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I frati francescani abbandonano Cavalese. Il sindaco: ''Erano presenti dalla fine del '600. E' una grave perdita per la comunità''

La comunità di frati francescani è presente nel paese dal 1685, quando occuparono l’antico podere un tempo appartenuto ai Conti del Tirolo. All'origine di questa scelta c'è la carenza di vocazioni. Don Albino ha scritto una lettera dove spiega la situazione e auspica che non ci siano interventi speculativi sulla struttura

Di Claudia Schergna - 04 agosto 2020 - 15:59

CAVALESE. La decisione della comunità di frati francescani di Cavalese di lasciare il convento, già preannunciata ad inizio estate, è ormai definitiva. A nulla è servito l’impegno dei cittadini di Cavalese che si sono mobilitati creando una petizione online (https://www.petizioni.com/salviamo_il_carisma_francescano_dal_1685_a_cavalese_in_val_di_fiemme__da_secoli_comunita_cultura_tradizione_simbolo_e_chiesa)

 

Non posso che esserne dispiaciuto sia come sindaco che come cittadino - commenta Silvano Welponer primo cittadino della comunità -. Mancano le vocazioni, è una conseguenza dei tempi”. La comunità di frati francescani è presente nel paese dal 1685, quando occuparono l’antico podere un tempo appartenuto ai Conti del Tirolo. “È da fine 1600 che i frati a Cavalese svolgono servizi per la comunità e per i malati. Effettivamente è una grossa perdita non solo dal punto di vista religioso ma anche sociale”, aggiunge Welponer.

 

La lettera scritta da don Albino, parroco che guida le 11 parrocchie della Val di Fiemme, spiega: “Il venir meno delle vocazioni rende praticamente impossibile alimentare con nuove presenze il convento e costringe i superiori dei frati a questa sofferta decisione; d’altra parte, l’età e la salute dei nostri carissimi frati rendono sempre più oneroso il loro servizio”.

 

La mancanza di vocazioni non sembrerebbe però essere l’unica motivazione di questa scelta: la lettera fa infatti riferimento a piani urbanistici che interesserebbero il convento. “Rimane poi il grave problema di che cosa ne sarà della struttura del convento - vi si legge -. Come comunità cristiane sentiamo tutta la responsabilità affinché la sua alienazione non percorra strade che lo portano al di fuori dell’ambito ecclesiale, con interventi per lo più di tipo speculativo”.
 

Welponer ha spiegato che don Albino si riferiva, probabilmente, alla proposta, avanzata mesi fa, di utilizzare l’area del convento per costruire un parcheggio sotterraneo. Il primo cittadino di Cavalese ha però espresso il suo dissenso: “Finché sarò sindaco io mi opporrò sempre a questa ipotesi di tramutare un edificio storico e religioso in un posto auto”.

 

L’unico intervento che il Comune di Cavalese ha progettato sull’area del convento riguarderà l’Orto dei Frati, da poco acquisito tramite una permuta. L’Orto verrà convertito in un giardino pubblico: “Una piccola oasi di serenità e tranquillità, in un ambiente che stimola la riflessione, lontano dai rumori, e dal caos della società”. Nella lettera di don Albino si parla anche della possibilità che le parrocchie della Val Di Fiemme possano entrare in possesso dell’edificio: “Il Vescovo Lauro ha sollecitato fin da subito le nostre parrocchie affinché prendessero in seria considerazione la possibilità di un acquisto della struttura, con l’impegno (gravoso dal punto di vista economico) a reinventarne l’uso in sintonia con le necessità della vita cristiana di oggi, soprattutto in ordine ai nuovi bisogni di spiritualità”.

 

Nella lettera puntualizza, però, che non è stato il parroco a spingere i frati a lasciare il convento per entrarne in possesso: “La loro partenza è una decisione insindacabile e irrevocabile che sta esclusivamente in capo ai frati stessi e ai loro superiori. Come parroco, su opportuno suggerimento del Vescovo, mi sto solo attivando affinché le nostre parrocchie si facciano carico responsabilmente delle conseguenze legate all’evento e il convento di Cavalese possa continuare ad essere a servizio della fede della nostra gente, pur in modalità diverse”.

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