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Venduto il 70% del legno di Vaia, ma ora in Trentino c'è carenza. Dallapiccola: "E' stato svenduto". Le Imprese Boschive: "Fatto il meglio che si poteva"

 Dopo quasi tre anni e mezzo dalla tempesta Vaia, in Trentino si continuano a fare i conti con ciò che hanno significato per il nostro territorio quei 5 giorni di piogge e fortissimo vento, sia dal punto di vista paesaggistico, ma principalmente da quello economico. Il presidente delle Imprese Boschive del Trentino: "Il legno era troppo, l'abbiamo venduto per non lasciarlo nel bosco e per la minaccia del bostrico. Abbiamo fatto quello che sembrava la cosa migliore"

Di Lucia Brunello - 05 aprile 2021 - 13:07

TRENTO. Dopo quasi tre anni e mezzo dalla tempesta Vaia, in Trentino si continuano a fare i conti con ciò che hanno significato per il nostro territorio quei 5 giorni di piogge e fortissimo vento, sia dal punto di vista paesaggistico, ma principalmente da quello economico. Tante sono le domande, ad emergere tra tutte: "Cosa sarebbe stato meglio fare nel post emergenza?"

 

Ciò che è sempre più chiaro è come in Trentino vi sia bisogno, insieme alla Provincia, di iniziare di pensare alla realizzazione di una filiera del legno, che sia forte e solida. 

 

In questi giorni l’Ufficio stampa della Provincia ha comunicato che il 70% del legname proveniente dai boschi schiantati da Vaia è stato raccolto e commercializzato. All’apparenza una buona notizia, ma non sono mancate le critiche nei confronti della Pat, accusata di aver presentato per rosea una situazione che invece si presenta l’opposto.

 

Ma andiamo per gradi. Il 70% del legno schiantato a terra da Vaia è stato venduto, in buona parte ad un prezzo ridotto, e ora che la richiesta di legname è alta e in Trentino ne è rimasto poco, potremmo quasi parlare di forte carenza di materia prima, viene naturale pensare che forse sarebbe stato meglio tenersene stretto un po’ di più.

 

“All’inizio, di fronte a quell’enorme quantità di legname, gli enti locali sono stati mossi dalla paura di non riuscire a liberare i propri boschi dagli schianti", spiega l’ex assessore Michele Dallapiccola. "Pur di liberarsi di un effettivo problema avevano iniziato a opzionare le vendite anche a prezzi stracciati. Di fatto, questa condizione si è rivelata una forma di programmazione profondamente sbagliata. E’ saltata l’occasione di costruire una vera filiera del legno che avrebbe dovuto attendere qualche momento di riflessione politica in più”.

 

L’ex assessore dipinge una realtà in parte condivisa anche da Paolo Sandri, presidente delle Imprese Boschive del Trentino, ma che nelle parole vuole essere più indulgente nei confronti di ciò che è stato fatto: “Si è cercato di fare il meglio possibile e ciò che si riteneva giusto, anche se è da ammettere che dei piccoli errori ci sono stati. Del resto, però, col senno di poi sembra facile tutto".

 

“Il nostro legno - continua - è stato svenduto solo da pochi Comuni, mentre la maggior parte è stato venduto ad un prezzo adeguato. Inoltre è importante che si capisca che in quel momento eravamo in una fase di emergenza, e non potevamo pensare di tenere il legno schiantato per diversi anni nel bosco, sarebbe marcito, senza contare della minaccia del bostrico. In quel momento bisognava venderlo”.

 

E i nostri vicini altoatesini invece come si sono comportati? “A differenza dell’Alto Adige noi avevamo molti danni sull'infrastruttura delle strade", spiega il presidente. "Per recuperare il legname infatti è stato fatto uno sforzo enorme, anche da parte delle Provincia. Inoltre gli altoatesini sì che hanno svenduto il loro legname, e lo hanno fatto in meno di un anno da Vaia”.

 

In ogni caso, qualcosa che si sarebbe potuto fare in più, effettivamente, c’era. “La Pat avrebbe potuto intervenire realizzando molti più piazzali di quelli effettivamente approntati”, ha sottolineato Dallapiccola. I piazzali sarebbero quelle zone adibite allo stoccaggio dei tronchi d'albero caduti per Vaia, ben impilati e irrigati.

 

“La Provincia piazzali ne ha fatti – spiega invece Sandri - se ne sarebbero potuti fare di più ma solo alla luce di ciò che vediamo adesso. Il vero problema, ora, è di mercato, perché fino a dicembre non si sapeva dove mettere il legname mentre ora la situazione è opposta".

 

Inoltre, l'Austria, da maggiore importatrice di legname in Italia, ora sembra aver girato lo sguardo da altre parti, verso altri mercati più convenienti. "Ci siamo trovati in difficoltà senza la nostra maggiore importatrice  - continua il presidente - e questo perché il Trentino è il polo più importante in tutto il Nord per la lavorazione di legname, noi infatti abbiamo numerose segherie".

 

"Quando si dice che nell’emergenza post Vaia è mancato un accordo che creasse una filiera del legno, io rispondo che questa mancava anche da prima. Questi ultimi sono stati tre anni frenetici per noi. Adesso abbiamo trovato il tempo per lavorarci, e per fortuna la Pat sta dimostrando di ascoltarci", conclude Paolo Sandri. "Stiamo lavorando tutti con in mente questo obiettivo importante a cui dobbiamo credere. Una filiera del legno forte significa benessere per il nostro territorio e quindi per tutti i trentini".

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