concentrati e ci si perde nei pensieri sospesi tra musica nelle orecchie, natura e introspezione".

La Death valley, il parco di Yosemite e quello naturale delle Sequoie: "Banale dirlo - ammette il 'pedalatore' - ma quando ci si trova immersi in questi luoghi, si percepisce tutta la forza e la bellezza della natura. Un discorso simile si può fare per le metropoli: le fotografie sono solo frammenti, quando ci si trova al cospetto del Golden gate bridge oppure dei grattacieli, si comprende l'ingegnosità dell'uomo e si resta sbalorditi".

Una popolazione americana che si è mostrata molto calorosa e accogliente verso il trentino: "Forse perché - evidenzia il trentino - mi sposto in bici o perché sembro un po' 'scappato di casa' oppure sono semplicemente molto fortunato, ma vengo aiutato e sostenuto in questa traversata".

Qualche esempio? "Sono tanti - ricorda il ricercatore della Fondazione museo storico del Trentino - una persona in macchina è tornata indietro per regalarmi dell'acqua, mentre un'altra mi ha offerto qualcosa da bere al bar senza dirmi niente, l'ho scoperto alla cassa. Una volta invece mi sono fermato in un piccolo chiosco lungo la strada per rifiatare un attimo dal gran caldo. Mi sono rimesso in viaggio e all'imbrunire ho trovato un luogo abbastanza riparato dove montare la tenda. I titolari dell'esercizio sono passati proprio in quel momento e mi hanno invitato a cena e a dormire a casa loro".

Un modo per entrare in contatto con la vita di altre persone e conoscere una cultura diversa. "Tanti stereotipi - conclude de Bertolini - crollano davanti ai fatti. Mi sono veramente dovuto ricredere molto sugli americani. Spero di non dovermi rimangiare la parola nelle prossime settimane. Intanto mi godo il momento e imparo un po' di geografia" (ride).

Il viaggio nel frattempo riprende, direzione Wyoming, altra tappa del lungo girovagare.

 

 

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