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Bombe in Siria, l'Ong italiana "Un ponte per" denuncia: ''Due medici della KRC sono stati feriti e le nostre ambulanze sono state danneggiate''

Dalla Siria nord orientale invasa dai turchi, un'Ong italiana denuncia il deliberato bombardamento di mezzi medici da parte degli aerei di Ankara. La Convenzione di Ginevra lo vieta, ma non è la prima volta che questo accade negli ultimi anni. Un appello accorato viene lanciato dall'organizzazione: "Gli organismi internazionali intervengano per fermare la guerra e far rispettare i documenti sul rispetto dei diritti umani"

Di Davide Leveghi - 12 ottobre 2019 - 19:07

TRENTO. “Tra le 7 e le 8 di questa mattina, 12 ottobre, l'aviazione militare turca ha colpito uno dei presidi sanitari di emergenza costruiti a sud di Ras Al Ain insieme alla Mezzaluna Rossa Curda (KRC). Due medici della KRC sono stati feriti e le nostre ambulanze sono state danneggiate”. A comunicarlo è l'Ong italiana Un ponte per..., organizzazione attiva tra la penisola e il Medio Oriente da ormai quasi 30 anni.

 

Dopo il ritiro dell'appoggio statunitense ai curdi - “Non ci hanno aiutato nella Seconda guerra mondiale, non ci hanno aiutato in Normandia”, ha affermato il presidente Usa Trump giustificando in maniera (come spesso) delirante la ritirata dal nord della Siria - , popolazione che ha dato un contributo decisivo alla sconfitta dello Stato Islamico (qui l'articolo), la Turchia ha approfittato per invadere la Siria nordorientale, bombardando a tappeto ma ottenendo di contro una grande mobilitazione dell'opinione pubblica mondiale in difesa dei curdi del Rojava.

 

In Italia politica e società civile si sono schierate, non senza qualche punta di incoerenza, a difesa dei curdi (qui l'articolo). Anche il governo, sorvolando sul fatto che l'Italia sia tra i maggiori fornitori di armi allo Stato turco, ha fatto affermazioni poco apprezzate dalla diplomazia di Ankara a Roma (qui l'articolo). A Trento, come in tutto lo Stivale, si manifesta a supporto dei curdi – presidio organizzato nel capoluogo nella giornata di mercoledì, in piazza Pasi (qui l'articolo), mentre sabato 12 ottobre a Bolzano Anpi e altre associazioni hanno dato vita ad un sit-in.

 

 

La guerra in Siria ripresa dal governo turco contro i miliziani curdi, come ogni conflitto, rovescia sugli innocenti la sua follia omicida. Un ponte per..., secondo uno schema purtroppo ripetuto, dall'Afghanistan all'Iraq, dallo Yemen alla Siria, ha subito il bombardamento dei propri mezzi messi a disposizione della popolazione. “Chiediamo con forza che le istituzioni internazionali si adoperino perché il Diritto umanitario internazionale e la Convenzione di Ginevra siano rispettate: le strutture mediche, il personale medico-sanitario, gli operatori e le operatrici umanitarie devono essere protetti in tempo di guerra, e non possono diventare un target. Così come non possono diventarlo le popolazioni e le infrastrutture civili”.

 

Dalla follia cieca dei droni che sganciano le proprie bombe su “obiettivi sensibili”, colpendo spesso ospedali e luoghi affollati di civili, si è passati in questo caso ad un deliberato tentativo di eliminare mezzi posti a servizio di una popolazione e etnia invisa ad Ankara. Il nazionalismo turco, pilastro di uno Stato progressivamente scivolato negli ultimi anni in una sorta di sultanato, autocratico e repressivo, proseguirà nella sua azione fino a quando le istituzioni internazionali non prenderanno una posizione netta a favore di un popolo, quello curdo, incamminato verso un coraggioso esperimento politico e sociale e da sempre oppresso nei quattro Stati in cui vive.

 

Se niente verrà fatto per fermare tutto questo – ha chiosato nel suo post Un ponte per.. - sarà impossibile sostenere la popolazione e portare l'aiuto umanitario necessario”. L'appello, accorato, dell'organizzazione rimbalza sui social, il timore è che finisca nel vuoto.

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