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Coprifuoco, i ristoratori di Bolzano chiedono tolleranza: "Se ci lasciano stare aperti fino alle 22 un minimo di flessibilità è implicita, i clienti non si volatilizzano"

Gli interventi delle forze dell'ordine che spingono i clienti ad alzarsi dal tavolo prima delle 22, ora in cui i locali devono chiudere, infastidiscono i ristoratori che chiedono qualche minuto di tolleranza. Confesercenti: "In contesti oggettivamente non pericolosi crediamo si possa avere un atteggiamento di buon senso"

Pubblicato il - 03 maggio 2021 - 10:30

BOLZANO. Cinque minuti di buon senso”, questa è la richiesta riguardo al coprifuoco dei ristoratori di Bolzano, in particolare dei titolari del ristorante “Il Torchio” di via Museo. Non si discute la liceità o la bontà della norma, ma i gestori dei locali chiedono che vi sia un certo margine di tolleranza nell’applicarla.

 

Non chiediamo - spiegano Ivan e Willy Waldner - la modifica di una regola che, comunque, ci penalizza in modo evidente. E in modo pesante. Quello che facciamo presente è la necessità di una maggiore morbidezza. Trovandoci vicino a piazza Erbe abbiamo le forze dell’ordine spesso in presidio ed è capitato che alle 21.55 siano arrivate dai clienti al tavolo sollecitandoli a fare in fretta perché le 22 si avvicinavano. Si tratta di persone adulte o famiglie che semplicemente stavano aspettando di finire il pagamento del conto al tavolo oppure si sono attardate in bagno. Nessuno appena seduto o in attesa di mangiare. Un minimo di elasticità andrebbe messa in campo”.  

 

L’obiezione di molti però è che la norma dice che alle 22 bisogna essere a casa e secondo questa logica gli agenti farebbero bene a esortare i clienti del ristorante a muoversi prima dello scoccare della fatidica ora. “Allora perché ci permettono di stare aperti fino alle 22?”, chiedono i Waldner. “O i clienti si volatilizzano a casa oppure un minimo di tolleranza è implicita. Ripetiamo: non si tratta di situazioni al limite con molta gente con il bicchiere in mano, magari assembrata. Sono persone che è palese che dopo pochi minuti si dirigeranno a casa. Se ci mettono dieci minuti in più è probabile che non ci sia alcun aumento del rischio di contagio. Il decreto nazionale prevede per noi la chiusura alle 22 e non parla di interventi delle forze dell’ordine alle 21.45 per sollecitare i clienti ad andarsene. Sembra solo uno spiacevole inconveniente ma per noi, purtroppo, può anche rappresentare un motivo perché i clienti non ci scelgano più”.

 

Anche Confesercenti Alto Adige si schiera al fianco dei ristoratori e condivide il loro disagio. Il responsabile della categoria dei pubblici esercizi, Elke Moeltner, dichiara: “Penso che la tolleranza di qualche minuto, a fronte di situazioni che non sono preoccupanti o rischiose per la diffusione del contagio, sia auspicabile oltre che tollerabile. Gli esercenti hanno passato lunghi mesi di difficoltà e la maggioranza di loro si impegna davvero tanto per rispettare tutte le disposizioni. In contesti oggettivamente non pericolosi, in relazione alla ratio normativa delle disposizioni, crediamo si possa avere un atteggiamento di buon senso”.

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