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L'intima Italia di ''Capri Revolution'' sbarca nei cinema di Trento

Il film è stato applaudito alla Mostra del cinema di Venezia, ma poco amato specialmente dalla stampa estera. Nelle sale trentine dal 20 dicembre
Dal blog di Alda Baglioni - 16 dicembre 2018 - 19:21

La natura è dentro di noi. Teniamo alta l’attenzione all’ambiente e creiamo un buon rapporto fra noi e la natura. E’ un avvertimento. Mario Martone con il suo ultimo film “Capri-Revolution”, in concorso all’ultima Mostra del cinema di Venezia parla al nostro tempo raccontando una storia del primo novecento. 

 

Il film è stato applaudito ma poco amato specialmente dalla stampa estera. Dopo  “Noi credevamo” 2010, lotte per l’indipendenza italiana e “Il giovane favoloso” 2014, sulla vita del poeta Giacomo Leopardi, questo lavoro  indaga sui rapporti umani al di là delle condizioni sociali. Con “Capri- Revolution” si chiude una trilogia ideale sulla figura di ribelli del passato che vogliono imporsi nel presente.

 

Quanto l’uomo, in questo caso la donna, si spinge per rompere delle gabbie interiori? Il ruolo sociale di Lucia, la capraia, viene ribaltato dall’arrivo di un pittore e dalla sua comunità sulla splendida isola di Capri. Fatto reale: il pittore, Karl Diefenbach, crea a Capri all’inizio del novecento, una comune.

 

Nel film il pittore si chiama Seybu e nell’isola, che attrae come un magnete, il giovane artista fa performances in totale libertà con i suoi seguaci. Il regista è stato ispirato anche dall’ultima opera dell’artista Joseph Beuys, “Capri-batterie". Nel 1985 il visionario  poliedrico performer si trovava a Capri dove lottava contro la malattia.

 

Il lavoro rappresenta una lampadina colorata di giallo collegata ad un limone. Significato: l’integrazione del mondo e della natura artificiale può essere semplice e possibile.

 

L’isola è una metafora che ci riporta alla  natura  sovrana. L’uomo per sopravvivere deve riflettere sul senso da dare al progresso. La vita di Lucia verrà rivoluzionata dalla  presenza della comune frizzante come l’acqua del suo mare. “Io non mangio cadaveri” dirà la capraia davanti alla famiglia ed al futuro sposo(che scapperà inorridito). Uno sconcerto che le costerà quasi la vita.

 

Ma dice Martone “La rivoluzione riesce quando ci si spinge oltre”. Tra paesaggi aspri e fascinosi, nei primi del novecento questa comunità guidata da Seybu vive come vivranno gli hippies anni dopo.Tra contraddizioni e convinzioni, si danza nudi di notte e Lucia, affascinata dalla libertà si unirà a loro.

 

Tutto non sarà come prima. La crescita interiore la porterà a  scrivere e leggere, cosa a lei negata.  Lucia diventerà una donna responsabile, non capita dalla famiglia. 

 

Ma siamo nel 1914 e l’Italia sta per entrare in guerra ed il giovane medico del paese (Antonio Folletto), l’unico con cui Lucia riuscirà a comunicare, si arruolerà. Affermare la propria personalità e la voglia d’indipendenza  la porteranno  probabilmente lontano. Marianna Fontana interpreta con spigolosa (come i suoi zigomi) caparbia la parte della curiosa capraia, affascinata dal nuovo, ma attenta alle sue radici. La sua isola unica al mondo, dove la montagna dolomitica precipita nel Mediterraneo.

 

Interessante il montaggio di Jacopo Quadri e Natalie Cristiani attenti a valorizzare la meraviglia della natura. Il film uscirà nelle sale di Trento il 20 dicembre 2018.

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