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Quanti sono gli orsi problematici? E quanti saranno in futuro? Le ipotesi degli esperti. Dei 19 esemplari “più pericolosi” solo 3 sono sicuramente liberi e in vita

Entro il 2025 gli orsi potrebbero raggiungere quota 129 ma degli esemplari più problematici fin qui monitorati, 9 sono già morti (4 abbattuti, 3 morti accidentalmente durante le fasi di cattura, 2 vittima di bracconaggio), mentre 4 si trovano in cattività, 3 sono scomparsi (si teme il bracconaggio). Di fatto solo 3 esemplari sono liberi e se ne conoscono le condizioni di salute

Di Tiziano Grottolo - 22 gennaio 2021 - 20:15

TRENTO. Com’è noto, la popolazione di orsi trentini nei prossimi anni è destinata ad aumentare e con essa, logicamente, aumenteranno anche gli orsi cosiddetti problematici. Di quanto? Gli esperti di Ispra con il supporto del Muse hanno elaborato un rapporto che offre alcune ipotesi. Prima però è necessario fare alcune precisazioni: i modelli utilizzati dagli esperti infatti non hanno tenuto conto né degli aspetti geografici né di una limitazione delle risorse trofiche e neppure di possibili aumenti della mortalità o del cosiddetto effetto inbreeding, cioè la riproduzione fra consanguinei (un problema effettivo degli orsi trentini, tutti discendenti da pochi esemplari). Si tratta di fattori che per la maggior parte giocano “contro” i plantigradi. Ad ogni modo, tenendo presente che nel 2019 si stimava una popolazione di 68 plantigradi (esclusi i cuccioli nati in quell’anno) entro il 2025 gli orsi potrebbero raggiungere quota 129 (124 se calcolati con un medico diverso), quasi il doppio di quelli stimati nel 2019.

 

Tornando invece agli orsi problematici, i dati fin qui disponibili dimostrano come, tra il 2005 e il 2020, gli esemplari che hanno mostrato comportamenti per i quali il Pacobace prevede la possibilità di operare la rimozione sono stati 19 (contando anche quelli già deceduti). “In media ogni anno – si legge nel report – sono 3,4 gli orsi che manifestano problematicità per cui è prevista, tra le opzioni di gestione, anche la rimozione. Considerando soltanto gli orsi potenzialmente pericolosi o ad alto rischio (in totale 15), questo valore scende a 2,7. Se confrontati con il numero totale di orsi censiti nella popolazione per almeno due anni consecutivi da inizio progetto di reintroduzione (cioè 136), gli orsi problematici per cui è prevista la rimozione corrispondono al 13% della popolazione”. Nel dettaglio gli orsi definiti “particolarmente dannosi” sono 4 (3%), quelli “potenzialmente pericolosi” sono 12 (9%) mentre quelli considerati “ad alto rischio”, cioè che hanno manifestato comportamenti potenzialmente pericolosi in maniera ripetuta, sono stati 3 (il 2%). Dei 19 orsi più problematici fin qui citati, 9 sono già morti (4 abbattuti, 3 morti accidentalmente durante le fasi di cattura, 2 vittima di bracconaggio), mentre 4 si trovano in cattività, 3 sono scomparsi (si teme il bracconaggio). Di fatto solo 3 esemplari sono liberi e se ne conoscono le condizioni di salute. Uno di questi si trova in Friuli-Venezia Giulia.

 

 

Questi dati, sottolinea il report, rappresentano il numero complessivo di animali particolarmente dannosi, potenzialmente pericolosi e ad alto rischio nella popolazione. Tuttavia, se si considerano gli animali che ogni anno manifestano per la prima volta un comportamento che potrebbe prevedere la rimozione, si vede che in media, ogni anno, questi animali sono pari a 1,2 orsi. Un valore che scende a 0,9 se si considerano esclusivamente gli orsi potenzialmente pericolosi e quelli ad alto rischio. In sostanza ogni anno compare un nuovo orso “a rischio rimozione”. Di conseguenza gli esperti stimano (con un margine che va da 0 a 15 animali) che nei prossimi 5 anni, saranno 5 i nuovi esemplari che potrebbero manifestare comportamenti per i quali può essere prevista la rimozione. Considerando soltanto gli individui potenzialmente pericolosi e ad alto rischio, la stima scende a 3 individui in 5 anni.

 


 

Il raddoppio della popolazione previsto dalle randomizzazioni e dal modello demografico – concludono gli esperti – potrebbe avvenire in parte con un’espansione di areale, e in parte con un aumento di densità”. Mentre per quanto riguarda la problematicità, gli esperti ricordano che questa non può essere considerata soltanto in funzione della densità di popolazione: “I risultati ottenuti indicano che vi potrà essere un aumento delle interazioni problematiche tra uomo e orso, ma non necessariamente tale aumento avverrà in maniera lineare rispetto al numero di animali”.

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