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Ciclabile di Gocciadoro, continua la discussione. Iori: "I no senza se e senza ma di un ecologismo totalitario non vanno nella giusta direzione"

Tommaso Iori, ex presidente Uisp Trentino, risponde ai Verdi riguardo alla ciclabile di Gocciadoro. Secondo lui un'amministrazione comunale si valuta "sul suo saper prendere decisioni equilibrate, non su un "ambientalometro" il cui funzionamento sfugge ai più"

Pubblicato il - 19 febbraio 2021 - 13:42

TRENTO. Continua il dibattito sulla realizzazione della ciclopedonale al parco di Gocciadoro. Dopo i pareri contrari del dottor Pedrotti (Qui articolo) e dei Verdi (Qui articolo) e la risposta del vicesindaco Stanchina (Qui articolo), arriva anche una lettera di Tommaso Iori, responsabile nazionale Uisp – Beni comuni e impiantistica sportiva.

 

Nella sua lettera l’ex presidente Uisp trentino espone il suo pensiero riguardo alla ciclopedonale, chiedendosi se sia corretto dire no senza se e senza ma ad un progetto voluto dai cittadini e che permetterebbe loro di vivere dei momenti nella natura senza doversi allontanare troppo dalla città.

 

Qui la lettera di Iori:

 

Cita Alex Langer, l'interrogazione dei Verdi sul percorso ciclabile previsto al Parco di Gocciadoro, con la celebre frase: "la conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile". Mi domando cosa ci sia di socialmente desiderabile in questo tipo di ecologismo. Un ecologismo che interviene in nome del bene collettivo, dando per scontato che coincida con la propria idea. In barba al protagonismo dei cittadini, agli iter partecipativi, agli atti votati e approvati dagli organismi della democrazia rappresentativa: nella sempre presuntuosa convinzione che ci sia un bene "altro", evidentemente più "alto", e che ci sia qualcuno (loro, ovviamente) a tutelarlo, in nome di un sapere elevato, di un'investitura incontestabile.

 

Dietro al progetto di valorizzazione dei parchi di Gocciadoro e del Montello nella loro dimensione "ciclabile", ci sono anni di discussione, confronto, attività. Proposte nate dal basso, da cittadini e associazionismo sportivo, per fare della grande area verde alle porte di Trento un luogo adatto alla vita pulita e sana, agli stili di vita attivi e sostenibili, all'esperienza in natura, soprattutto per i più piccoli. Pare che i Verdi vogliano tutto questo, certo, ma senza l'uomo. E quindi 400 metri di percorso ciclabile, senza l'utilizzo di asfalto, per migliorare il collegamento tra il Parco di Gocciadoro e il Parco del Montello, diventano una violenza barbarica alla natura incontaminata. Credo che l'assurdità si commenti da sola. Un parco è per sua natura un luogo antropizzato: quello che la politica deve decidere è che utilizzo incentivare, di quel luogo, trovando un equilibrio tra esigenze, aspettative e bisogni di una società plurale e complessa. Questo è il livello della discussione, e mi spiace, ma i NO senza se e senza ma di questo ecologismo totalitario non vanno in questa direzione.

 

Quello che il Comune ha raccolto è una richiesta che è salita forte e chiara da un ampio mondo associativo, che anni fa ha evidenziato un problema e ha proposto una soluzione: perché non sfruttiamo le enormi potenzialità di questo stupendo spazio verde alle porte della città, per dare a bambini e ragazzi la possibilità di andare in bicicletta in piena sicurezza e in un bellissimo contesto? Perché non permettere ai piccoli cittadini di Trento di fare esperienze sane e attive, al pari dei loro coetanei delle valli, senza dover prendere la macchina dei genitori per spostarsi in montagna?

 

La mia domanda è: nell'equilibrio tra esigenze diverse, dare ai bambini un luogo privilegiato per fare sport in sicurezza e fornire a tutti i cittadini la possibilità di usare la bicicletta non solo sull'asfalto urbano, è davvero un elemento così trascurabile? È davvero impossibile immaginare la possibilità che un parco cittadino possa essere un luogo dove biciclette, escursionisti, famiglie col cestino da picnic convivano con il carpino e l'orniello? È fantascienza pensare che un bosco ceduo non venga barbarizzato da 400 metri di ciclabile, così come boschi e montagne trentine non vengono barbarizzate da oltre 5mila chilometri di sentieri?

 

Un'amministrazione comunale non si valuta sulla base di un "ambientalometro" il cui funzionamento sfugge ai più: si valuta sul suo saper prendere decisioni equilibrate, sulla sua capacità di dare risposte ai bisogni dei cittadini e garantire opportunità di vita buona, sana, attiva a tutte e tutti, senza discriminazioni. Credo che la decisione presa, proprio perché frutto di un percorso lungo e partecipato, vada in questa direzione: adesso andiamo avanti, con la giusta lentezza, scavando a fondo nei problemi, ma senza che questo diventi un alibi per non fare mai nulla e non decidere su niente.

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