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Rom e Sinti, anche in Trentino Alto Adige partono i 'censimenti'. Gabrielli: "Abbiamo paura, su di noi parole pericolose''

Il 15 luglio il ministro Salvini ha mandato una circolare a tutti i prefetti. L’obiettivo del Viminale è quello di avere un quadro chiaro sui campi abusivi "per predisporre un piano di sgomberi". Franzoia: " A queste persone devono essere offerte delle alternative. Il Governo dovrebbe stanziare delle risorse che invece non ci sono"

 

 

Di Giuseppe Fin - 23 luglio 2019 - 06:01

TRENTO. Da molti viene chiamata 'schedatura' per alcuni, invece, è più elegante chiamarlo “censimento” mentre per altri ancora è solo un controllo di documenti. Fatto sta che anche in Trentino è arrivata la circolare del ministro dell'Interno Matteo Salvini che il 15 gennaio scorso è stata inviata a tutti i prefetti. Una circolare con cui viene chiesta una relazione sugli insediamenti Rom, Sinti e Camminanti (un gruppo nomade diffuso in Sicilia, la comunità più cospicua si trova nel comune di Noto, in provincia di Siracusa, ma semi-stanziale anche a Milano, Roma e Napoli).

 

La lettera era stata comunicata anche attraverso Facebook da leader leghista. “Questa mattina – aveva scritto il 15 luglio Salvini - ho scritto a tutti i prefetti per avere un quadro dettagliato e aggiornato in tempo reale delle presenze nei campi abusivi o teoricamente 'regolari' di rom, sinti e caminanti, per procedere, come da programma, a chiusure, sgomberi, allontanamento e ripristino della legalità”.

Nella circolare viene spiegato che “poiché a volte, anche accanto alle strutture autorizzate, per le quali andrebbe comunque verificata l’ottemperanza alle regole e alle prescrizioni (in primis urbanistiche e di igiene) poste dalle competenti Autorità, sono sorti nel tempo – sine titulo – diversi agglomerati “spontanei”, talvolta temporanei, che configurano comunque fattispecie di occupazione abusiva di terreni demaniali o privati, lasciati incustoditi oppure inutilizzati” e si continua poi spiegando che “Appare superfluo, al riguardo, rammentare la rilevanza del tema, tenuto conto della presenza, all’interno di tali insediamenti, di numerosi minori, maggiormente esposti a rischio di abuso e sfruttamento e spesso non inseriti nel circuito scolastico, in violazione alle normative nazionali e internazionali sui diritti del fanciullo”.

 

 

L'obiettivo è quello di avere un quadro completo delle situazioni che non rispettano le regole per poi procedere con gli sgomberi. I controlli sia in Trentino che in Alto Adige sono iniziati già la scorsa settimana. A confermarlo sono sia il presidente di Nevo Drom dell'Alto Adige, Radames Gabrielli, che il presidente dell'associazione in Trentino Mirko Gabrielli. Controlli che per chi li ha subiti riportano alla mente brutte pagine della nostra storia.

 

“Venerdì scorso – ci ha raccontato Mirko Gabrielli – sono venuti controllarci e hanno chiesto i documenti, ci hanno schedano e con noi anche i bambini. Sembra di rivivere quello che ci hanno raccontato i nostri vecchi tanti anni fa che prima li hanno schedati e poi portati nei campi di concentramento. Ora abbiamo paura per quello che sta succedendo”.

 

Nella zona dove vive Mirko Gabrielli ci sono 15 persone. “Siamo tutti regolari e rispettiamo le norme” spiega. “Questi controlli voluti da Salvini sono una cosa brutta perché sono fatti solo per noi. Li vuole perché si sa benissimo che con questi temi distoglie l'attenzione su altri problemi e che trova facile consenso”.

 

A condividere il pensiero è Radames Gabrielli di Nevo Drom Bolzano. “Sanno già – spiega – chi siamo le forze dell'ordine e siamo tutti in regola. Quello che questo ministro vuole fare è una discriminazione etnica e razziale”. Gabrielli spiega che tutta la sua famiglia è presente da decenni sul territorio. “Noi siamo italiani al 100 % - spiega – abbiamo fatto il militare e servito la nostra patria. Mio padre è andato in guerra. Pur avendo fatto tutto questo non siamo stati riconosciuti. Quello che vogliamo dire ai prefetti è che siamo anche noi italiani e dove siamo le porte sono aperte e se non servono censimenti di alcun genere”.

 

Rivolgendosi a Salvini, Gabrielli ha affermato: "Il ministro non fugga dalle responsabilità pubbliche, invece di pensare al censire i Sinti e i Rom per poi chiudere i campi e sbatterli per strada trattando bambini come carne da macello elettorale, si preoccupi di trovare il modo e le risorse per aiutare i Comuni a gestire questa questione delicatissima di cui tutti conoscono le difficoltà, ricordando che la convivenza è una sfida che va affrontata con pazienza, coraggio e determinazione, e non chiudendo i campi senza nessuna soluzione alternativa"

 

Sulla questione è intervenuta la vicesindaca e assessora alle politiche sociali del Comune di Trento Mariachiara Franzoia che ha confermato come la presenza di sinti e rom sul territorio sia conosciuta e monitorata costantemente. “Abbiamo una buona conoscenza di tutti – ci spiega – e certo la decisione del ministro Salvini non mi ha dato sorpresa perchè era stata già sbandierata in passato e sappiamo questo governo cosa pensa. Poi sicuramente ci sono situazioni e situazioni. In alcuni comuni non si ha proprio cortezza dei campi o delle baraccopoli presenti. Di certo, però, non è la nostra situazione. Non abbiamo mai catalogato nessuno per etnica ma abbiamo cortezza delle situazioni che ci sono”.

 

In questi anni il Comune di Trento, attraverso la polizia locale, ha sempre tenuto monitorata la situazione anche dal punto di vista igienico sanitario. L'ultimo sgombero è stato fatto qualche mese fa a Roncafort. “Sono interventi che vengono fatti – ha chiarito Franzoia - certamente non con le ruspe ma offrendo sempre una alternativa. I controlli per noi non sono quindi certo una novità ma servono perlopiù per conoscere i bisogni”.

 

Nella circolare mandata da Salvini, afferma Franzoia, il rischio è che non sia proprio prevista una alternativa a queste persone. “Se si decidono degli sgomberi quali sono le alternative? Se il governo ci mette nelle condizioni di avere risorse e trovare una sistemazione dignitosa per queste persone allora sarebbe diverso. E' il tema delle micro-aree delle quali si è tanto parlato ma poco fatto”.

 

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