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Circa 80 famiglie (proprietarie dei terreni) si uniscono in cordata e la Vigolana inizia a rialzarsi dopo la tempesta Vaia

Quando ci si è resi conto di essere tanti con le stesse necessità, ci si è mossi per contattare ditte specializzate. La scelta è ricaduta su un’impresa che dispone di collaboratori e mezzi con competenze specifiche nell’intervento sugli schianti boschivi. A marzo 2019 i lavori sono iniziati e chi sale da Vattaro verso il passo della Fricca inizia ad apprezzarne i risultati

Di Riccardo Villa - 17 giugno 2019 - 06:01

VATTARO. La tempesta Vaia ha sferzato l’Altopiano della Vigolana, radendo al suolo ampie abetaie che si sono trasformate in uno “shangai” impenetrabile. Da subito, è risultato evidente che solo i professionisti potevano intervenire in sicurezza sugli schianti, grazie ad abilità e competenze specifiche, associate a macchinari dedicati. Per rendere possibile l’intervento di ditte specializzate era però necessario disporre di volumi significativi di legname, opzione percorribile dove vi sono ampie proprietà pubbliche o private, ma più difficoltosa in aree, come l’Altopiano della Vigolana, dove la parcellizzazione delle proprietà è spiccata.

 

Le zone circostanti gli insediamenti di Centa San Nicolò e Vattaro sino alla prima metà del 900 erano destinate a coltivazioni (cereali, patate, foraggio, ...) finalizzate alla sussistenza degli abitanti. Ogni famiglia possedeva piccoli appezzamenti con vocazioni colturali eterogenee: quello più assolato poteva essere destinato alla viticoltura o alla cerealicoltura, quello più riparato e ricco di acqua alla coltivazione di patate o mais, e così via. Era l’autoconsumo o il piccolo baratto il motivo di fondo dell’organizzazione del territorio, il quale, a partire dagli anni del boom economico, è stato progressivamente abbandonato e destinato alla coltivazione dell’abete rosso.

 

Tornando ai giorni nostri, il primo problema che si è quindi posto a chi aveva a cuore il recupero degli schianti boschivi è stato quello di raggiungere aggregazioni di piccoli proprietari (si parla di circa 80 famiglie) tali da rendere possibile l’intervento di ditte specializzate. Si trattava, in sostanza, di unire in lotti quanto più ampi il puzzle di proprietà che ricadono sull’ampia area interessata.

 

La Stazione Forestale di Levico Terme ed il Comune dell’Altopiano della Vigolana, insieme ai Consorzi di miglioramento fondiario, hanno sollecitato e supportato l’avvio del processo di aggregazione dell’offerta che, attraverso il lavoro di cesello di alcuni privati, è riuscito, passo a passo, a mettere insieme un numero considerevole di proprietà. Infatti, man a mano che il numero dei proprietari aumentava, la convinzione sulle possibilità di pulizia e recupero dei boschi diveniva più forte, con ciò “contagiando” altri a unirsi alla cordata.

 

La Vigolana reagisce alla tempesta Vaia

Più che il modesto rientro economico (i prezzi del legname sono crollati per il surplus di offerta e per gli ingenti costi di esbosco), a motivare questo processo di coesione è stato l’amore per il territorio e la volontà di ricomporre il paesaggio che Vaia ha sfigurato. Quando ci si è resi conto di essere tanti, ci si è mossi per contattare ditte specializzate. La scelta è ricaduta su un’impresa che dispone di collaboratori e mezzi con competenze specifiche nell’intervento sugli schianti boschivi. A marzo 2019 i lavori sono iniziati e chi sale da Vattaro verso il passo della Fricca inizia, ora, ad apprezzarne i risultati.

 

Ai potenti mezzi d’opera per il lavoro di esbosco si è recentemente aggiunta una teleferica che permette il recupero di legname in zone scoscese e che risulterà essenziale per intervenire in sicurezza sul versante che dà sulla statale della Fricca, tra Pian dei Pradi e l’albergo al Bosco. La rimozione degli schianti è un’operazione necessaria ed urgente per tutelare l’equilibrio idro- geologico dei versanti interessati, che, una volta ripuliti, dovranno essere rapidamente ripiantumati o destinati a prato. Soprattutto, essa è fondamentale per evitare che parassiti, come il bostrico del legno, si diffondano, attaccando anche le piante sane.

 

Questo insetto (si consideri che una singola pianta ne può ospitare 25.000 esemplari) potrebbe generare una seconda tempesta, silenziosa, ma letale, a carico di foreste ancora integre, interessando superfici pari a quelle che Vaia ha distrutto. Per questo è fondamentale agire rapidamente.

 

La posta in gioco è il futuro del capitale boschivo e paesaggistico del Trentino e l’Altopiano della Vigolana sta facendo la sua parte per proteggerlo.

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