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Coronavirus, l'attacco del sindacato infermieri: "orari interminabili", "carichi di lavoro spaventosi" e una persistente mancanza di mezzi

Mentre il direttore generale dell'Azienda sanitaria provinciale promette l'apertura di nuovi posti di terapia intensiva, puntando a raggiungere la cifra di 115, dal sindacato Nursing Up arriva un altro appello al limite del disperato. I toni sono pesantissimi, a maggior ragione dopo la decisione di utilizzare il personale dell'Area vascolare e cardiochirurgica, gettata nella mischia dopo un addestramento di sole 4 ore

Pubblicato il - 29 marzo 2020 - 13:54

TRENTO. E' un comunicato durissimo quello rilasciato da Nursing Up, sindacato degli infermieri, in riferimento alla situazione delle terapie intensive in Trentino. A seguito dell'attivazione di nuovi posti letto – si parla in breve periodo di 115 posti disponibili in tutta la provincia – da parte dell'Azienda sanitaria, una nuova ala dell'ospedale Santa Chiara è stata adibita all'uopo, con conseguente impiego di personale dirottato da altri reparti.

 

Lo scarso addestramento e le condizioni in cui si trovano a lavorare il personale sanitario ed infermieristico hanno però scatenato le ire del sindacato, che non ha risparmiato alla politica una profonda critica nella gestione sanitaria passata, promettendo conseguenze una volta conclusa la crisi. Ecco di seguito l'infuocata nota firmata dal coordinatore di Nursing Up Trento Cesare Hoffer.

 

Orari interminabili, carichi di lavoro spaventosi, per le nostre terapie intensive è l'ora più dura. L'ultimo comunicato di Bordon – esordisce – parla dell'attivazione di 92 posti letto di terapia intensiva all'interno dell'Azienda sanitaria trentina, con la prospettiva di arrivare a 115 in breve tempo, ieri è stata attività la quinta rianimazione al Santa Chiara. La situazione lavorativa nelle terapie intensive è problematica e in quelle del Santa Chiara è gravissima, per seguire questi pazienti è stato utilizzato il personale dell'Area Omogenea Vascolare e Cardiochirurgica, senza nessun tipo di addestramento e formazione preventiva, gettato nella mischia con un corsetto improvvisato di 4 ore, quando i tempi di addestramento del personale infermieristico in unità operative così complesse e tecnologiche dura anche un anni”.

 

“Non solo – continua – ma adesso l'infermiere esperto che prima seguiva di norma 2 pazienti alla volta, ora accade che ne dovrà seguire 3, con l'aggravante nel contempo di accollarsi l'inserimento di colleghi inesperti. Così facendo l'azienda sanitaria trentina ha messo in una situazione di rischio personale infermieristico ed a repentaglio la sicurezza delle cure nei confronti del paziente!”.

 

“Nonostante le continue rassicurazioni di Fugatti e Bordon a mezzo stampa, riceviamo decine di chiamate al giorno di colleghi che continuano a lamentare la mancanza dei dispositivi di sicurezza, carenti in tutta l'Azienda sanitaria trentina e nelle Apsp. In particolare nelle terapie intensive del Santa Chiara e del Santa Maria del Carmine, ora sottoposte alla massima pressione, mancano le mascherine FFP3, quelle che garantiscono la massima protezione nelle pratiche invasive. Sempre più colleghi si ammalano di infezione da Coronavirus, alcuni dei quali, seppur in presenza di sintomi influenzali o correlabili all'infezione, non sono stati nemmeno sottoposti al tampone, la cui positività certifica il riconoscimento di infortunio dall'Inail”.

 

“Quando tutto sarà terminato, l'enorme sforzo e sacrificio sostenuto dai nostri professionisti non dovrà essere dimenticato dalla politica, se ci avesse ascoltato di più in passato non saremmo certo in queste disastrose condizioni. Qualcuno dovrà poi rispondere del fatto che i nostri infermieri ed i nostri professionisti sanitari hanno dovuto operare senza adeguate protezioni individuali, facendo ammalare se stessi ed i nostri pazienti e subendo un enorme stress emotivo che produrrà i suoi danni nei mesi a venire, con la sindrome post-traumatica. Tutto ciò non dovrà più accadere, tutto ciò non avrebbe mai dovuto accadere in un paese civile!”.

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