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Coronavirus, Battiston: “Coi vaccini oggi ospedalizzazioni dal 7 al 2 per cento, effetti positivi del Green Pass da metà agosto”

L'ex presidente dell'Agenzia spaziale italiana e coordinatore dell'Osservatorio dati epidemiologici del dipartimento di Fisica dell'Università di Trento Roberto Battiston fa un quadro sull'attuale situazione epidemiologica: “La curva oggi cresce più lentamente e la percentuale di persone che finiscono in ospedale è tre volte più bassa che ad ottobre grazie ai vaccini. Con Green Pass si differenzierà il destino di vaccinati e non vaccinati con benefici per entrambi: i primi potranno godere delle varie libertà garantite dal pass mentre i secondi, in virtù delle restrizioni, saranno protetti dai rischi già visti nelle prime ondate”

Di Filippo Schwachtje - 27 July 2021 - 06:01

TRENTO. Con l'arrivo (e la velocissima diffusione) della variante Delta sul territorio nazionale, anche in Italia i casi sono tornati a crescere nelle ultime settimane. Fortunatamente, nel nostro Paese però la risalita della curva epidemiologica non ha ancora raggiunto i livelli visti per esempio nel Regno Unito o nei Paesi Bassi, e la pressione sul sistema sanitario resta ancora relativamente bassa. Tra campagna vaccinale e aumento dei contagiati, qual è quindi oggi la situazione in Italia sul fronte Coronavirus? Ne parliamo assieme al professore Roberto Battiston, già presidente dell'Agenzia spaziale italiana e coordinatore dell'Osservatorio dati epidemiologici del dipartimento di Fisica dell'Università di Trento. 

 

 

Professor Battiston, negli ultimi giorni in Italia è tornata la paura per la crescita dei contagi, cos'ha di particolare rispetto alle precedenti questa nuova ondata?

 

In primo luogo, in questo momento stiamo osservando una crescita giornaliera nel numero di nuovi infetti più bassa rispetto a quanto visto nella seconda ondata ad ottobre, anche se l'aumento rimane comunque marcato ed in crescita esponenziale. La seconda importante caratteristica da tenere in considerazione è che il numero di persone che necessitano di cure ospedaliere oggi è circa tre volte più basso rispetto all'autunno 2020: dal 7 per cento al 2 per cento.

 

Effetto della campagna di vaccinazione?

 

Esattamente. Oggi in Italia ben oltre la metà della popolazione vaccinabile ha ricevuto almeno una dose. In queste persone la malattia si manifesta in forma più lieve, per chi poi ha completato il ciclo vaccinale è ancora meno probabile sviluppare sintomi importanti. In poche parole, grossomodo due terzi degli italiani oggi non influiscono, statisticamente parlando, sul rischio ospedalizzazione.

 

Come mai la crescita dei contagi che stiamo osservando in questo momento è più lenta rispetto alla seconda ondata?

 

Per diverse ragioni. Innanzitutto siamo partiti con un pool di infetti attivi sul territorio relativamente piccolo, ma a fare la differenza rispetto ad altri Paesi come Spagna e Regno Unito è stato soprattutto il numero inizialmente molto basso di nuovi casi che abbiamo osservato a giugno, quando dopo settimane 'in discesa' il contagio ha cominciato a dare i primi segnali di ripresa. In poche parole la curva epidemiologica in questa fase sta crescendo più lentamente e la percentuale di persone che finiscono in ospedale è tre volte più bassa rispetto alla seconda ondata. Questo spiega il motivo per cui, al momento, la pressione sugli ospedali è ancora sostenibile.

 

Vedendo come sta proseguendo il contagio per esempio nel Regno Unito (oltre 29mila nuovi positivi ieri), cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime settimane in Italia con la presenza sempre più importante sul territorio nazionale della variante Delta?

 

Va prima di tutto specificato che la variante Delta è sì molto più trasmissibile delle precedenti, ma non più pericolosa in termini di gravità della sintomatologia che comporta. Certo, con questa nuova mutazione bastano pochi minuti in presenza di un positivo per infettarsi. Come già detto, gli effetti del contagio per i vaccinati sono nella stragrande maggioranza dei casi trascurabili, ma per tutti gli altri i rischi sono gli stessi delle prime ondate, la probabilità di finire in terapia intensiva o di morire è uguale. La domanda da farsi è quindi quanti sono i non vaccinati in questo momento in Italia: stiamo parlando di un 25-28 per cento della popolazione. Ecco perché, anche se più lenta in questa fase, la risalita dei contagi c'è. Gli effetti sul sistema sanitario si faranno sentire più avanti, ma se andiamo avanti così' per metà agosto la pressione sugli ospedali sarà importante. Quando il numero di nuovi infetti è molto grande, anche un rischio di ospedalizzazione più basso si traduce inevitabilmente in più ingressi. Dal punto di vista dell'andamento epidemiologico, nel Regno Unito sono avanti a noi di circa un mese ed il peso che in questo momento stanno sostenendo popolazione e sistema sanitario, tra quarantene e ospedalizzazioni, non è assolutamente indifferente. In Italia fortunatamente non siamo ancora a quel livello.

 

Che tipo di impatto potrà avere il Green Pass?

 

Ovviamente positivo. Da quando verrà applicato, dalla prima settimana di agosto, inizieremo a vederne i primi effetti, in termini di diminuzione dei nuovi infetti, verso la metà del mese. Avrà sostanzialmente un impatto simile a quello avuto in passato dalle varie misure messe in campo per contenere la diffusione del virus. In questo caso però stiamo parlando di un intervento di gran lunga più mirato, efficiente e rapido da applicare. Già negli scorsi giorni, dopo gli annunci del governo, l'aumento nel numero di prenotazioni è stato significativo. Da agosto, in sostanza, il destino dei vaccinati e dei non vaccinati si differenzierà con benefici per entrambi: i primi potranno godere delle varie libertà garantite dal pass mentre i secondi, in virtù delle restrizioni, saranno protetti dai rischi già visti nelle prime ondate. Senza questa differenziazione si rischiano, potenzialmente, decine di migliaia di morti ulteriori.

 

Si sta discutendo molto in questi giorni dell'avvio dell'anno scolastico a settembre, in che modo potrà ripartire la scuola?

 

In questo ambito il governo Draghi sta spingendo per aumentare il più possibile la percentuale di vaccinati negli istituti, sia tra il personale docente che tra gli studenti, dove la frazione di immunizzati però è ancora molto bassa. Al momento in ogni caso non esistono vaccini approvati per l'utilizzo al di sotto dei 12 anni, una fascia di popolazione nella quale i sintomi raramente si presentano in forma grave ma che può comunque trasmettere il virus. Di conseguenza è necessario vaccinare tutti gli altri per minimizzare il più possibile il rischio contagio.

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