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Muse, i lavoratori verso lo sciopero. "Dal 2013 a oggi 102 divulgatori hanno lasciato, ma da parte di museo e Pat nessun cambiamento"

Secondo l'Fp Cgil, dal 2013 sarebbero 102 i divulgatori (10 nell'ultimo mese) che hanno abbandonato il principale museo trentino per condizioni di lavoro inaccettabili. Orari non rispettati, contratti peggiorativi, competenze non riconosciute, alcune delle questioni al centro delle rivendicazioni di un settore in stato d'agitazione da ormai un anno

Pubblicato il - 28 settembre 2020 - 18:59

TRENTO. Paghe inadeguate e competenze non riconosciute. Non è la prima volta che il Muse, fiore all'occhiello della museistica trentina, si trova di fronte all'agitazione di chi nel museo ci lavora, guadagnandosi il pane. La scarsa tutela dei lavoratori e le criticità emerse nel tempo, d'altronde, già lo scorso anno avevano portato alla proclamazione di uno stato d'agitazione in cui si chiedeva alle esternalizzate, alla Pat e alle cariche dirigenziali della stessa istituzione museale un cambiamento nel trattamento sia contrattuale che salariale.

 

Ora, a distanza di un anno, passata la fase più tragica dell'emergenza sanitaria, pare che poco sia cambiato. “Dal 2013 a oggi 102 divulgatori scientifici hanno lasciato il Muse – scrive l'Fp Cgil in un comunicato – 10 solo nell'ultimo mese. Dal 2018 a oggi 3 addetti alla programmazione dei turni del personale della didattica hanno lasciato il posto di lavoro. Questo non ha indotto nessun ripensamento sulle politiche del lavoro nel sistema museale trentino sinora adottate né da parte del Museo né della Provincia che, anzi, ha deciso di tagliare le risorse a esso destinate”.

 

Oggi l'attività didattica e di divulgazione, cioè quella dalla quale la biglietteria registra le maggiori entrate e dalla quale deriva la maggiore visibilità del Museo, è esternalizzata – prosegue – chi si interfaccia con il pubblico è dipendente di cooperative private: se lavora in accoglienza o biglietteria deve conoscere le lingue a livello B1 (così il bando), ma viene inquadrato come un conducente con patente B; se si occupa di didattica, deve avere almeno una laurea, conoscere le lingue a livello B1, ma per 12 mesi guadagna come un operaio specializzato per poi passare al livello dell'educatore senza titolo. A differenza dell'operaio, però, il personale che lavora al Muse non ha un orario di lavoro, perché tutti i contratti individuali sono part time, ma nessuno di essi prevede una collocazione temporale delle ore lavorative”.

 

Ma perché questo tipo di trattamento? “Il Museo chiede flessibilità nell'erogazione – prosegue la Cgil – incurante delle esigenze dei lavoratori e delle possibilità organizzative e le cooperative applicano, in effetti, la piena elasticità imponendo ai lavoratori part time di spalmare la propria attività lavorativa sull'intera giornata, con intensità diversa tra le diverse settimane. I turni, poi, vengono confermati all'ultimo momento, cosicché i lavoratori non possono avere un secondo lavoro o organizzarsi la propria vita personale. Le prestazioni di lavoro svolte oltre l'orario di lavoro non vengono retribuite secondo il CCNL, ma tutte accantonate come 'ore ordinarie', per compensare le ore in meno che la flessibilità richiede. Solo quando sono davvero troppo vengono pagate come 'una tantum', sempre senza le maggiorazioni contrattuali. Con buona pace del rispetto delle condizioni contrattuali su cui dovrebbe vigilare l'appaltante”.

 

Così, prosegue il comunicato, nonostante le tante richieste fatte alla Provincia (“rimaste senza seguito”) e allo stesso Museo (il cui direttore “ha più volte espresso chiaramente il concetto originale che 'molti lavoratori della cultura stanno peggio'”), la situazione non ha avuto alcuna evoluzione, con le cooperative, a cui “comunque è in capo la responsabilità organizzativa”, che secondo Cgil “hanno progressivamente ignorato ogni nostra richiesta”.

 

Proclamato lo stato d'agitazione, dunque, i lavoratori di Fp Cgil saranno davanti al Museo alle 15.30 di mercoledì 30 settembre, “per dare evidenza e visibilità a una vicenda non più tollerabile”. “La Giunta, che più volte ha assicurato di voler riordinare il settore, deve dare risposte chiare a questi lavoratori! Proseguiremo sino a che non otterremo risposte adeguate rispetto alla gestione di un'eccellenza del Trentino, tale soprattutto grazie all'apporto di questi lavoratori, sottoinquadrati e senza diritti veri!”.

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