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Escavatori in azione alla “baita 7 nani”, Degasperi: “I pascoli si trasformano in cave?”

In quello che era un pascolo di proprietà comunale da tempo sono entrati in azione mezzi pesanti, operai ed escavatori che stanno asportando grandi massi dal terreno. Degasperi deposita un’interrogazione: “Dell’originaria e dolce distesa prativa non è praticamente rimasto nulla”

Di Tiziano Grottolo - 04 maggio 2021 - 19:59

PANCHIÀ. Da un po’ di tempo gli abitanti di Panchià, poco più di 800 anime nel cuore della Val di Fiemme, si domandano che genere di lavori siano in corso nel pascolo di proprietà comunale che si trova nella località che ai residenti è nota come “baita 7 nani”.

 

Da tempo infatti, anche con l’utilizzo di potenti escavatori, gli operai di una ditta di costruzioni sono al lavoro per scavare e prelevare massi di grandi dimensioni. I lavori hanno attirato l’attenzione anche del consigliere provinciale di Onda Civica Filippo Degasperi che spiega: Dell’originaria e dolce distesa prativa non è praticamente rimasto nulla. Un sopralluogo effettuato nei giorni scorsi ha evidenziato la presenza di un cantiere con macchine operatrici in esercizio”.

 

 

Insomma quel che è certo è che i mezzi pesanti stanno operando a pieno regime ma a molti sfugge il motivo di tali operazioni di escavo. “Quello che è evidente anche ai profani – dice Degasperi – è che si tratta di un intervento invasivo su un terreno già adatto al pascolo come mostrano le fotografie precedenti l’avvio del cantiere. È quindi chiaro che sarebbe difficile immaginare una bonifica su un sito già naturalmente bonificato”.

 

Quindi a che scopo la ditta sta recuperando i massi? Il consigliere di Onda Civica ha una sua ipotesi: “È probabile che i massi vengano trasportati altrove magari per essere utilizzati nei lavori di messa in sicurezza degli argini del torrente Avisio”.

 

 

A non essere chiara nemmeno l’origine del materiale da riporto: “Pare si tratti di limo – commenta Degasperi – che viene sparso sul terreno ma non si capisce né se il Comune di Panchià riceva un corrispettivo per i massi prelevati, né se siano state valutate le conseguenze in termini di rischio idrogeologico dell’asportazione della roccia sostituita con terreno di riporto”. Per far luce sulla vicenda il consigliere provinciale ha depositato un’interrogazione.

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