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Collari Gps per proteggere gli allevamenti dai predatori (FOTO): “Questa lupa ci darà la possibilità di studiare i comportamenti del branco”

Luna è la sesta lupa radiocollarata: “Catturare un lupo è un’operazione estremamente complessa e faticosa, ma le conoscenze che possono essere acquisite grazie ai radiocollari di nuova generazione sono semplicemente irraggiungibili con altri metodi di studio”

Di Tiziano Grottolo - 05 ottobre 2021 - 11:14

VICENZA. È stata chiamata Luna la lupa recentemente catturata e radiocollarata da una squadra di ricercatori che stanno portando avanti un progetto sul monitoraggio dei lupi. Un progetto coordinato da Marco Apollonio, professore del dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Sassari, e portato avanti in collaborazione con la Regione Veneto. 

 

È il sesto esemplare che catturiamo in Veneto”, spiega Duccio Berzi, esperto di conservazione della fauna e responsabile delle operazioni sul campo. Luna pesa 28 chilogrammi ed è stata trovata in buona saluta. “Questa bellissima lupa, catturata e rilasciata in provincia di Vicenza, ci darà la possibilità di portare avanti gli studi sul comportamento del branco nelle sue relazioni con selvatici e domestici, finalizzati a trovare soluzioni per mitigare il conflitto con il settore zootecnico, con sperimentazioni tecnologiche uniche in Europa”.

 

LE FOTO. La cattura di Luna, il sesto esemplare radiocollarato nell’ambito del progetto di monitoraggio sui grandi carnivoti
Foto Duccio Berzi
Foto Duccio Berzi
Foto Duccio Berzi
Foto Duccio Berzi
Foto Duccio Berzi
Foto Duccio Berzi
Foto Duccio Berzi
Foto Duccio Berzi

Questo progetto sperimentale infatti, è il primo in Europa che utilizza questo approccio e queste tecnologie. Fra gli obiettivi c’è quello di capire come mai alcune aziende vengano colpite più spesso, dopodiché, grazie ai Gps inseriti nei radiocollari, i ricercatori stanno testando una serie di misure di prevenzione per organizzare meglio le difese negli allevamenti. Un primo metodo sfrutta un sistema di recinzioni virtuali, in altre parole quando un lupo entra in un’area precedentemente delimitata dai ricercatori il suo radiocollare invia un segnale in questo modo è possibile sapere in anticipo se un branco si sta avvicinando a un gregge così da poter attivare un primo livello di difese come dissuasori luminosi e acustici. In seconda battuta, quando un esemplare si avvicina troppo a un allevamento, i proprietari vengono avvisati tramite un sms.

 

Finora i primi risultati sono stati incoraggianti ma arrivare a questi risultati non è facile. “Catturare un lupo – sottolinea Berzi – è un’operazione estremamente complessa e faticosa, ma le conoscenze che possono essere acquisite grazie ai radiocollari di nuova generazione sono semplicemente irraggiungibili con altri metodi di studio. Finalmente, grazie a questo studio condotto con poche risorse e tante difficoltà, potremo avere un po’ di dati utili relativi al nostro contesto alpino, dove la telemetria di fatto non è mai stata fatta”.

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