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Paolo Bordon, un addio “con l’amaro in bocca, meglio un progetto chiaro piuttosto che lavorare nel sospetto di appartenere a questo o quel partito”

L’ultimo sgarbo della Giunta Fugatti si è concluso in tribunale: “Un epilogo amaro – commenta Bordon – ma che comunque non cancella il bel ricordo di questa esperienza”. Ora l’ex direttore generale sarà alla guida dell’Usl di Bologna: “A me interessa lavorare su progetti chiari e condivisi e non nel sospetto dell’appartenenza politica”

Di Tiziano Grottolo - 11 luglio 2020 - 21:00

TRENTO. Paolo Bordon, ormai ex direttore generale dell’azienda sanitaria chiude la sua parentesi trentina dopo quattro anni molti intensi: “Il tempo è volato – racconta a Il Dolomitiè stato bello condividere questo percorso con professionisti di altissimo livello assieme ai quali è stato possibile promuovere il cambiamento ma sempre nell’ottica di adattare l’organizzazione alle esigenze del territorio”.

 

E in una provincia peculiare come il Trentino non poteva essere altrimenti, nato a Rovigo nel 1963 è arrivato ai vertici di Apss nel 2016, fortemente voluto dalla giunta di Ugo Rossi, sotto la sua guida l’azienda sanitaria ha raggiunto importanti traguardi scalando le classifiche nazionali per quanto riguarda l’offerta e l’efficienza ospedaliera. Bordon si è trovato ad affrontare anche la pandemia di coronavirus, “un problema che tutti avremmo voluto evitare – commenta – ma penso che Apss abbia dato prova della sua efficienza, dimostrando la giusta flessibilità e riuscendo a trattare la maggior parte dei casi sul territorio”. È lo stesso Bordon a riconoscere come la pandemia abbia colpito in maniera pesante il sistema sanitario trentino: “Prima della pandemia avevamo 32 letti in terapia intensiva, sufficienti a coprire i normali bisogni, ma in poco tempo ci siamo trovati a gestirne fino a 84, ciò è potuto avvenire solo grazie a un grande lavoro di squadra dove tutto il personale ha risposto molto bene”.

 

Durante la sua permanenza il direttore generale di Apss si è trovato a lavorare con due Giunte di colore politico diverso, Centrosinistra-autonomista prima, Centrodestra a trazione leghista poi. Con quest’ultimi i rapporti non sempre sono stati facili: “Fermo restando il rispetto per i diversi ruoli e le istituzioni mi sono sempre messo a disposizione della nuova amministrazione anche se sono cambiate le modalità di lavoro”. Se con la giunta Rossi, Apss e assessorato alla salute lavoravano a stretto contatto con almeno uno o due incontri alla settimana con il cambio della guardia le cose sono cambiate drasticamente: “Gli incontri sono stati rari e sporadici – spiega Bordon – quasi mai organizzati su ordini del giorno”. Ad esempio quando l’assessora alla salute Stefania Segnana chiese (nella primavera 2019) ad Apss di operare de tagli da 120 milioni l’allora direttore generale propose un documento molto articolato per provare a venire incontro alle richieste senza compromettere l’efficienza dei servizi: “Quel piano non è stato mai discusso, rimane in un cassetto dell’assessorato. Al contrario durante l’emergenza sanitaria abbiamo iniziato a lavorare bene con incontri quotidiani e condivisione, prova che per far funzionare il sistema si deve lavorare fianco a fianco con fiducia reciproca”.

 

Una fiducia che probabilmente è venuta meno per una serie di ragionamenti politici, tanto che passata l’emergenza la tendenza dell’assessora alla salute è stata quella di cercare capri espiatori ai quali addossare le colpe di tutto ciò che non ha funzionato durante l’emergenza Covid. Forse, a farne le spese è stato pure Bordon, visto che nessuno si è preoccupato di trattenerlo dopo che la Regione Emilia-Romagna aveva mostrato un certo interessamento: “Ho sempre informato Fugatti dei miei contatti, evidentemente sono state fatte delle altre valutazioni. Di certo nessuno mi ha proposto un rinnovo anticipato – scherza Bordon – ma si tratta di scelte che rispetto”. Piuttosto ciò che fa storcere il naso all’ex direttore generale sono le accuse di essere troppo legato alla giunta Rossi: “Ho lavorato ovunque con Destra e Sinistra, bene e male con entrambi i colori, ma trovo ridicolo insinuare che fossi legato a questo o quel partito, altrimenti significa che non serve fare una selezione ma si sceglie l’amico a prescindere dalle capacità e questo non voglio nemmeno pensarlo”.

 

A pesare c’è stata anche l’assenza di un progetto da parte della Giunta Fugatti: “A me interessa lavorare su progetti chiari e condivisi e non nel sospetto dell’appartenenza politica”. L’ultimo sgarbo però è arrivato quando la Giunta ha tentato di rivalersi su Bordon per il mancato periodo di preavviso, benché in precedenza fosse stato stretto un accordo: “Non mi era mai successo prima, quando arrivai in Trentino dal Friuli-Venezia Giulia la situazione era simile con le due amministrazioni che si accordarono senza che nessuno mi imputasse una responsabilità per danni”. La vicenda si è conclusa al tribunale, in ufficio di conciliazione, con Bordon che ha rinunciato a chiedere i danni per il mancato rispetto delle condizioni inserite nelle dimissioni, mentre la Giunta ha optato per non chiedere il preavviso: “Francamente l’ho vissuto come un accanimento ingiustificato visto che mi ero detto disposto a rimanere fino alla scadenza del periodo di preavviso. Un epilogo amaro – conclude Bordon – ma che comunque non cancella il bel ricordo di questa esperienza”.

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