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Aminta, il potere eversivo della parola

Domani, 15 gennaio, inizia al Teatro Sociale la stagione "Altre tendenze" del Centro Santa Chiara che affida l'apertura all'opera di Antonio Latella. Si celebra il lavoro di Torquato Tasso con una proposta che vuole tenere in equilibrio l'innovazione linguistica e la forza del classico. L'amore come forma assunta da ogni essere umano

Pubblicato il - 14 gennaio 2019 - 14:28

TRENTO.  Primo appuntamento della Stagione con le ALTRE TENDENZE del Centro Servizi Culturali S. Chiara, rassegna organizzata con la consulenza artistica di Marco Bernardi, dedicata alle nuove proposte più sperimentali della scena teatrale nazionale. Domani, martedì 15 gennaio 2019, (alle ore 20.30) il palco del Teatro Sociale di Trento ospiterà l’ultimo lavoro del regista campano Antonio Latella: «AMINTA», celebre opera del poeta rinascimentale Torquato Tasso. Lo spettacolo è prodotto dalla compagnia stabilemobile, in collaborazione con AMAT e Comuni di Macerata e Esanatoglia.

 

 La drammaturgia è stata affidata a Linda Dalisi, mentre sul palco saliranno Michelangelo Dalisi, Emanuele Turetta, Matilde Vigna e Giuliana Bianca Vigogna.  Toccherà così ad Antonio Latella inaugurare la Stagione di Altre Tendenze, alle prese ora con una nuova sfida professionale, che va ad inserirsi all’interno di una carriera già ricca di successi.

 

 Dopo aver messo in scena opere come «Moby Dick», «La metamorfosi», «Pinocchio» e «Don Chisciotte», il 51enne regista - nonché direttore del Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia - ha scelto di confrontarsi con Torquato Tasso e con la grandezza dei suoi versi. “AMINTA”, opera composta dal celebre autore italiano nel 1573, è un dramma pastorale che racconta le vicende del pastore Aminta e del suo amore per la ninfa Silvia.

 

 Un testo che rivela la compresenza di due forze: la spregiudicata ricerca di innovazione linguistica e la tensione verso un classicismo da reinterpretare. Al suo interno è possibile ritrovare temi quali l’ambiente cortigiano, la censura, la lotta tra regola e natura, e l’attenzione alle questioni teoriche legate alla letteratura e alla poesia, che hanno permesso all’opera di avere uno straordinario successo nazionale e internazionale. Con quest’opera, infatti, Tasso partecipò ad una importante trasformazione dello spazio teatrale e dell’immaginario sociale del suo tempo.

  Nell’adattamento diretto dal regista campano, la cui scrittura drammaturgica è stata affidata a Linda Dalisi, il confronto con il rigore del verso di Tasso è diventato lo stimolo creativo, con la musica a fare da motore verso una ricerca in cui non è l’Amore in quanto scoperta il punto centrale, bensì la forma che esso assume in ogni essere umano.  «Rileggendo oggi l’Aminta non si può fare a meno di trovarvi qualcosa di contemporaneo – osserva proprio Latella in un’intervista apparsa su corriereadriatico.it – Trovo interessante questo testo, proprio oggi che i giovani, con il loro linguaggio sincopato e rap, in fondo si esprimono in versi. La potenza del ritmo rap è la stessa di un testo versificato. E’ la riscoperta della forza della parola».

 

 «I versi vanno più in profondità della prosa, anche nel corpo dell’attore, che deve farsi attraversare dalla parola –aggiunge il regista – Non possono essere “detti”, ma risultano “inventati” ogni volta di nuovo, senza orpelli di regia».  L’ «Aminta» di Antonio Latella ha debuttato lo scorso 8 e 9 novembre, in prima assoluta, al Teatro Lauro Rossi di Macerata, riscuotendo fin da subito grande attenzione da parte della critica.

 

 «L’operazione che compie Latella nella sua rilettura dell’«Aminta» è di impossessarsi totalmente del testo, pur restando fedelissimo ai versi – scrive Fabrizio Coscia sulle pagine de ilmattino.it – il regista, infatti, scioglie le ambiguità di fondo di questa «favola boschereccia» composta nel 1573 per la corte estense, che sembra muoversi in due direzioni: da un lato il vagheggiamento della vita semplice lontana dai rituali del mondo cortigiano, dall’altro l’idealizzazione di quella stessa corte, che si combina con l’universo pastorale in una raffinata composizione a chiave. Latella attribuisce invece all’opera un valore eversivo: dando alla parola poetica un ruolo centrale, con la sua ricchezza di assonanze, ripetizioni, corrispondenze foniche, e portando alla deflagrazione, dell’amore pastorale, tutte le tensioni sotterranee che ne svelano la natura illusoria».

Ecco come Latella parla del suo spettacolo

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