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Accoglienza, rinviata a settembre la chiusura della Residenza Fersina. Coppola e Zanella: ''Dalla Pat manca confronto e preoccupa il blocco dei ricollocamenti sul territorio''

E' stato rinviato a settembre 2021 il graduale svuotamento della Residenza Fersina. Una nuova decisione, viene sottolineato dai  consiglieri provinciali che hanno presentato due interrogazioni, presa senza confronto con gli enti dell’accoglienza

 

Pubblicato il - 01 marzo 2021 - 18:18

TRENTO. La residenza Fersina non sarà chiusa, almeno per il momento. A fronte della richiesta straordinaria di accoglienza che è arrivata negli ultimi mesi, infatti, la Provincia ha ritenuto di non procedere con il ridimensionamento programmato. Questo varrà fino al 30 settembre e sembra anche bloccare i trasferimenti dalla struttura sul territorio. La questione è stata sollevata da due interrogazioni, una presentata dalla consigliera dei Verdi, Lucia Coppola e l'altra con consigliere di Futura, Paolo Zanella

 

Nel 2020 da parte della Pat era arrivata la conferma di voler gradualmente svuotare la struttura che si trova in via Fersina. Lo scorso settembre, infatti, era stato spiegato che negli ultimi due anni le strutture utilizzate dalla Provincia per l’accoglienza straordinaria dei richiedenti protezione internazionale erano passate da 196 a 77 e i territori comunali interessati erano passati da 72 a 22. “In questo contesto – veniva spiegato in una nota della Pat (QUI IL TESTO)- si inserisce la delibera adottata dalla Giunta provinciale con la quale viene avviata la chiusura graduale della residenza Fersina di Trento, dove al momento sono ospitate 184 persone. Il provvedimento è motivato dal fatto che la struttura è molto grande, può accogliere fino a 250 richiedenti asilo, e comporta, quindi, sia per il gestore, sia per gli stessi ospiti, un significativo impegno nella gestione della convivenza interna, considerata la necessità di evitare situazioni di assembramento al fine di prevenire la diffusione del Covid-19”. Si era ritenuto, quindi, necessario procedere prioritariamente alla riduzione delle presenze all'interno della residenza fino alla chiusura della stessa, compatibilmente con la disponibilità di posti che si renderanno fruibili nel progetto di accoglienza straordinaria.

La situazione, però, sembra essere cambiata e tutto è stato bloccato. 

 

“Il primo novembre 2020 le persone presenti alla Residenza Fersina – ha spiegato la consigliera provinciale dei Verdi, Lucia Coppola  - erano 178 e al 31 dicembre erano 196. In questo periodo sono state trasferite ad altre strutture 57 persone29 sono uscite per abbandono, revoca o fine progetto e sono entrati nella residenza Fersina 14 nuovi richiedenti asilo che a causa del Covid non potevano che transitare dalla Fersina. Infatti dal punto di vista logistico la struttura Fersina è l'unica che consente di effettuare la quarantena in ingresso”. Sono 86 le nuove richieste di accoglienza arrivate tra gennaio e febbraio, 34 delle quali sono state accolte e 16 non sono state autorizzate dal Commissariato del Governo. A fronte della richiesta straordinaria di accoglienza, viene riportato nell'interrogazione di Coppola, la Provincia ha ritenuto di non procedere con il ridimensionamento programmato.

La Croce Rossa italiana – spiega nel documento della consigliera dei Verdi - ha posto dei vincoli per poter garantire la sostenibilità economica per la gestione della struttura e cioè che la residenza Fersina debba rimanere fino al 30 settembre 2021 l'unica struttura di prima accoglienza presente e utilizzabile in Provincia di Trento per i nuovi ingressi nel progetto di accoglienza. Inoltre che nessun beneficiario possa essere trasferito ad altre strutture e appartamenti, salvo residenza Brennero, durante il periodo di vigenza del contratto senza che si sia raggiunta un'intesa sulla salvaguardia dei livelli occupazionali in essere”.

 

La Provincia il 24 febbraio 2021 avrebbe quindi affidato alla Croce Rossa il servizio di accoglienza da svolgere alla Residenza Fersina per un massimo di 150 persone fino al 30 settembre 2021.

 

Nell'interrogazione della consigliera provinciale Coppola viene chiesta la motivazione per la quale prima di prendere la decisione di rinviare al mese di settembre 2021 il graduale svuotamento della Residenza Fersina, non si siano consultati con gli Enti trentini che si occupano di accoglienza; se non si ritenga questo modo di procedere altamente lesivo della dignità dei migranti e delle persone, operatori e volontari, che da anni investono energie preziose per consentire percorsi di piena integrazione nella società trentina ed infine viene chiesto se non si ritenga di effettuare una pianificazione di lungo periodo, pensata e attuata insieme agli Enti preposti.

 

Sulla questione è però intervenuto, con un'altra interrogazione anche il consigliere provinciale di FuturaPaolo Zanella. “Le ragioni – spiega - alla base della decisione di rinviare la chiusura al 30 settembre prossimo sembrano risiedere in particolare in un aumento di arrivi (di fatto dalla rotta balcanica con una maggiore permanenza sul territorio di chi arriva, legata a mancanza di opportunità lavorative in altre aree del Paese a causa della crisi economica). Non vi è traccia però nella delibera di una delle ragioni che nello scorso autunno avevano determinato la decisione di chiudere la residenza Fersina: la pandemia in corso con la necessità di non concentrare troppe persone in una struttura”.

Una nuova decisione, viene sottolineato, tra l’altro presa senza confronto con gli enti dell’accoglienza. “A fronte di una pianificazione – spiega Zanella - che questi hanno messo in campo per organizzare il trasferimento programmato da mesi delle persone richiedenti protezione internazionale agli alloggi in gestione, pianificazione che ora salta completamente, con alloggi disponibili e che rimarranno vuoti e personale dipendente che rischia di restare disoccupato”. Tornare a concentrare molte persone migranti in una struttura di accoglienza che è un'ex caserma militare, oltre a presentare “un maggiore rischio di contagio legato alla pandemia in corso” continua l'esponente di Futura “E' una soluzione che non può che essere temporanea, perché non mette al centro necessari progetti individuali di inclusione e inserimento nel contesto territoriale, progetti che andrebbero co-programmati e co-progettati assieme agli enti del Terzo settore che si occupano di accoglienza”.

 

Parole di preoccupazione che arrivano anche dal Centro Astalli, l'associazione che tra le tante attività ha anche quella dell'accoglienza diffusa sul territorio. "E' legittima la questione posta dalla Croce Rossa di garanzia - spiegano dal Centro Astalli - ma la decisione di bloccare i trasferimenti è una battuta d'arresto importante. Non stiamo parlando di un blocco di un mese ma fino a settembre e questo porta su diversi fronti effetti gravi''. Una battuta d'arresto che grava sulle persone accolte, i cui bisogni vanno in secondo piano rispetto alle questioni di gestibilità.

 

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