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Nasce l'applicazione per individuare le aree dove si può cacciare. Iemma (Wwf): ''Utile contro il bracconaggio. Così i cittadini potranno avvertire le autorità''

È possibile zoomare la mappa oltre che capire la propria posizione attraverso il localizzatore satellitare Gps presente sul telefono. Individuando la propria posizione è possibile verificare la zona in cui si trova l’utente o una persona vicina. Iemma. “E’ una app semplice e funzionale che può rappresentare un importante strumento di sicurezza per chi frequenta i boschi del Trentino''

Di Francesca Cristoforetti - 05 ottobre 2021 - 18:37

TRENTO. Nasce una nuova app per individuare in tempo reale le aree in Trentino in cui è possibile praticare la caccia. L’applicazione, promossa dalle associazioni ambientaliste Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu, Eppaa e Wwf, è scaricabile sia da cellulare che raggiungibile direttamente dal web e rappresenta una cartografia che, approssimata per difetto, mostra le zone in cui la pratica venatoria è vietata e dove è permessa. “L’applicazione – spiega il presidente del Wwf Trentino Aaron Iemma - è utile per capire se ci troviamo in un'area dove si può cacciare e in questo modo si possono contrastare fenomeni di bracconaggio perché il comune cittadino, l’escursionista in gita, o il proprietario di un fondo, o l’agente addetto alla vigilanza venatoria hanno la necessità di sapere se un cacciatore nella loro immediatezza possa o meno praticare la sua attività”.

 

La stessa regola vale per i cacciatori che “nell’esercizio legale dell’attività venatoria, talvolta si ritrovano, anche in assoluta buonafede, in aree che non sanno essere precluse alla caccia”. Buona parte del territorio trentino è infatti giuridicamente precluso all’esercizio dell’attività venatoria e la cartografia è stata realizzata secondo le linee guida della vigente normativa (L.P. 24/1991) che prevede tre tipi di divieti spaziali, quello di ubicazione, di esercizio venatorio e di sparo. L’applicazione, rintracciabile su questo sito o scaricabile direttamente sul proprio cellulare, consente una visualizzazione di insieme del territorio provinciale, su cui è sovrapposto un layer che mostra tutte le aree interdette dall’attività di caccia attraverso dei colori visibili: rosso per le zone di divieto, verdi le aree concesse.

 

È possibile zoomare la mappa oltre che capire la propria posizione attraverso il localizzatore satellitare Gps presente sul telefono. Individuando la propria posizione è possibile verificare la zona in cui si trova l’utente o una persona vicina. “E’ una app semplice e funzionale - aggiunge Iemma - che può rappresentare un importante strumento di sicurezza per chi frequenta i boschi del Trentino. E’ uno strumento di ‘autocoscienza’, sia come elemento di verifica che di controllo nel contrasto agli illeciti venatori connessi agli ‘sconfinamenti’ o all’esercizio della caccia in zone ad essa precluse”.

 

La cartografia cerca di attenersi il più possibile alle seguenti norme, anche se è impossibile riprodurre le superfici con la massima precisione, essendoci degli elementi non prevedibili.

 

Il divieto di ubicazione vieta infatti l’installazione di appostamenti fissi e temporanei per la caccia agli uccelli migratori a distanza minore di metri 1000 dai valichi montani. Il divieto di esercizio venatorio invece vale a prescindere dall’atto di sparare ed è applicato anche sull’atteggiamento di caccia, definito come ogni attività preliminare e la complessiva organizzazione dei mezzi, perciò qualsiasi attività che appaia diretta a tale fine. L’attività venatoria intesa come la presenza di un cacciatore in un determinato spazio è vietata nei giardini, nei parchi pubblici e privati e nei terreni adibiti ad attività sportive; nelle oasi di protezione, nelle zone di ripopolamento e cattura, nei centri pubblici e privati di produzione di selvaggina; nei luoghi ove vi siano opere di difesa dello Stato ed ove il divieto sia richiesto dall'autorità militare, ove esistano monumenti nazionali, purché dette zone siano chiaramente delimitate da tabelle; nelle aie e nelle corti o altre pertinenze di fabbricati rurali; nelle zone comprese nel raggio di 100 metri da immobili, fabbricati e stabili in atto ad abitazione o a posto di lavoro, e di 50 metri da vie di comunicazione ferroviaria e da strade carrozzabili, escluse soltanto le strade poderali ed interpoderali; sulle strade forestali di tipo B e sulle strade agricole di proprietà comunale.

 

Il divieto vige anche per la pratica dell’esercizio venatorio, anche senza sparare, a distanza inferiore a 100 metri da macchine operatrici agricole in funzione ed in qualsiasi specchio d’acqua dove si eserciti l’industria della pesca o della pescicoltura a condizione che il luogo sia dotato di apposita tabellazione. Il divieto di sparo applicato a distanza minore di 150 metri con fucile a canna liscia; o da distanza corrispondente a meno di una volta e mezzo la gittata massima in caso di uso di altre armi, in direzione di immobili, fabbricati e stabili adibiti ad uso di abitazione o a posto di lavoro siti lungo la traiettoria di vie di comunicazione ferroviaria e di strade carrozzabili, eccetto quelle poderali ed interpoderali, di funivie, filovie ed altri trasporti a sospensione in esercizio, di stabbi, stazzi, fondi chiusi e destinati al ricovero e all’alimentazione del bestiame.

 

Il divieto di sparare è limitato dalla distanza. Misurare la distanza massima è un’impresa balistica e dal punto di vista sanzionatorio è impossibile. Questo porta, di conseguenza, ad una mancanza di attivazione nelle sanzioni”, aggiunge Adriano Pellegrini della Pan-Eppaa.

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