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Le lucciole stanno scomparendo per colpa dell'uomo. L'esperto: ''Gli insetti ci stanno mandando un allarme chiaro''

Il loro spettacolo di luci è sempre più raro e questo a causa della sempre maggiore cementificazione, dell'uso dei pesticidi e della scomparsa di prati e boschi. Mauro Gobbi (Muse): "La perdita di biodiversità a cui stiamo assistendo negli ultimi anni è preoccupante"

Di G.Fin - 19 giugno 2019 - 06:01

TRENTO. Arriva l'estate ed è tempo di lucciole. I piccoli insetti che un tempo regalavano un tocco di magia e di incanto alle passeggiate serali ora rischiano però di diventare solo un lontano bel ricordo.

 

E' diventato sempre più raro scovarli. In alcuni campi fanno ancora la loro ricomparsa ma nulla a che vedere con la presenza di un tempo.

 

In Trentino non ci sono dati aggiornati sulla loro presenza. Non siamo davanti ad una specie protetta da qualche direttiva europea che ne suggerisce un monitoraggio a livello regionale. Gli studi portati avanti a livello internazionale hanno però confermato che la presenza di questo insetto, dell'ordine dei coleotteri, è drasticamente calata e questa diminuzione, se pur limitata, viene condivisa anche dagli esperti a livello locale.

 

Le ragioni principali si possono trovare ancora una volta nell'uso massiccio degli insetticidi e dei pesticidi, a causa della cementificazione, del disboscamento ma anche per l'aumento dell'inquinamento luminoso. Tutti questi fattori stanno facendo gradualmente scomparire le lucciole nelle aree fortemente urbanizzate e nelle zone agricole.

“Noi negli ultimi decenni – ha spiegato ecologo ed entomologo, ricercatore nella sezione Zoologia degli invertebrati e Idrobiologia del Muse, Mauro Gobbi - stiamo assistendo ad una perdita di biodiversità di insetti preoccupante. La lucciola, come altre specie, è un ottimo bio-indicatore di qualità ambientale e ci fornisce informazioni importantissime sulla salute degli ecosistemi”.

 

Il calo della presenza delle lucciole non è solo una percezione ma è sostenuta dal mondo della ricerca anche a livello internazionale. Una situazione che, seppur non ancora sostenuta da dati quantitativi, riguarda senz'altro anche il Trentino.

 

“Stiamo assistendo – ha spiegato Gobbi - in un arco temporale molto breve a dei cambiamenti sulla biodiversità molto importanti. La nostra stessa memoria storica ce li fa evidenziare e questo è preoccupante”.

 

L'opera antropica messa in atto in sempre maggiori aree è uno dei principali fattori sotto accusa. La cementificazione senza freni contribuisce alla perdita di lucciole. Da adulte infatti, si nutrono di polline e di nettare ed è quindi ovvio che la diminuzione di prati e aree verdi si traduce in una distruzione dell’habitat di questi coleotteri.

 

“Se noi andiamo a tagliare boschi – chiarisce l'esperto del Muse - per fare campi di mais, vigneti, meleti e quindi monocolture, tutto questo ha un influsso negativo su questi insetti. Le lucciole hanno bisogno di zone boscate, ambienti ombrosi e anche abbastanza umidi”. Lo stesso vale per la perdita di prati senza i quali le lucciole non sanno dove nascondersi di giorno. Mortale è poi l'uso dei pesticidi in agricoltura intensiva che hanno fatto sì che le risorse alimentari per le lucciole diminuiscono sensibilmente.

 

“Quello che sta accadendo – conclude Mauro Gobbi – è un messaggio importante che ci stanno dando gli insetti. Pur non essendo graditi spesso alle persone, tanti svolgono un ruolo importante per la nostra sopravvivenza. Da ormai diversi anni ci stanno dicendo che qualcosa non sta andando come dovrebbe e la continua perdita di biodiversità, se non tenuta in considerazione, diventerà devastante anche per l'uomo”.

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