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Api e inquinamento ambientale, lo studio in Val di Sole: "Ritrovati diversi insetticidi nei pollini anche a 12 chilometri dalle coltivazioni"

I risultati di uno studio coordinato dal professor Angeli dell'Università di Bolzano indicherebbero la possibilità per i prodotti fitosanitari di essere trasportati nel vento, spiega l'entomologo dell'ateneo altoatesino: "Anche a più di 10 chilometri di distanza grazie ad un meccanismo di deriva secondaria"

Nell'immagine di sinistra le arnie di controllo sistemate in Val di Sole
Di Filippo Schwachtje - 03 maggio 2021 - 16:20

TRENTO. Fitofarmaci e frutticoltura, ritrovati insetticidi nel polline raccolto dalle api in Val di Sole a "12 chilometri di distanza dalle zone irrorate". Questo il risultato di uno studio portato avanti nel 2020 dall'Università di Bolzano (coordinato dal professore di entomologia Sergio Angeli) in collaborazione con le associazioni di apicoltori della zona. "Nella loro attività - racconta Angeli - le api 'raccolgono' il territorio, distillandolo praticamente nel polline che poi depositano all'interno delle arnie: noi abbiamo analizzato la situazione in Val di Sole, utilizzando gli insetti come campionatori territoriali" ed i risultati parlano chiari: nella valle i fitofarmaci impiegati nelle attività frutticole si sono diffusi ad oltre 10 chilometri dalle aree in cui sono stati utilizzati

 

"Una prima diffusione delle sostanze - spiega il professore dell'ateneo altoatesino - avviene nei minuti immediatamente successivi all'utilizzo dei fitofarmaci e può interessare aree distanti alcune centinaia di metri dalle zone irrorate. Ma nei 24 punti di raccolta del polline che abbiamo sistemato lungo la valle abbiamo rinvenuto 15 diversi tipi di insetticidi, 43 fungicidi, 3 erbicidi e 3 regolatori della crescita delle piante, alcuni anche a 10 o 12 chilometri dagli alberi da frutto". In maggioranza, assicura Angeli: "Si è trattato di sostanze ammesse, ma in almeno due casi abbiamo rilevato insetticidi proibiti nel polline raccolto dalle api".

 

La situazione è particolarmente preoccupante perché, sebbene la concentrazione dei singoli fitofarmaci non determini particolari problemi per le api, il cosiddetto 'effetto cocktail' (ovvero la presenza di una lunga serie di prodotti diversi nell'organismo degli insetti) potrebbe avere, spiega Angeli: "Effetti importanti nel lungo periodo". Allarmante è anche la 'portata' dell'effetto di deriva secondaria dei fitofarmaci che sarebbe alla base della diffusione ad ampio spettro delle sostanze più durature e quindi più pericolose. "La mia ipotesi è che le particelle dei prodotti utilizzati in ambito frutticolo - sottolinea il professore dell'Università di Bolzano - si leghino in qualche modo al pulviscolo e vengano trasportate dal vento a distanze considerevoli, inquinando quindi zone molto più estese di quanto si pensava inizialmente". 

 

Secondo recenti stime riportate nello studio, il valore ecosistemico dell'impollinazione delle api sarebbe pari al 10% del totale della produzione ortofrutticola, che a livello globale si traduce in 153 miliardi di euro annui. Una cifra enorme che nasconde una serie di altri importanti fattori, ad esempio la maggior dimensione e qualità dei frutti che nascono da una "ottima impollinazione" da parte degli insetti. 

 

I risultati dello studio sono stati presentati in occasione della conferenza di oggi, 3 maggio, del Comitato del Referendum per la costituzione del Distretto biologico Trentino, alla quale hanno partecipato, oltre ad Angeli, anche Fabio Giuliani (referente del Comitato), il presidente di Wwf Trentino Aaron Iemma e la giornalista Maddalena di Tolla.

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