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Papa Francesco e la Messa in Latino: Bergoglio ha rimesso le cose a posto come le avevano decise Paolo VI e Giovanni Paolo II

Il primo vero cambiamento lo portò Paolo VI nel 1965 con la prima messa in italiano nella storia della Chiesa. Nell’Omelia disse così: “Straordinaria è l'odierna nuova maniera di pregare, di celebrare la Santa Messa. Si inaugura, oggi, la nuova forma della Liturgia in tutte le parrocchie e chiese del mondo, per tutte le Messe seguite dal popolo''. Ratzinger nel 2007 consentì, per le messe celebrate senza il popolo, l’utilizzo del Messale del 1962, quello Tridentino del 1570 in latino. Ora Francesco ha rimesso le cose a posto
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 31 July 2021

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Vorrei oggi trattare la questione relativa alla Lettera che ha scritto Papa Francesco “Motu Proprio” dal titolo “Tradizionis Custodes“ (Custodi della Tradizione), che sta destando un enorme scompiglio all’interno della Chiesa Cattolica, con nuovi forti attacchi nei suoi confronti da parte dei cosiddetti “tradizionalisti”, che l’accusano senza mezzi termini, di aver dato così il colpo finale al Cattolicesimo.

 

Questi i fatti (Avvenire del 16.7.2021):

-Titolo: Messa in Latino. Ecco le nuove regole dettate da Papa Francesco. Con un Motu Proprio il Pontefice stabilisce che siano i Vescovi gli unici ad autorizzare le Messe con il Messale del 1962. Tuttavia non in chiese parrocchiali.

-Testo: Il Papa ha stabilito nuove e più stringenti regole per le Messe celebrate con il Messale del 1962. E' stato pubblicato oggi, venerdì 16 luglio, il Motu Proprio "Traditionis Custodes", che aggiorna le norme a suo tempo stabilite da Benedetto XVI. Tra le principali novità, il ruolo esclusivo del Vescovo nell'autorizzare l'uso del Messale precedente alla riforma liturgica del 1970. Le letture devono essere fatte nelle lingue moderne, quindi non in latino”.

 

Cerchiamo innanzitutto di capire i termini usati:

-“Motu Proprio”: E’ un documento sotto forma di lettera, emesso dal Pontefice di suo iniziativa. Ma nel caso in oggetto questo è avvenuto dopo un'ampia consultazione svolta nel 2020 dalla “Congregazione della Dottrina delle Fede presso i Vescovi”.

-Messale: Riporta i testi della Santa Messa, della Liturgia, secondo gli usi della Curia Romana ("Ordo Missalis secundum consuetudinem Curiae Romanae").

 

E vediamo adesso l’evoluzione storica del “Messale” stesso:

-La prima edizione è del 1474 (Milano), alla quale fece seguito quella del 1497, praticamente identica.

-La più importante decisione in merito alla liturgia della S. Messa fu presa dal “Concilio di Trento” (1545-1563), che affidò l’incarico a Papa Pio IV. Fu però solo il suo successore “Papa Pio V” ad emanare nel 1570 il “Missale Romanum ex Decreto Sacrosancti Concilii Tridentini Restitutum”, più noto come “Messale Tridentino” o “Messale di San Pio V” (che ricalcava quasi alla lettera quello del 1474). Così disse Pio V al riguardo: “Abbiamo restituito il Messale stesso nella sua antica forma secondo la norma e il rito dei Santi Padri". La lingua del rito era il latino.

-Dal 1604 al 1962 furono effettuati alcuni “ritocchi” da Papa Clemente VIII (1604), da Papa Urbano VIII (1634), da Leone XIII (1884) e da Papa Pio X (1903), ma la lingua del rito rimaneva il latino.

-Nel 1946 Pio XII istituì una Commissione per la riforma generale della liturgia, che iniziò i propri lavori nel 1948. L’anno successivo si dette il via alla fase preparatoria del “Concilio Vaticano II”.

-Nel 1962 Giovanni XXIII mantenne solennemente il “Messale Tridentino” del 1570, quindi in latino.

-Sempre nel 1962 iniziò il “Concilio Vaticano II”, che però si interruppe il 3.6.1963 a causa della morte di Papa Roncalli. Riprese con il suo successore Papa Montini (Paolo VI) e si concluse nel 1965.

