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Addio papà, mi piace ricordarti con lo sguardo fiero dopo una pescata, con il mestolo in mano e il sorriso da viaggiatore

Mio papà, Giuseppe Boscia, per tutti Pino, è morto domenica. Proprio oggi, una cara amica mi ricordava una delle canzoni, struggente, che abbiamo cantato al funerale di mamma: "Gracias a la Vida". Grazie, papà
DAL BLOG
Di Idil Boscia - 06 luglio 2020

Amo raccontare frammenti di vita e tutto ciò che lascia un segno

Mi piace ricordarti con lo sguardo fiero dopo una pescata. Col mestolo in mano. Con il sorriso del viaggiatore. Giro per le nostre strade, stordita. I miei occhi ti cercano ovunque, papà, anche ora che non ci sei più. Sull'autobus, dove a fatica continuavi a salire, chiedendoti come fanno alcuni giovani a guardare continuamente il telefono. Affacciato al balcone. Seduto al circolo pensionati a giocare a carte. Solo lì ti eri convinto ad andare, perché non era un posto per soli anziani. E poi a casa, in ogni angolo. 

Siamo felici di averti potuto salutare tra le mura domestiche. Siamo felici di avere avuto la possibilità di starti accanto. Siamo felici di quelle poche parole (calde, spiritose o addirittura risentite) che si alternavano alla stanchezza della malattia.  Ai nostri figli continueremo a raccontare di quando la domenica venivamo svegliati dal profumo del sugo. O di quando invitavamo gli amici senza preavviso, sicuri che non ti saresti tirato indietro. O di quella volta che, già anziano, ti sentivi un eroe ad avere affrontato delle difficoltà nel mare della tua Sicilia. O della speranza di una vincita milionaria al Totocalcio o al Superenalotto. O dei viaggi in macchina, e di quella volta che, sul carro attrezzi, ti veniva da girare il volante.

 

Racconteremo delle serie TV, dei quiz e della sete di notizie. Del tuo lavoro con i sordomuti e come segretario scolastico. Di quando dicevi di non capire niente di tecnologia, ma andavi da solo su Internet a 90 anni suonati. Gli ultimi mesi non accendevi volentieri il televisore, dicevi che c'erano solo brutte notizie. Non riuscivi a capire come abbiamo fatto a prendere una certa direzione. Eri affaticato dai mesi chiuso in casa. Ci vedevamo dal balcone, e tu, senza nemmeno chiedere, mi preparavi il caffè. Bastava esprimerti un desiderio, che tu provavi a soddisfarlo. Ma mi sgridavi, a volte, come fossi ancora una bambina. Non sono puntuale e precisa come te. Se parlo in siciliano faccio ridere. Cucino solo nell'ordinario. Faccio alcune cose all'ultimo secondo.

 

Ma sull'affetto non si discute: si vedeva in tanti gesti, anche se non ti piaceva abbondare di parole. Insomma, tu c'eri nei momenti importanti, anche quando quello che facevamo non lo condividevi. C'eri il mio primo giorno di lavoro, c'eri quando, di notte, è nato il mio primo figlio, quando ti chiedevo una mano. C'erano i tuoi occhietti vispi che guardavano i nipoti, dai più grandi ai più piccoli, mentre ti informavi sulla scuola o sulla salute, o mentre prendevi le patatine fritte dalla dispensa. È doloroso non averti più qui. Le tue piante si sono appassite. La sveglia sul tuo comodino ha smesso di funzionare. Noi ci sentiamo già zoppi. Ma il grazie mio e dei miei fratelli è più grande del dolore e delle domande.

 

Proprio oggi, una cara amica mi ricordava una delle canzoni, struggente, che abbiamo cantato al funerale di mamma: "Gracias a la Vida". Grazie, papà.

 

Mio papà, Giuseppe Boscia, per tutti Pino, è morto domenica. Non ci sarà funerale, ma un ultimo saluto, in forma privata, all'arrivo delle ceneri.

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