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I volontari trentini costruiscono un acquedotto tra le montagne del Vietnam: "C'è un nesso tra accesso all'acqua e salute, soprattutto ai tempi del coronavirus"

Il GruppoTrentino di Volontariato, da anni impegnato in progetti di cooperazione internazionale in Vietnam, lo scorso anno ha dato vita al progetto "Acqua per tutti". Quest'anno, in occasione della Giornata mondiale dell'acqua (che si celebra il 22 marzo), Francesca Anzi, coordinatrice del gruppo, ha voluto ribadirne l'importanza: "L'acqua è vita ma non tutti possono accedervi facilmente. Noi lo diamo per scontato ma per tantissime persone avere l'acqua in casa non lo è"

Di Arianna Viesi - 22 marzo 2020 - 00:27

TRENTO. Domenica 22 marzo si celebra, in tutto il mondo, la Giornata mondiale dell'acqua, istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite. Ogni anno, in questa giornata, i Paesi aderenti sono invitati a strutturare e proporre attività di sensibilizzazione sul ruolo fondamentale dell'acqua.

 

Quest'anno, però, la ricorrenza assume un significato nuovo alla luce della pandemia che sta sconvolgendo il mondo intero. Perché se è vero che l'acqua, oggi come non mai, è indispensabile (basti pensare a quante volte si è ribadita, e si ribadisce, l'importanza di lavarsi le mani), in molti Paesi l'accesso a questo bene primario (e, quindi, ad una corretta igiene) non è cosa così scontata. Chi fa fatica ad attingere all'acqua nella quotidianità, come potrà affrontare una sfida simile? A rispondere a questa domanda ci hanno provato le donne e gli uomini del Gruppo Trentino di Volontariato che, da anni, porta avanti progetti di cooperazione internazionale in Vietnam (QUI PAGINA)

 

"Questa giornata - spiega Francesca Anzi, coordinatrice del gruppo - ci ricorda com’è l'accesso all’acqua nel mondo. In alcune parti del mondo c’è ancora troppo poca consapevolezza delle pratiche igieniche di base e del loro ruolo nel ridurre la diffusione delle malattie. Conoscere il legame indissolubile tra igiene e salute non basta però per essere sani: è necessario anche avere a disposizione acqua e sapone".

 

"Purtroppo l’accesso all’acqua - continua - non è scontato e specialmente nelle comunità più remote non c’è disponibilità di sapone. Ma se manca sapone, acqua e bagni non è possibile assicurare cambiamenti positivi per proteggere e tutelare la salute della propria comunità. Per questo, poi, abbiamo portato e porteremo questa esperienza anche nelle scuole".

 

Per questo Gtv, la scorsa estate, ha dato avvio ad un nuovo progetto che mira ad accompagnare le comunità più vulnerabili verso un accesso, libero e consapevole, all'acqua. Grazie il progetto "Acqua per tutti" (QUI PAGINA) verrà infatti ristrutturato e ampliato un acquedotto che porterà l'acqua in tutte le case di due villaggi isolati, sulle montagne nel nord del Paese. "L'accesso all'acqua non è scontato - spiega Francesca -. Per questo, poi, abbiamo portato e porteremo ques'esperienza anche nelle scuole trentine. Porteremo, insomma, la nostra testimonianza perché credo sia questo il  senso della cooperazione internazionale".

 

 

Il progetto, cofinanziato dalla Provincia di Trento, da privati cittadini ed aziende, ben presto cambierà la vita di circa 800 persone che, come ci riferisce la stessa cooperatrice rientrata ad ottobre dall'ultimo viaggio in Vietnam, "vivono in condizioni igieniche precarie". Si tratta di un progetto che parte da quanto è già presente sul territorio. "Esisteva già qualcosa - racconta Francesca Anzi - qualcosa di molto primordiale: una sorta di acquedotto costruito molti anni fa, insieme alle autorità locali. Ora lo stiamo ricostruendo potenziando la rete idrica con l'obiettivo di garantire non soltanto la fontana pubblica (che già esiste) ma l'allacciamento nelle case dei singoli cittadini".

 

Ovviamente la messa in opera di nuove infrastrutture richiede anche un percorso di accompagnamento della popolazione che si trova, d'un tratto, a fare i conti con questioni lontane. "Tutto si fa anche grazie all'aiuto delle istituzioni e delle associazioni locali. Sono stata in Vietnam ad ottobre per monitorare la situazione. Ho incontrato anche le persone, mi sono fatta raccontare quali sono le aspettative e ti posso confermare che le aspettative sono molte, che la gente spera di avere l'acqua presto".

 

"C'è anche tutta la parte - continua Francesca - legata alla formazione sulle corrette pratiche igieniche. Avere l'acqua non significa solo poter bere e potersi fare da mangiare. Avere l'acqua significa anche potersi lavare e avere una toilette. Molto spesso, in quei villaggi, la defecazione avviene a cielo aperto. E si vanno a toccare sfere molto private della vita ma che però, necessariamente, vanno affrontate se si vuole parlare di salute".

