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Uccelli feriti da ami e reti da pesca, il wwf: ''Salvato un cigno che si è riunito alla sua famiglia (IL VIDEO) mentre un falco pellegrino non volerà più''

La situazione sul Garda è particolarmente complicata per gli abbandoni degli strumenti da pesca soprattutto tra i canneti dove molti uccelli acquatici trovano il loro habitat naturale 

Di Sabina Boscaro - 28 luglio 2021 - 11:13

LONATO DEL GARDA. Uccelli feriti o uccisi da attrezzature da pesca perse o abbandonate nel lago di Garda. Paolo Zanollo delegato dal Wwf Bergamo-Brescia e sub: “Purtroppo ci sono molti casi di uccelli acquatici che pescano, cercano del cibo e poi rimangono incastrati tra le reti o mangiano pesci con dentro un amo. Questo ovviamente crea molti danni. È necessario sensibilizzare e informare tutti quelli che gravitano in certe zone”. Il Wwf Bergamo-Brescia però, fortunatamente, non assiste solo a storie dal finale tragico.

 

“La settimana scorsa una ragazza ha trovato un cigno in difficoltà. È intervenuto un veterinario, ma vedendo che l’amo era incastrato in profondità ci hanno chiamato e l’abbiamo dovuto portare con la polizia provinciale a Bergamo, nel centro recuperi animali selvatici del Wwf – racconta Zanollo -. Il cigno è stato operato e liberato venerdì. La mamma e i fratellini lo cercavano tutte le sere, nel punto dove era stato soccorso, all'altezza di un albergo che sta proprio sul lago, a Sirmione. Alla fine si sono riuniti ed è stata una grande gioia”.

 

 

Cosa fare quindi quando si trova un volatile ferito? “Chiamare subito gli enti preposti, che in questo caso sono Wwf o polizia provinciale – spiega Paolo Zanollo -. Un primo soccorso è difficile, a meno che non siano cose non gravi. A volte intervenire anche solo nel recuperarlo può diventare pericoloso: prendere un’anatra è un discorso, ma per recuperare un cigno serve una particolare tecnica e sbagliare può causare addirittura una rottura di un’ala”.

 

“Nelle nostre parti del lago - aggiunge il delegato del Garda - non essendoci divieti di pesca, tanti vanno a pescare nel canneto. Le lenze si attaccano alle canne e le lasciano lì – continua il portavoce del WWF - rimangono in questi habitat principale, popolatissimi, alcuni dei pochi posti rimasti dove nidificano”. Naturalmente nei pericoli scatenati dalle attrezzature da pesca non incorrono solo gli uccelli acquatici. “È stato recuperato un falco pellegrino in un laghetto in una cava nei pressi di Lonato: aveva un filo da pesca attaccato a un'ala che le aveva strappato la parte più prominente – spiega Zanollo - e non tornerà più a volare. È una femmina e al Cras c’è un maschio nelle sue condizioni. Nella sfortuna, hanno avuto la fortuna di trovarsi insieme nella voliera”.

 

“Le segnalazioni continuano ad aumentare perché stiamo mettendo sempre più in pericolo gli uccelli, addomesticandoli. Invece di andare a procurarsi il cibo, vengono da noi in spiaggia – conclude Zanollo -. Avvicinarli è un pericolo per loro”.

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