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Maltempo ed eventi climatici violenti, l'esperto: ''Atmosfera sempre più calda, dobbiamo preparaci a episodi frequenti puntando su ricerca e manutenzione del territorio''

Temporali, forti grandinate, allagamenti. Sono episodi sempre più frequenti e allo stesso tempo sempre più violenti quelli a cui stiamo assistendo negli ultimi tempi in Trentino, in Italia e in altre zone del mondo. Se da un lato sono fenomeni che si posizionano su scale diverse dall'altro sulle cause uno dei fattori comune è il riscaldamento dell'atmosfera. Il professore  Dino Zardi, fisico dell'atmosfera all'Università di Trento: "Le parole chiave sono mitigazione e adattamento"

Di Giuseppe Fin - 27 July 2021 - 10:01

TRENTO. Raffiche di vento, violente tempeste di grandine e ancora livelli di pioggia importanti. Non solo in Trentino e in Italia ma anche in altri Paesi d'Europa e del mondo. Eventi che a causa della loro frequenza sembrano indicare la necessità di rivedere le statistiche, costringendo i ricercatori a correre dietro ai mutamenti climatici sempre più veloci.

 

“Le due parole chiave che dobbiamo tenere a mente sono 'mitigazione' e 'adattamento'. Dobbiamo adottare interventi di mitigazione, ragionando nel lungo periodo, ma allo stesso tempo, visto che i risultati degli interventi richiederanno decenni, dobbiamo adattarci” ci dice il professor Dino Zardi, fisico dell'atmosfera all'Università di Trento.

 

Professor Zardi, nelle scorse settimane abbiamo assisto a veri e propri disastri causati dal maltempo in Germania e Austria, in Trentino continuiamo a vedere episodi violenti di grandine. Cosa sta accadendo?

Prima di tutto dobbiamo dire che ci troviamo davanti a fenomeni con scale diverse. Il tifone che sta interessando Shanghai, l'evento che ha interessato la Germania e i temporali di questi giorni, sono tutte manifestazioni intense, ma fenomeni diversi, e su scale diverse. A Shanghai abbiamo un ciclone tropicale tipico di quelle latitudini, l'evento in Germania è una combinazione di fattori legati alle circolazioni alle medie latitudini. Invece la perturbazione che ha interessato in questi giorni anche il Trentino deriva dal passaggio di una saccatura e di cosiddetta “goccia fredda” in quota. Sono situazioni che rientrano nell'ambito del possibile. Circa la loro intensificazione dal punto di vista degli effetti, stiamo cercando di capire che connessione possa avere con i cambiamenti climatici. Non è un fatto definitivamente accertato. Li stiamo valutando mentre avvengono e non abbiamo ancora una statistica robusta.

 

Sicuramente ci sono degli elementi che ci portano a dire che in una atmosfera più calda, e per ciò stesso con una maggiore capacità di contenere vapore acqueo, abbiamo più energia e più disponibilità di acqua precipitabile. Questo ci porta a dire che è ragionevole che ci possono essere fenomeni più intensi.

 

L'elemento che hanno in comune è il riscaldamento dell'atmosfera. Ma da cosa è provocato?

Proprio in queste settimane stiamo attendendo l'emissione del più recente aggiornamento del report di valutazione del Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC). Viene pubblicato ogni 7 o 8 anni. L'ultimo lo abbiamo avuto nel 2013 e questo, che sarà il sesto nella storia dell’IPCC, sarà un aggiornamento importante. Già nel precedente report, però, si era inequivocabilmente accertato che l'effetto del riscaldamento che interessa l'atmosfera è attribuibile, per la maggior parte, ad attività dell'uomo. Questo è fuori discussione, non esistono più dubbi su questo aspetto.

 

E può essere fermato?

Un report intermedio dell’IPCC, uscito già due anni fa, ci dice cosa dobbiamo fare per contenere il riscaldamento dell'atmosfera terrestre entro 1,5 °C sopra i valori medi dell'era pre-industriale.

La risposta è che occorre ridurre drasticamente le emissioni di gas serra e in particolare CO2. Veniva anche dato, su questo report, un termine. Nella condizione più ottimistica era entro il 2040, nella condizione più pessimistica entro il 2055. Entro questo termine le emissioni nette di CO2 devono essere uguali alla quantità di CO2 rimossa dall'atmosfera per via naturale o altri meccanismi.

