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Michela Ramponi morì travolta dal fango di Vaia: indagati prosciolti, nessun colpevole

Si è decisa  l'archiviazione per il procedimento penale in atto su una ipotesi di omicidio colposo che vedeva coinvolte 4 persone. Evento imprevedibile, “La gestione della fase emergenziale non è stata inficiata da errori”

Pubblicato il - 12 maggio 2021 - 08:48

TRENTO. Archiviazione, non c'è alcun responsabile per la drammatica morte di Michela Ramponi (Qui l'articolo) che nel 2018, nella notte tra il 28 e il 29 ottobre, ha perso la vita sotto il fango che ha travolto Dimaro durante la tempesta vaia. E' questa la decisione che è arrivata al termine del processo che vedeva come imputate quattro persone. (Qui l'articolo)

 

Una vicenda legale lunga, portata avanti a colpi di perizie e che nelle scorse ora ha visto la giudice del Tribunale di Trento, Adriana De Tommaso, disporre l'archiviazione per il procedimento penale in atto su una ipotesi di omicidio colposo. E' stata, secondo i risultati di alcune perizie, una tragedia imprevedibile.

 

In quella tragica notte di tempesta Vaia, un'imponente frana (si è calcolato che il movimento terra totale si stato di circa 50.000 metri cubi)  è scivolata giù dalla zona di Folgarida e ha percorso la Val del Rio Rotian e per circa 2 chilometri coprendo un dislivello di alcune centinaia di metri. La forza con la quale si è abbattuta su quello che era il campeggio della zona è stata molto impattante e nel suo passaggio ha letteralmente spazzato via un ponte e poi ha raggiunto anche la strada per il Tonale.

Dimaro, il paese investito e diviso da una colata di fango e sassi

 

Michela Ramponi si trovava in casa. La colata di fango l'ha travolta, non è riuscita ad uscire rimanendo intrappolata nella casa sommersa dalla frana.

 

La perizia presentata dalla famiglia della donna mostrava che l'evento era prevedibile e che la situazione dell'area sarebbe stata sottovalutata anche consideranti altri eventi avvenuti in passato. Una posizione, questa, però, opposta ai risultati arrivati da altre perizie. Secondo la giudice non ci sono colpe alla base della tragica morte della giovane mamma: “la gestione della fase emergenziale non è stata inficiata da errori” è stato spiegato.

 

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