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Coronavirus, i farmacisti dopo gli annunci della Pat sui test rapidi: ''Tante telefonate e richieste ma ancora non siamo autorizzati''

Le incertezze sembrano riguardare un po' tutto l'apparato organizzativo. Bruno Bizzaro: "Il nocciolo di tutto è naturalmente la sicurezza di operatori, pazienti e clienti. Non tutte le farmacie dispongono di locali separati che possono essere adibiti per questo scopo e che possono essere sanificati regolarmente"

Di Luca Andreazza - 24 ottobre 2020 - 18:59

TRENTO. "Aspettiamo protocolli, indicazioni e chiarimenti sui test rapidi in farmacia". Così Bruno Bizzaro, presidente dell'Ordine dei farmacisti, che aggiunge: "C'è la disponibilità dei professionisti ma mancano le linee guida per diventare pienamente operativi".

 

Gli annunci della Provincia sui test rapidi mettono, infatti, in difficoltà i farmacisti. Diverse le persone che si informano per poter essere testate. "Qualcuno passa nel locale - dice il numero uno dei farmacisti - però riceviamo in particolare tantissime telefonate. Ma in questo momento non possiamo vendere o somministrare nulla".   

 

Accolti in modo inizialmente freddo (Qui articolo), si è cambiato idea sui test antigenici, conosciuti anche come rapidi perché riescono a fornire un responso sull'eventualità positività in circa 30 minuti. C'è stata poi un'accelerazione sull'utilizzo di questo strumento. L'iter pianificato è stato quello di partire con 2 farmacie per una sperimentazione e l'ipotesi è quella di allargare la possibilità di coinvolgere altri professionisti.

 

Questi tamponi vengono effettati almeno in questa fase in modo gratuito, mentre il personale infermieristico che si occupa di effettuare i test segue un addestramento speciale in quanto potrebbe venire in contatto con persone contagiate ma soprattutto per seguire una procedura ben precisa. L'annuncio è di inizio ottobre (Qui articolo) e dopo tre settimane il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, ha confermato il via libera dal ministro Roberto Speranza a formare i farmacisti stessi.

 

"La nostra intenzione è di allargare questa sperimentazione - ha detto Fugatti - anche perché ci sono altre farmacie che ci hanno dato la loro disponibilità. Ma per effettuare i tamponi in farmacia serve la presenza di un infermiere, la cui reperibilità è difficile. Abbiamo quindi chiesto al ministero di consentire ai farmacisti di partecipare a una formazione che consenta di effettuare poi i tamponi. Il ministro Speranza ci ha risposto positivamente. Attendiamo ora l’atto ufficiale per procedere in questa direzione".

 

Già in diverse occasioni anche l'Ordine dei medici è intervenuto per chiedere prima di usare tutti gli strumenti a disposizione per fronteggiare l'epidemia da Covid-19 (Qui articolo) e poi per passare più velocemente dalla sperimentazione alla concretezza (Qui articolo). Nel frattempo, però, emerge la difficoltà nel reperire il personale infermieristico, come confermato anche dal presidente dell'Opi. Una soluzione in campo è quella di formare direttamente i farmacisti. 

 

Ma le incertezze sembrano riguardare un po' tutto l'apparato organizzativo. "Le 2 farmacie attualmente coinvolte agiscono su quella componente studentesca che presenta sintomi sospetti riconducibili a Covid-19 e serve naturalmente l'impegnativa del medico di famiglia. Questa è l'indicazione dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari. Un'altra sperimentazione - aggiunge il presidente dell'Ordine dei farmacisti - dovrebbe riguardare l'uso dei test salivari. Ma a ogni modo mancano ancora le linee guida, la prossima settimana abbiamo un vertice con l'assessorato e speriamo di avere i chiarimenti necessari. E' importante anche capire se vengono coinvolte tutte le farmacie oppure solo alcune a macchia di leopardo sui territori".

 

Un'organizzazione che non è comunque banale. "Il nocciolo di tutto è naturalmente la sicurezza di operatori, pazienti e clienti. Non tutte le farmacie - conclude Bizzaro - dispongono di locali separati che possono essere adibiti per questo scopo e che possono essere sanificati regolarmente. Resta da capire poi se si punta sui drive thorugh oppure se il farmacista deve allestire una specie di tenda fuori dalla struttura. E ancora approfondire l'eventuale presenza di infermieri, se dobbiamo reperirli e non è facile o se vengono inviati dall'Apss, un altro nodo è l'eventuale formazione del personale e degli addetti. Siamo pronti a scendere i campo, però servono ancora tante le risposte prima di poter entrare a regime".    

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