-Il 4 dicembre 1963, nell’ambito del Concilio, fu approvata la Costituzione sulla Sacra Liturgia “Sacrosanctum Concilium” (Concilio Sacrosanto), che stabilì che la lingua latina fosse conservata. Si consentì però un primo inizio di utilizzo della “lingua nazionale" e si delegò la “Conferenza Episcopale” (Assemblea permanente dei Vescovi italiani) a "decidere circa l'ammissione e l'estensione della lingua nazionale”.

 

Fu questo il primo vero cambiamento, che portò Paolo VI a celebrare in data 7.3.1965 la prima messa in italiano nella storia della Chiesa. Nell’Omelia disse così: “Straordinaria è l'odierna nuova maniera di pregare, di celebrare la Santa Messa. Si inaugura, oggi, la nuova forma della Liturgia in tutte le parrocchie e chiese del mondo, per tutte le Messe seguite dal popolo. È un grande avvenimento, che si dovrà ricordare come principio di rigogliosa vita spirituale, come un impegno nel corrispondere al grande dialogo tra Dio e l’ uomo”. E poco dopo l’Angelus Papa Montini aggiunse: “Questa domenica segna una data memorabile nella storia spirituale della Chiesa, perché la lingua parlata entra ufficialmente nel culto liturgico”.

 

-Nel 1970 Paolo VI autorizzò i primi libri liturgici tradotti nelle varie lingue del mondo.

 

-Ed eccoci al 2 luglio 1988. Papa Giovanni Paolo II, a seguito dello scisma intentato dai cosiddetti “Lefebvriani” (i seguaci dell’eretico Vescovo cattolico francese Marcel Lefebvre), pubblicò il Motu Proprio “Ecclesia Dei” (la Chiesa di Dio). E posto che uno dei temi dominanti era proprio la messa in latino, per trovare un compromesso ed evitare il peggio, Papa Wojtila autorizzò i Vescovi Diocesani a celebrare la Messa in latino secondo il Messale Romano, ma nel contempo, in data 30.6.1988, scomunicò il Vescovo Lefebvre e con lui altri quattro Vescovi “conservatori” che quest’ultimo aveva illegittimamente ordinato.

 

-Ma ecco che nel 2007 Papa Benedetto XVI, con il “Motu Proprio Summorum Pontificum” (Dei Sommi Pontefici), consentì, per le messe celebrate senza il popolo, l’utilizzo del Messale del 1962, quello Tridentino del 1570 in latino, senza necessità però di alcun permesso da parte di nessuno. E tolse la scomunica inferta da Papa Wojtila ai 4 Vescovi suindicati.

 

Quindi, riepilogando:

1)Papa Paolo VI nel 1965 aveva introdotto la Messa in lingua nazionale, quindi da noi in italiano,

2)Papa Wojtila nel 1988 aveva concesso l’utilizzo del latino nella liturgia, previo però autorizzazione del Vescovo diocesano,

3)Papa Ratzinger nel 2007 aveva tolto la necessità di detta autorizzazione,

4)Papa Francesco il 16.7 2021 altro non ha fatto che rimettere le cose come le avevano decise prima Paolo VI e poi Giovanni Paolo II, ambedue – si noti bene - Santi della Chiesa Cattolica, utilizzando la stessa formula del “Motu Proprio” adottata dai suoi predecessori.

 

Vera e propria “fake-news” quindi (per usare il termine giornalistico), la tesi dei “complottisti,” che vedono in quest’ultima decisione un ulteriore attacco di Bergoglio all’Emerito Papa Ratzinger, che, a loro parere, non sarebbe affatto “Emerito”, bensì ancora il “ vero” Papa (vedi mio articolo del 21.7.2021 su questo Blog dal titolo “Chi è il vero Papa, Bergoglio o Ratzinger? Ecco la prova da batticuore che dimostra la verità” (LEGGI QUI).

 

Ma la questione non finisce così. I cosiddetti “tradizionalisti”, i “cattolici conservatori”, sostengono che la “Messa in latino” sarebbe la “Messa antica” e su questa citazione legittimano il loro “conservatorismo”. Peccato però che anche questa sia una “fake”, utilizzata per rafforzare i loro attacchi contro Papa Bergoglio, al fine di “disarcionarlo”. Il perché lo vedremo nel prossimo articolo.

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