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I VIDEO. Centinaia di razzi su Gerusalemme e violenti bombardamenti su Gaza: si aggrava il conflitto armato fra israeliani e palestinesi

Non si ferma il conflitto armato fra gruppi palestinesi ed esercito israeliano: da entrambe le parti si contano vittime fra i civili e centinaia di feriti. Si tratta dell’escalation più violenta dai tempi dell’ultima guerra combattuta del 2014, ma nessuno dei due schieramenti sembra intenzionato a fare un passo indietro

Di Tiziano Grottolo - 12 maggio 2021 - 12:00

GERUSALEMME. Se si vuole risalire all’origine della recente escalation militare che vede contrapposte le milizie palestinesi di Hamas (assieme ad altri gruppi minori come Jihad Islamico) e l’esercito Israeliano bisogna tornare indietro alla scorsa settimana quando alcune famiglie palestinesi sono state sfrattate da Sheikh Jarrah a Gerusalemme est, un quartiere al centro di una forte espansione da parte israeliana. Così sono iniziati i primi scontri fra manifestanti palestinesi e polizia israeliana

 

Le tensioni, che arrivano in pieno periodo di Ramadan, sono poi esplose nei giorni successivi quando la polizia israeliana ha fatto irruzione nella zona della Spianata delle Moschee a Gerusalemme. Gli agenti israeliani erano intervenuti in forze per disperdere migliaia di palestinesi che si erano riuniti in uno dei luoghi più sacri della città per protestare, da un lato contro il divieto di assembramenti alla Porta di Damasco, un punto di aggregazione per i palestinesi, dall’altro contro il corteo organizzato da gruppi israeliani ultra-nazionalisti che avrebbe dovuto tenersi proprio a Gerusalemme Est. Secondo la Mezzaluna rossa il bilancio degli scontri parla di almeno 300 feriti tra i palestinesi ai quali si aggiungono alcune decine di poliziotti israeliani.

 

Dopo gli scontri, in pochi giorni, la situazione è precipitata. Dalla Striscia di Gaza Hamas ha fatto partire una decina di razzi che sono caduti nella periferia di Gerusalemme. La risposta dell’esercito israeliano non si è fatta attendere e come spesso accade è stata estremamente violenta. L’aviazione di Tel Aviv ha colpito alcuni obiettivi nella città di Gaza, densamente popolata, secondo le autorità palestinesi provocando la morte di 20 civili fra cui 9 bambini. Dal canto suo l’esercito israeliano sostiene di aver ucciso 3 militanti di Hamas.

 

 

I combattimenti veri e propri sono iniziati lunedì scorso, come affermano molti analisti si tratta dell’escalation più violenta dai tempi dell’ultima guerra combattuta del 2014. Durante i bombardamenti l’aviazione israeliana ha volontariamente abbattuta una palazzina di dodici piani nella città di Gaza, sede di alcuni uffici di Hamas ma anche di altre attività civili. Nell’occasione pare che sia stato dato il tempo agli occupanti di evacuare l’edificio ma questa strategia, più volte criticata anche dalle organizzazioni internazionali, rimane molto rischiosa e in più occasioni ha provocato comunque vittime fra i civili. Il giorno seguente, martedì, è toccato a un altro edificio di nove piani che ospitava, appartamenti e una clinica per le autorità palestinesi, uffici segreti di Hamas per l’esercito israeliano.

 

 

In tutta risposta Hamas (e altri gruppi fra cui il già citato Jihad Islamico) ha sparato centinaia di razzi contro le città israeliane. Era da tempo che non si assisteva a una simile potenza di fuoco, di certo una dimostrazione di forza notevole e coordinata. In poco più di 24 ore sarebbero stati lanciati circa 800 razzi che hanno provocato la morte di 3 civili israeliane e il ferimento di un centinaio di persone. Se è vero che la maggior parte dei razzi è stata intercettata dal sofisticato sistema di difesa “Iron Dome” in alcuni casi quest’ultimo si sarebbe inceppato. La strategia messa in campo dai gruppi armati palestinesi infatti, è quella di saturare il sistema anti-missile attraverso il lancio simultaneo di centinaia di razzi. Contemporaneamente in molte città si sono riaccese le proteste dei palestinesi che hanno preso di mira le comunità ebraiche e si sono scontrati con la polizia.

In un certo senso è probabile che entrambi gli schieramenti stiano sfruttando gli scontri per legittimarsi e rafforzarsi politicamente. Hamas accreditandosi come principale baluardo contro l’espansione israeliana, mentre il premier di Tel Aviv, Benjamin Netanyahu, potrebbe tentare di consolidare la sua posizione per uscire dallo stallo in cui si trova il suo Governo. Il problema, oltre al crescente numero di vittime, è che non è chiaro se i due schieramenti siano in grado di arrivare a un cessate il fuoco. Soprattutto non è detto che si riesca a fermare l’escalation prima che possa degenerare in una nuova guerra aperta che a sua volta potrebbe coinvolgere altre potenze regionali dell’area.

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