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Quarta vittima in tre settimane in un lago trentino, muore Luigi Valler. Ma nessuno, ancora, si preoccupa di trasferire i sub all'elisoccorso

Negli anni passati dal primo giugno scattava il servizio di guardia attiva stagionale dei sommozzatori del nucleo all'eliporto di Mattarello. Quest'anno qualcuno ha deciso che non fosse necessario e in meno di 40 giorni ci sono già stati 4 morti. Oggi i sub si trovavano a Riva del Garda per un'esercitazione quindi l'elicottero è prima dovuto andare a recuperarli a Dro per poi portarli a Roncone. Una cosa che negli anni passati non sarebbe avvenuta: ecco perché 

Di Luca Pianesi - 08 luglio 2020 - 17:49

SELLA GIUDICARIE. E' Luigi Valler la vittima del tragico incidente in alta val del Chiese avvenuto nel lago di Roncone. Il 78enne è affogato quest'oggi e diventa la quarta vittima nel giro di tre settimane dopo gli episodi avvenuti in Valsugana. E ancora una volta il nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco di Trento è entrato in azione in ritardo semplicemente perché nessuno ha ancora dato il via al servizio di guardia attiva stagionale dei sub del nucleo all'eliporto di Mattarello. Un servizio che da svariati anni veniva attivato il primo giugno e prevedeva che due sub rimanessero in pianta stabile all'eliporto pronti a partire subito con il primo elicottero che si dirigeva su laghi o fiumi in caso di emergenza.

 

Oggi, con quaranta giorni di ritardo, dopo che ci sono stati quattro morti affogati, ancora nessuno si prende la responsabilità nemmeno di attivare il servizio. Il nucleo sommozzatori è costretto a partire dalla stazione dei vigili del fuoco di Trento in furgone per raggiungere o il luogo dell'emergenza o l'elisoccorso, in ogni caso perdendo sempre minuti preziosi. E così se nei casi di affogamento di Caldonazzo, dove sono morti un 19enne e un 36enne, i sub sono arrivati talmente in ritardo da non scendere nemmeno in acqua (le due persone erano state portate a riva dagli operatori di Spiagge sicure e sono poi state dichiarate decedute in ospedale) e nel caso di ieri di Levico, era stato un bagnino di un camping a recuperarlo, anche oggi ci sono stati dei gravi contrattempi.

 

L'allerta è scattata nel primo pomeriggio quando l'uomo si è inabissato per non riemergere più (QUI LA DINAMICA). I sub del nucleo erano addirittura fuori sede, in zona Riva del Garda, per delle esercitazioni e così l'elicottero è dovuto andare prima a recuperarli (il rendez vous è avvenuto all'altezza della Parete Zebrata di Dro) per poi portarli sul lago di Roncone. Decine di minuti persi e il risultato e stato quello tragico di non poter far altro che recuperare l'ennesima vittima. Importante sottolineare che negli anni passati, anche in questo caso, le cose sarebbero andate diversamente. Due sub sarebbero sempre e comunque rimasti in allerta all'eliporto di Mattarello e gli addestramenti venivano fatti o in notturna (quindi, statisticamente, quando c'è meno bisogno di loro) oppure in turno libero

 

 

Insomma, se lo stesso fatto fosse successo oggi, ma l'anno scorso, i sommozzatori del nucleo sarebbero stati pronti a partire subito con l'elicottero (e i sanitari a bordo) in tutti e quattro i casi sopra descritti. Forse non sarebbe comunque bastato a salvare i bagnanti coinvolti in questi tragici incidenti ma la certezza è che non si sta facendo quello che si faceva negli anni scorsi: valorizzare al massimo le competenze di questi professionisti, a costo comunque zero. Si preferisce, piuttosto, perseverare in un errore che si sta rivelando fatale per tante persone. In consiglio provinciale giace un'interrogazione di Filippo Degasperi rivolta all'assessore competente in materia di protezione civile, il presidente Maurizio Fugatti. E' lì da due settimane e chiede come mai non si faccia quel che si è dimostrato, negli anni, importantissimo fare e chi è il responsabile di questa scelta. Il Dolomiti aveva lanciato l'allarme addirittura il 7 giugno (una settimana prima del primo dramma).

 

Al momento tutto tace e le tragedie continuano.

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