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Biodistretto, Cia del Trentino: “Sulla difesa fitosanitaria c'è grande confusione, non basta un referendum per cambiare gli eventi naturali e i sistemi colturali”

La Confederazione italiana agricoltori del Trentino è intervenuta sul tema Biodistretto a poco più di 20 giorni dal referendum per il Distretto biologico sul territorio provinciale: “Come spesso accade c'è chi crede di semplificare processi complessi, ma non basta sicuramente un referendum per cambiare gli eventi naturali, i sistemi colturali e i percorsi culturali”

 

Di F.S. - 02 settembre 2021 - 17:00

TRENTO. Referendum sul Biodistretto, la Confederazione italiana agricoltori: “Si rischia di creare una pesante frattura tra cittadini e agricoltori, chi ha avviato il percorso lo ha fatto senza coinvolgere minimamente i diretti interessati, cioè gli agricoltori”. Dura la posizione della Cia provinciale sul referendum per l'istituzione del Distretto biologico in Trentino. Secondo la Confederazione infatti questa “mancanza iniziale” di coinvolgimento avrebbe causato una “ferita che nel corso del tempo non si è più rimarginata, come abbiamo constatato nelle rare (quasi fossero poco importanti) occasioni di confronto. Si è partiti male e durante il percorso non si è riusciti a migliorare”.

 

Secondo la Cia del Trentino con il referendum sul Biodistretto “si vuole costruire partendo dal tetto. Come spesso accade c'è chi crede di semplificare processi complessi, ma non basta sicuramente un referendum per cambiare gli eventi naturali, i sistemi colturali e i percorsi culturali”. Nella metafora della Confederazione, il “tetto” sarà sicuramente l'obiettivo, ma per avvicinarsi “non servono consultazioni popolari che creano confusione, fratture e disperdono cospicue risorse” ma piuttosto “strumenti efficienti ed efficaci (piante resistenti, sistemi di lotta alternativa, confusione sessuale, nuove tecnologie, molecole meno impattanti eccetera), che solo la ricerca ci può dare e che quindi va sostenuta con decisione”.

 

In merito alla difesa fitosanitaria, si legge nella nota: “C'è sempre molta confusione quando ogni anno vengono presentati i dati dei prodotti utilizzati. In Trentino ci sono numeri significativi, ma un'errata interpretazione dipinge un quadro irreale. Nessuna pianta sia orticola, cerealicola o arborea, dà produzioni soddisfacenti e commerciabili, se non viene aiutata anche dal punto di vista fitoiatrico”. Indipendentemente dal metodo di coltivazione, bio o integrato, continua la Confederazione: “Le piante vengono trattate e se è bio i quantitativi di prodotto usati sono più importanti in considerazione del basso dosaggio di principio attivo contenuto. Sta di fatto che l'opinione degli agricoltori sembra interessi poco, soprattutto a chi si è sentito in obbligo di assumersi il problema e proporre il referendum”.

 

L'agricoltura, conclude la nota di Cia Trentino: “Sta continuamente migliorando, probabilmente è tra i settori che si sta impegnando maggiormente per essere sempre più sostenibile. Dovendosi confrontare con la natura è però necessaria una continua evoluzione. Non possiamo pensare che basti una regola per risolvere il problema: serve preparazione, professionalità, ricerca applicata, ricerca sperimentale, ma soprattutto serve tanto buon senso perché con le sole contrapposizioni non si va da nessuna parte. Non per ultimo dobbiamo avere quell'umiltà che ci insegna la terra e la consapevolezza che nonostante tutti i nostri sforzi, la natura sarà sempre un passo avanti a noi”.

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