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Funerale Delle Chiaie, tra i saluti romani e i "Sieg heil" c'è anche Borghezio: "Tra lui è la Lega c'è il terreno comune delle battaglie identitarie"

Nel funerale del fondatore di Avanguardia Nazionale non poteva mancare l'uomo che da anni tesse i contatti fra estrema destra e Lega. Mario Borghezio si lascia andare alla nostalgia: "Delle Chiaie era un modello sin da quando ero bambino. Un uomo pulito, un vero combattente, così ne nasce uno ogni cent'anni"

Di Davide Leveghi - 13 settembre 2019 - 19:09

TRENTO. “Delle Chiaie? Un uomo pulito, lo ammiro. Un vero combattente, in un Paese ne nasce uno ogni cent'anni”. E per fortuna, visto che il soggetto tanto esaltato da Mario Borghezio, autore di queste affermazioni date alla stampa all'uscita dal funerale di questi, è stato un (perlomeno opinabile) personaggio dell'eversione nera, indagato per le stragi di Piazza Fontana, dell'Italicus e della stazione di Bologna.

 

È il solito spettacolo di “Sieg heil!” e “Presente!”, di braccia alzate e di attempati “combattenti contro il bolscevismo e per l'Italia” - quale Italia?! - quello a cui si è assistito a Roma per omaggiare un'ultima volta il “camerata” Stefano Delle Chiaie, fondatore nel 1960 dell'organizzazione neofascista e golpista di Avanguardia Nazionale. Eh sì perché il “soldato politico nella rivoluzione nazionale” - come lo chiama Borghezio - nel 1970 immaginava per la penisola un destino che la riportasse trent'anni indietro, ai “fasti” della Repubblica Sociale, quando alla guida di un manipolo di avanguardisti occupava il palazzo del ministero degli Interni nel corso del tentato golpe Borghese.

 

Delle Chiaie, nato a Caserta nel 1936, aderisce già a 14 anni al Movimento Sociale Italiano, per uscirne poco dopo a causa delle posizioni troppo moderate. Fondatore del Centro Studi Ordine Nuovo assieme a Pino Rauti, prende una sua strada con la creazione di Avanguardia Nazionale Giovanile, organizzazione neofascista implicata sin da subito nella strategia della tensione e disciolta nel 1976 per effetto della Legge Scelba. La scelta di una runa come simbolo, oltre all'inno, testimonia la vicinanza al nazismo.

 

Delle Chiaie partecipa all'organizzazione di azioni di depistaggio affiggendo finti manifesti stalinisti, coltiva rapporti con l'apparato segreto che tra servizi segreti deviati, importanti uomini politici anticomunisti, Cia e vertici militari della Nato pianifica i metodi di guerra non convenzionale, finisce nell'inchiesta su Piazza Fontana e fugge, rimanendo latitante per 17 anni.

 

Quest' “uomo pulito” ripara prima nella Spagna franchista, l'ultima sanguinaria dittatura fascistoide a cadere in Europa, e nel Cile di Pinochet poi, dove partecipa alla persecuzione dei dissidenti politici. Collabora con Klaus Barbie, il “Boia di Lione”, uomo che sotto pseudonimo lavorò alacremente in Bolivia per conto dei servizi segreti americani in compiti d'intelligence, fa da consigliere politico al dittatore boliviano Luis García Meza Tejada e al suo successore Celso Torrelio Villa, si rifugia in Venezuela quando dall'Italia giunge l'ordine di cattura per concorso in strage.

 

Arrestato nel 1987 a Caracas ed estradato, verrà assolto per la strage del dicembre 1969, così come per quella di Bologna per “insufficienza di prove”. Di lui il giornalista Andrea Barbato scrisse: “Lei è un imputato particolare, o è un colpevole molto fortunato, o è un innocente molto sfortunato”. Visto il carattere del personaggio e gli ambienti che bazzicava, sulla seconda ipotesi c'è non poco da dubitare.

 

Vestito in camicia nera, con l'immancabile spilletta di Alberto da Giussano, Borghezio si spertica in lodi per un mito dell'infanzia. C'è chi ha il poster di Del Piero o Totti, Rivera o Mazzola per i più vecchi, il “vate leghista”, tessitore infaticabile dei legami tra il Carroccio e l'estrema destra d'Europa, pare aver avuto un terrorista. “Il mondo moderno non è fatto per queste persone, ma io spero e vivo per cercare di trasmettere questi concetti ai più giovani perché ce ne siano di nuovo”. Siamo messi bene, allora.

 

A rendere il tutto più inquietante, l'ex eurodeputato leghista traccia le connessioni sotterranee del mondo d'estrema destra. “La congiunzione tra Delle Chiaie e la Lega sono le idee. C'è un terreno comune con le battaglie identitarie che stiamo combattendo”.

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