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Potere, scienza ed morale padrone del palco

Da giovedì 24 a domenica 27 la stagione della Grande Prosa del Centro Santa Chiara propone "Copenaghen", piece del drammaturgo britannico Frayn che avrà come protagonista il trio Orsini, Lojodice e Popolizio che misero in scena il lavoro per la prima volta nel 1999. Tornano dopo 20 con uno spettacolo che fa ripercorre la storia tra nazismo, atomica e interrogativi sempre attuali

Pubblicato il - 23 gennaio 2019 - 09:53

TRENTO.  Il palco del Teatro Sociale è pronto ad ospitare uno spettacolo storico per il teatro italiano, interpretato da un cast di attori di prim’ordine. In occasione del quinto appuntamento con la stagione Grande Prosa del Centro Servizi Culturali S. Chiara, approda a Trento «COPENAGHEN», pièce del drammaturgo britannico Michael Frayn, interpretato da Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice, pronti a tornare insieme sul palco con un testo che li aveva già visti protagonisti quasi 20 anni fa.

 

 Lo spettacolo, prodotto dalla Compagnia Umberto Orsini e Teatro di Roma – Teatro Nazionale, con la regia di Mauro Avogadro, rimarrà al Teatro Sociale da giovedì 24 a domenica 27 gennaio, con inizio alle ore 20.30 (ad eccezione dello spettacolo domenicale che avrà inizio alle ore 16.00). Da segnalare che, la tappa di Trento, rappresenta l’ultima occasione per vedere lo spettacolo, visto che la lunga e fortunata tournée di «Copenaghen» si concluderà a fine gennaio.

   E’ il 1999 quando, per la prima volta in Italia, Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice portano sul palco «Copenaghen», opera del drammaturgo londinese Michael Frayn. A vent’anni di distanza, i tre attori ridanno vita alla pièce dell’autore britannico: un dramma storico-scientifico, ambientato nella capitale danese di inizio anni ’40 occupata dai nazisti, alla vigilia dello scoppio della bomba atomica.

   In un luogo che ricorda un’aula di fisica, immersi in un’atmosfera quasi irreale, tre persone, due uomini e una donna, parlano di cose successe in un lontano passato, cose avvenute tanto tempo prima, quando tutti e tre erano ancora vivi. Sono Niels Bohr (Orsini), sua moglie Margrethe (Lojodice) e Werner Heisenberg (Popolizio). Il loro tentativo è di chiarire che cosa avvenne nel lontano 1941 a Copenaghen, quando improvvisamente il fisico tedesco Heisenberg fece visita al suo maestro Bohr in una Danimarca occupata dai nazisti.

 Entrambi coinvolti nella ricerca scientifica, ma su fronti opposti, probabilmente vicini ad un traguardo che avrebbe portato alla bomba atomica, i due scienziati ebbero una conversazione nel giardino della casa di Bohr. Il soggetto di quella conversazione resta, ancora oggi, un mistero e per risolverlo la Storia ha avanzato svariate ipotesi.

 

 Lo spettacolo cercherà così di indagare sul motivo per cui l’allievo andò a Copenaghen a trovare il suo maestro Bohr. Essendo Heisenberg a capo del programma nucleare militare tedesco voleva, in nome della vecchia amicizia, offrire a Bohr - che era mezzo ebreo - l’appoggio politico della Gestapo in cambio di qualche segreto? Oppure, essendo mosso da scrupoli morali, tentava semplicemente di rallentare il programma tedesco fornendo a Bohr, che era schierato con gli alleati, informazioni sull’applicazione dei fondamenti teorici della fissione? Su questi presupposti l’autore da vita ad un appassionante groviglio in cui i piani temporali si sovrappongono, dando un valore universale alle questioni poste dai protagonisti.

 Uno spettacolo intenso e avvincente, in grado di racchiudere tutte le ambiguità nascoste nel rapporto fra potere, scienza e morale. «La grande lezione del teatro inglese che sa arrivare al cuore del pubblico attraverso un tema apparentemente difficile come quello del dibattito scientifico lascia stupefatti…» ha scritto Franco Quadri sulle pagine di Repubblica.  Franco Cordelli, giornalista del Corriere della Sera, parla invece di uno spettacolo accessibile a tutti. «E’ raro che un cronista di cose teatrali si arrischi a tanto; è raro che dica, senza mezzi termini, andate a vedere questo spettacolo, andatelo a vedere tutti, in specie voi che non andate mai a teatro, voi che lo detestate, o credete di detestarlo (…) Copenaghen è teatro di una semplicità disarmante e di una intensità espressiva senza pari».
       
«FOYER DELLA PROSA». Si rinnova la collaborazione tra il Centro Servizi Culturali S. Chiara e il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell'Università di Trento per i «FOYER DELLA PROSA», dieci incontri di approfondimento sulla rassegna, curati dai professori Claudia Demattè e Giorgio Ieranò. Per il quinto appuntamento della Stagione, venerdì 25 gennaio, la sala “Anna Proclemer” del Teatro Sociale di Trento ospiterà l'incontro dedicato allo spettacolo «Copenaghen». Il dibattito sarà coordinato dal prof. Massimiano Bucchi, alla presenza di Umberto Orsini. L'incontro è aperto al pubblico – ingresso libero -  e avrà inizio alle ore 17.30.

 

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