 

Nella condizione che questi scenari venissero realizzati, si riuscirebbe a contenere il riscaldamento con una manovra che però richiederà decenni. La prospettiva è che una diminuzione della temperatura potrà avvenire a partire dalle seconda metà del secolo. Dobbiamo quindi mettere in campo interventi per le future generazioni .

 

L'aumento delle temperature porta inevitabilmente anche dei cambiamenti nelle aree urbane. Lo confermano anche i  dati del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. In Trentino cosa accadrà?

La questione della montagna è ancora più complicata. Il punto è questo: nell'arco di qualche centinaio di metri di dislivello altitudinale si realizzano grosse variazioni di temperatura. L'effetto del riscaldamento si fa notare in queste circostanze in maniera complessa. Si è riscontrato ad esempio che il tasso di aumento delle temperature medie è più marcato a quote più alte. Per esempio, l'aumento medio delle temperature fa sì che l'atmosfera sia più ricca di vapore acqueo. Questo sussiste ancora anche d'inverno quando precipita sopra determinate quote. Tendenzialmente significa che nel periodo invernale ci aspettiamo nelle aree alpine un aumento delle precipitazioni e allo stesso tempo il limite della neve sta salendo. Potremmo avere quindi episodi di nevicate più copiose rispetto al passato, ma la persistenza del manto nevoso sarà messa a rischio dall'aumento delle temperature medie.

Qui si innesta il problema della disponibilità dell'acqua in quota. Il fatto di avere ghiacciai in quota costituiva un serbatoio naturale. Se questo serbatoio naturale viene a mancare, visto che la neve e la pioggia “scivolano via”, si creeranno non pochi problemi a valle. Per questo sarà sempre più necessario fare attenzione a gestire i gli accumuli in quota che ci consentano di garantire i necessari deflussi.

 

Le coltivazioni? Questi cambiamenti che effetti avranno sull'agricoltura?

E' vero che le temperature medie consentono oggi di spostare diverse coltivazioni a quote più elevate. Ma le piante sono esposte anche a valori estremi come le gelate. Basta un singolo episodio per rovinare un'intera coltivazione.

Dal punto di vista statistico per quanto riguarda questi estremi, non abbiamo ancora dati robusti sulla loro probabilità di accadimento. Stiamo assistendo a cambiamenti molto rapidi.

 

Ma vista la situazione, cosa dobbiamo aspettarci?

Attenzione, l'impatto sul territorio di questi eventi non è legato solo all'aspetto meteorologico ma anche alle condizioni del territorio e la sua manutenzione.

Gli interventi vengono progettati e dimensionati anche sulla base di analisi statistiche e sui tempi di ritorno di determinati eventi intensi, che mettono alla prova i sistemi di protezione. Ora probabilmente, visto quello che sta accadendo, dobbiamo verificare se anche queste statistiche devono essere rivalutate

 

Dobbiamo investire risorse nel capire quello che sta accadendo, anche su scala regionale.  Serve uno sforzo coraggioso e lungimirante. Quello che posso dire è che ad esempio l'Università di Trento ha introdotto una laurea ad hoc in meteorologia ambientale, e diverse strutture della Provincia Autonoma di Trento stanno affrontando la questione dei cambiamenti climatici per i diversi comparti. L’Agenzia per l’Ambiente ha ricevuto recentemente un mandato specifico su questo tema. Occorrono forse programmi ancora più decisi e coraggiosi , anche per l'adozione conseguente dei provvedimenti.

 

Cosa dobbiamo fare?

Siamo molto probabilmente di fronte ad una amplificazione di fenomeni che in passato erano meno frequenti e che oggi, invece, sembrano presentarsi sempre di più. Dobbiamo analizzare i dati ottenuti dalle misure, e al tempo stesso utilizzare le proiezioni future che i grandi centri climatologici continuamente aggiornano con modelli sempre più accurati per conoscere che clima ci attende nei prossimi decenni. E contestualmente non perdere tempo nell’adottare misure che vadano nelle direzione del contenimento del riscaldamento globale e dei suoi effetti.

Le parole chiave sono “mitigazione” e “adattamento”. Mitigazione perché servono misure affinché questi cambiamenti rientrino e per questo dobbiamo ragionare sul lungo termine. Serve poi adattamento visto che queste azioni richiederanno decenni.

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