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Coronavirus, in Trentino meno tamponi e densità maggiore di decessi (il triplo del Veneto). L'ex rettore: ''Ledro la nostra Bergamo. Canazei livello di contagio come Vo Euganeo''

Davide Bassi da giorni sta monitorando il contagio con dati e grafici: '''L'Alto-Adige ha applicato 149 test x 10.000 abitanti di poco inferiori al ben noto caso del Veneto (163 test x 10.000 abitanti) ed entrambi mostrano una densità di decessi bassa''. Ecco le analisi e i numeri e una considerazione generale: ''Per anni in Italia ci siamo gingillati con le polemiche sulla “Kasta” e il cambiamento. Ma affidarci agli incapaci e agli arroganti è un lusso che possiamo permetterci solo in tempi normali''

Di Luca Pianesi - 31 marzo 2020 - 12:46

TRENTO. ''L'Alto-Adige, senza tanto clamore, ha applicato 149 test x 10.000 abitanti di poco inferiori al ben noto caso del Veneto (163 test x 10.000 abitanti). Ambedue i territori mostrano una densità di decessi che si colloca nella fascia più bassa, pur essendo localizzati nel Nord del Paese. Il Trentino (punto azzurro) che confina proprio con Veneto e Alto-Adige, ha una situazione peggiore rispetto ai vicini: circa la metà della densità di test ed il triplo della densità di decessi rispetto al Veneto''. L'analisi (si veda il grafico qui sotto) arriva nientemeno che dall'ex rettore dell'Università di Trento Davide Bassi (dal 2004 al 2013) già professore di fisica sperimentale presso l'ateneo trentino e attento conoscitore di numeri e statistiche.

 

 

In questi giorni sul suo blog personale (QUI PER CONSULTARLO) sta tenendo monitorato lo sviluppo del contagio del coronavirus in varie regioni italiane producendo analisi e approfondimenti e il 26 marzo è giunto alla conclusione che ''Sarebbe troppo semplice considerare la ridotta densità dei test fatti come unico driver della propagazione dell'epidemia, ma a questo punto sorge spontanea la domanda: "Quante vite umane avrebbero potuto salvare i decisori politici delle altre realtà regionali se avessero adottato fin da subito il metodo scelto dalla Regione Veneto?". 

 

L'ex rettore sta quindi seguendo in particolare l'evolversi della situazione in Veneto (regione che da subito ha adottato la strategia dei tamponi arrivando a farne, ad oggi, quasi 100.000, per monitorare la comunità e intervenire, quindi, subito sia con le cure che con le quarantene) e in Trentino e Liguria  (territori simili per dimensioni e popolazione). In questo quadro lo scrivevamo sul ilDolomiti, qualche giorno fa, la Provincia di Trento è l'amministrazione che ha fatto meno tamponi di tutto il Nord Italia e di ciò il governatore del Trentino Fugatti ha pensato bene di dare la responsabilità all'ordine dei medici che gli avrebbe chiesto di cambiare rotta (quindi di iniziare a farne molti di più) ''solo'' il 18 marzo (come se la responsabilità di una politica sanitaria dipendesse dall'ordine dei medici). 

 

Dati tamponi 29 marzo Protezione Civile

 

La situazione oggi per l'ex rettore si mostra nel grafico qui sotto aggiornato ai dati del 29 marzo: ''L'andamento - scrive - è quello che abbiamo visto nei gironi scorsi: Trentino e Liguria viaggiano appaiati e mostrano dati peggiori rispetto al Veneto. Ormai quel che è fatto è fatto: oggi vediamo gli effetti delle azioni svolte prima della metà del mese di marzo e dobbiamo attendere ancora con pazienza che la situazione evolva. In particolare per il Trentino, una volta esaurito l'effetto della diffusione iniziale del contagio in una parte importante delle RSA, dovremmo avvicinarci a valori meno importanti di quelli liguri dove la popolazione è mediamente molto più anziana di quella trentina''.

 

E anche per il professor Bassi tra le cause principali della diffusione del virus in maniera così impattante su Liguria e Trentino vi è l'effetto turismo: ''Hanno subito un effetto di diffusione del contagio per via turistica - scriveva il 25 marzo - c’erano lombardi che sono andati a svernare al mare e chi è venuto a sciare''. Cosa confermata anche dal direttore generale dell'Apss Bordon ieri in conferenza stampa quando, tra l'altro sono stati mostrati dati molto preoccupanti con un aumento ulteriore di 18 decessi rispetto al 29 marzo per un totale di 144 vittime (circa il doppio rispetto al vicino Alto Adige 74 e poco meno della metà del Veneto che ha una popolazione 10 volte superiore al Trentino). 

 

E quindi ecco il dettaglio sul caso Trentino, riferito ai dati del 29 marzo. Per l'ex rettore ''il comune di Ledro è la nostra piccola 'Bergamo'. Purtroppo non sono ancora disponibili i dati disaggregati delle RSA rispetto al resto della popolazione. Sarebbero importanti per confermare l'ipotesi che tutto sia partito da un  focolaio incontrollato che si è diffuso in una residenza per anziani. Notizie di stampa sembrano andare in questa direzione, ma io non posso confermarlo sulla base dei dati ufficialmente disponibili''.

 

 

 

''Le città di Trento e Rovereto - prosegue - pur essendo i maggiori centri urbani del Trentino, sono ambedue sotto la media provinciale. Anche il dato di Arco, che pure si distingue per densità di contagi, risulta meno grave dal punto di vista dei decessi fin qui accertati. Il caso di Canazei è interessante perché presenta un livello di contagio superiore a quello del focolaio veneto iniziale di Vò Euganeo. I decessi fatti registrare fin qui a Canazei sono comunque la metà, per densità, rispetto a Ledro''.

 

 

 

Tornando poi sui dati generali e su come il Paese si è comunque fatto trovare impreparato a quanto avvenuto l'ex rettore ha concluso (il 27 marzo nel suo blog) con una riflessione: ''Ci siamo affidati a persone poco capaci. Per anni in Italia ci siamo gingillati con le polemiche sulla “Kasta” e, a furia di sentircelo ripetere, ci siamo convinti che competenza ed esperienza non valessero nulla. Abbiamo buttato a mare in modo indiscriminato una intera classe politica in nome del famoso “cambiamento”. Abbiamo affidato le leve del comando ad una generazione di persone inesperte e, alla prova dei fatti, molte di loro si sono rivelate incapaci di prendere decisioni''.

 

''Vi ricordate lo slogan “Bisogna cambiare, tanto non potranno fare certamente peggio di quelli di prima!”. Provate a guardarli negli occhi questi nostri governanti nazionali e locali. Tanti – non tutti per fortuna – si atteggiano a novelli Churchill, ma è chiaro come il sole che sono solo dei poveri umarell che non reggono il peso delle loro responsabilità. Spesso manca loro l’umiltà di chiedere aiuto a chi è esperto e di seguirne i consigli. La risposta all’epidemia è stata molto difforme anche in realtà territoriali vicine tra loro, indipendentemente dall’appartenenza politica di questo o quel decisore politico. Il virus - conclude Bassi - è un vero democratico: colpisce chiunque indipendentemente da razza, religione, stato sociale e credo politico. Per combatterlo efficacemente ci vogliono leader che sappiano mobilitare nella loro comunità il meglio delle risorse disponibili, senza preoccuparsi di guadagnare o perdere una manciata di voti. E magari che siano anche disposti a riconoscere i loro errori, facendo un po' di autocritica quando è necessario. Affidarci agli incapaci e agli arroganti  è un lusso che possiamo permetterci solo in tempi normali''.

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