 

È importante, quindi, portare avanti anche un percorso di sensibilizzazione sul nesso tra salute e igiene. "Qui lo diamo per scontato. Sapevamo che lavarsi le mani è importante ma, forse, non pensavamo lo fosse così tanto. Lì, invece, si ammalano per sciocchezze. Magari vanno in bagno, non si lavano le mani e poi vengono colpiti dalla dissenteria ma non riescono a cogliere il nesso che intercorre tra igiene e salute". E la salute passa anche dal libero accesso ai servizi igienici. "Spesso non si si pensa ma la questione dell'accesso ai servizi igienici coinvolge moltissime persone. Ho conosciuto uomini e donne che hanno il televisore in casa ma non hanno la toilette".

 

 

Il progetto "Acqua per tutti" è partito verso maggio dell'anno scorso, dovendo fare i conti poi con alcuni (fisiologici) ritardi. A gennaio la maggior parte dei lavori erano conclusi. Poi, con il capodanno lunare e l'esplosione dell'epidemia di coronavirus in Cina, tutto si è fermato. Da inizio febbraio, lentamente, anche in Vietnam si è fermato tutto: le scuole sono chiuse e le attività proseguono a singhiozzo. Ma la situazione, fortunatamente, sembra sotto controllo.

 

"In Vietnam - racconta Francesca - si registrano meno di 90 casi con un blocco che, oggi, è pressoché totale. Forse perché, in tempi non sospetti, hanno chiuso tutto. Molto prima di noi. Forse proprio per questo hanno avuto pochi problemi"

 

Ma come si accede, in due villaggi sperduti delle montagne vietnamite, all'acqua? "Quello che mi stupisce  sempre - racconta la coordinatrice di Gtv - è la creatività umana. Le strategie sono tantissime. C'è chi va alla fontana pubblica e lava i panni direttamente lì, chi va e si porta l'acqua a casa. Per quanto riguarda l'igiene personale, invece, solitamente si recupera l'acqua dalla fontana e poi si va in foresta, soprattutto alla sera. C'è poi chi preferisce andare direttamente alla fonte". Perché, nonostante l'acqua arrivi in paese grazie alla fontana, molti preferiscono attingere direttamente ai tanti ruscelli che percorrono la foresta. "Queste fonti d'acqua non sono sfruttate per gli impianti idrici perché non hanno una portata sufficiente. Qualcuno, quindi, preferisce andare lì. Le strategie messe in campo, poi, cambiano con il passare dell'anno. Ad esempio, durante la stagione delle piogge, tutti quanti si attrezzano con le grondaie per recuperare l'acqua piovana".

 

I villaggi in cui Gtv, in un periodo non facile, sta cercando di portare avanti il progetto "Acqua per tutti" sono villaggi remoti, arrampicati sulle montagne vietnamite, lontani da qualsiasi possibilità di scambio. "La campagna di sensibilizzazione ha avuto un notevole successo anche perché è stato visto come momento per ritrovarsi, in un contesto che non fosse il solito contesto agricolo".

 

 

Nelle case di queste persone non ci sono rubinetti, non ci sono docce e non ci sono toilette. E, per capirlo, le parole spesso non bastano. Per questo, Alberto Prina, direttore del Festival della fotografia etica di Lodi, ha deciso di immortalare quel mondo nelle sue fotografie. Prina si è recato nei due villaggi delle montagne vietnamite un anno fa, qualche mese prima che il progetto "Acqua per Tutti" venisse avviato. Gli scatti che compongono il reportage "Vietnam: diamo acqua al futuro", raccontano un Vietnam inedito, fatto di ripidi pendii e profonde vallate dove le minoranze etniche vivono in condizioni particolarmente svantaggiate, lontane dai grandi mutamenti economici del paese. La situazione dell’accesso all’acqua potabile e la vulnerabilità di un territorio fragile di fronte ai cambiamenti climatici fanno da sfondo ad un racconto curato e fedele (QUI FOTO).

 

"Il virus ha stravolto le nostre vite mentre i cambiamenti climatici stanno stravolgendo quella del pianeta che ci troviamo ad abitare - conclude Francesca Anzi -. La Giornata mondiale dell'acqua, quest'anno, è legata proprio a questo. I cambiamenti climatici interessano, infatti, soprattutto questa risorsa: basti pensare alle risorse d'acqua dolce, i ghiacciai, che lentamente stanno scomparendo, alla desertificazione, alla siccità, all'acidificazione degli oceani, agli eventi estremi cui ci stiamo abituando. Gli eventi climatici più intensi sono proprio quelli legati all'acqua, e sono quelli che comportano il maggior numero di vittime e di sfollati. Acqua vuol dire vita. Non dimentichiamocelo mai, soprattutto oggi".

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