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Referendum per il Biodistretto, Fernandez: “In gioco il futuro, sostenibile o meno, del territorio. Col 'Sì' nessun obbligo per i produttori ma solo più stimoli e risorse”

Fra i promotori del Referendum sul Distretto biologico in Trentino c'è Andreas Fernandez, presidente della Commissione ambiente e agricoltura del Comune di Trento: “C’è chi si erge a voce di tutti gli agricoltori, quando in realtà è evidente che persegue interessi parziali, e ci sono alcuni produttori che vogliono avere l’esclusiva sul biologico, ma in gioco c’è il destino, sostenibile o meno, del nostro territorio”

Di Filippo Schwachtje - 26 agosto 2021 - 13:06

TRENTO. “Il referendum è una grande occasione per il Trentino: è importante capire che si sta votando per dare il via ad un percorso che punta a cambiare lo status quo, ma senza nessuna forma di obbligo o costrizione per i produttori”. È questo secondo Andreas Fernandez, uno dei promotori del referendum per l'istituzione del Distretto biologico in Provincia di Trento, uno dei concetti chiave da trasmettere alla popolazione quando ormai manca solo un mese al 26 settembre, giorno in cui in tutto il Trentino si andrà al voto.

 

“Si tratta di un referendum propositivo – spiega Fernandez – con un quorum al 40%. Questo vuol dire che dobbiamo riuscire a portare a votare poco più di 170mila persone. Il distretto è uno strumento chiave per incentivare l’economia locale come bene comune, diventando al contempo un alleato essenziale per l’equilibrio del processo alimentare e di conseguenza per la salute. Il distretto biologico rappresenterebbe in poche parole un modello di sviluppo socio-economico più sostenibile per il Trentino”. 

 

Fernandez, che è anche presidente della Commissione ambiente e agricoltura del Comune di Trento (“il Comune agricolo più grande della Provincia”) sottolinea infatti “l'importante ricaduta economica” che la vittoria del 'Sì' al referendum porterebbe in tutto il territorio provinciale: “Il biodistretto creerebbe una collaborazione fra i produttori, i consumatori, le istituzioni e gli operatori turistici. Proviamo a immaginare, partendo dal nostro enorme patrimonio naturalistico, il 'valore' che potrebbe avere da un punto di vista del marketing territoriale un Trentino vocato al biologico”. 

 

Sebbene sul nostro territorio esistano già diversi biodistretti (ad esempio quello della Val di Gresta): “Rispetto al resto d'Italia, dove invece il biologico sta crescendo, qui siamo ancora molto indietro – ribadisce Fernandez – i dati per il Trentino in questo ambito sono impietosi. Rispetto alla Sau (Superficie agricola utilizzata) provinciale, siamo intorno al 6%, molto sotto la media nazionale e sotto anche quella europea. Bio significa anche trovare delle alternative alle monocolture intensive: noi immaginiamo un territorio più attento alla biodiversità che diversifichi la propria produzione, con una particolare attenzione rivolta alla salubrità dei processi e alla riduzione dell'utilizzo di trattamenti con fitofarmaci e pesticidi di sintesi”. 

 

Il tutto senza però imporre nulla agli agricoltori. “Una vittoria del 'Sì' - spiega il promotore del referendum – creerebbe in poche parole le condizioni per facilitare il processo di transizione dall'agricoltura 'industriale' a quella più sostenibile, aumentando quindi le risorse impiegate e gli stimoli da mettere in campo. Nessuno ha mai pensato ad alcun tipo di imposizione”. 

 

Nonostante tutto, però, sono state diverse le critiche arrivate nell'ultimo periodo. “C’è chi si erge a voce di tutti gli agricoltori – risponde Fernandez – quando in realtà è evidente che persegue interessi parziali, e ci sono anche alcuni produttori che vogliono avere l’esclusiva sul biologico, temendo la concorrenza. Ma in gioco c’è il destino del nostro territorio e dei nostri figli. Noi stiamo cercando di promuovere sinergie, non divisioni, fin dall’inizio siamo stati inclusivi al massimo, oltre i partiti politici e oltre le invidie: per questo sarà difficile portare la gente a votare, ma ci proviamo lo stesso. Ne va del futuro della nostra terra”. 

 

In ogni caso la strada, secondo il presidente della Commissione ambiente e agricoltura del capoluogo, è segnata. “La natura ci sta presentando il conto e se non troviamo soluzioni alternative, la pagheremo cara”.

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